Dopo settimane di braccio di ferro, Claudio Zali ha annunciato la scelta del Governo: il Ticino blocca cautelativamente una parte dei ristorni destinati all’Italia. Non una minaccia, ma una decisione concreta, arrivata nel giorno della scadenza del pagamento e mentre a Roma Karin Keller-Sutter incontrava il ministro italiano Giancarlo Giorgetti.
Il presidente del Consiglio di Stato ha spiegato che l’Esecutivo «ha deciso di trattenere, cautelativamente, una parte dei ristorni destinati all’Italia». La misura nasce dalla controversia sulla cosiddetta tassa sulla salute che la Lombardia vuole imporre ai vecchi frontalieri, cioè a chi rientra nel regime previsto dall’articolo 9 del nuovo Accordo fiscale.
Secondo Zali, il punto non è contabile ma giuridico e politico. La base italiana che permette alle Regioni di prelevare il nuovo tributo, qualificato come imposta dalla perizia del professor Pascal Hinny, sarebbe lesiva dell’accordo internazionale tra Svizzera e Italia. In particolare, toccherebbe i vecchi frontalieri, per i quali il Ticino mantiene la competenza esclusiva di imposizione.
Da qui il passaggio più duro: l’entrata in vigore della tassa lombarda, ha detto Zali, «concretizzerà la violazione dell’accordo internazionale». Il Governo ha quindi deciso di versare 58.889.283 franchi e di sospendere 50.221.177 franchi. Il Piemonte è escluso dal blocco, dato che non intende procedere con la tassa.
Zali ha poi chiamato in causa Berna. Alla Confederazione si chiede un impegno politico vero, «con rinnovati sforzi», fino a sollecitare l’Italia sull’abrogazione della base legale della tassa. Il messaggio è chiaro: il Ticino non vuole rompere il dialogo, ma non intende nemmeno pagare e tacere mentre la Lombardia cambia le regole a partita in corso.





