Focus, 09 luglio 2026

Gobbi inchioda Berna e Italia: «Ristorni: non regali, ma accordi da rispettare»

Dopo il blocco parziale deciso dal Consiglio di Stato, il direttore del DI respinge le accuse di improvvisazione: «Se cambiano le regole, cambiano anche gli importi».

Alla decisione del Consiglio di Stato di congelare cautelativamente una parte dei ristorni fiscali destinati alla Lombardia hanno fatto seguito critiche, da una parte e dall’altra del confine. C’è chi ha parlato di “paradosso” e chi di “improvvisazione”. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi rimette però il campanile al centro del villaggio.
 

«Il Consiglio di Stato ha sospeso cautelativamente una parte dei ristorni per difendere gli interessi del Ticino, non certo quelli dei frontalieri. La domanda da porsi è la seguente: è giusto che il Ticino continui a versare milioni all’Italia mentre la controparte non rispetta le regole del gioco? Ognuno dia la risposta che ritiene corretta, ma per me è chiaro: se cambiano le regole, cambiano anche gli importi».
 

Al centro del dossier c’è la cosiddetta tassa sulla salute, che la Lombardia, regione da cui proviene l’89% dei frontalieri, ha già manifestato la volontà di introdurre, ipotizzandone anche un’applicazione retroattiva. La situazione resta incerta sul piano politico e giuridico. Proprio per questo il Governo ticinese ha scelto una misura cautelativa in attesa dei necessari chiarimenti.
 

A mettere nero su bianco la natura del nuovo prelievo è stata la perizia del professor Peter Hinny, secondo cui il contributo sanitario previsto dalla normativa italiana presenta le caratteristiche di una vera e propria imposta. Ancora Gobbi: «Sulla base di questa perizia, l’Italia finirebbe per incassare più di quanto previsto dagli accordi internazionali. Non possiamo fare finta di niente. Se qualcuno introduce nuovi prelievi aggirando gli impegni sottoscritti, il Ticino ha il dovere di reagire e di tutelare i propri interessi».
 


 

Il direttore del DI richiama poi un altro punto centrale: le finalità della tassa sulla salute. «L’obiettivo dichiarato del Governo italiano è quello di trattenere il personale sanitario nelle regioni di confine, sottraendo al Ticino proprio quella categoria di frontalieri di cui il nostro Cantone ha un reale bisogno. Lo abbiamo visto chiaramente durante la pandemia». Le risorse raccolte attraverso il contributo sarebbero infatti destinate a finanziare incentivi economici e premi salariali per il personale sanitario impiegato nelle province di frontiera, con l’obiettivo di ridurre la migrazione di personale qualificato verso gli ospedali ticinesi.
 

Per Gobbi, la misura ticinese è anche la conseguenza diretta della latitanza di Berna. «Se oggi il Ticino è costretto ad adottare una misura cautelativa è perché, fin dall’inizio, Berna ha preferito lasciar correre nonostante si profilasse una palese violazione dell’Accordo fiscale. Il Consiglio federale avrebbe potuto intervenire già quando è stata introdotta la norma che apriva la strada alla tassa sulla salute. Invece ha scelto di non reagire, lasciando il Ticino da solo a difendere i propri interessi».
 

La chiusura è politica. «Fa sorridere vedere qualcuno criticare oggi una decisione che fino a pochi mesi fa chiedeva espressamente. La mia posizione non è mai cambiata: prima vengono gli interessi dei ticinesi e, finché non ci sarà chiarezza, una parte di queste risorse deve restare in Ticino».
 

Fonte: MDD, 5.7.2026

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