Svizzera, 02 agosto 2026

Corte UE fuori controllo, ma Berna vuole consegnarle la Svizzera

Tra i numerosi punti contestati dell’accordo di sottomissione all’UE c’è anche il ruolo della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE), che finirebbe per avere l'ultima parola nelle controversie tra Berna e Bruxelles.
 

Il meccanismo è noto: in caso di contenzioso interverrebbe un tribunale arbitrale, ma questo sarebbe tenuto ad applicare la giurisprudenza della Corte di Lussemburgo. Se mancassero precedenti, dovrebbe rivolgersi direttamente alla CGUE per ottenere un'interpretazione vincolante. Tradotto: nelle dispute con l'UE, a decidere sarebbero giudici dell'Unione.
 

Una prospettiva che risulta ancora più insostenibile alla luce di quanto sta accadendo proprio a Bruxelles. La Commissione per gli affari costituzionali del Parlamento europeo ha infatti criticato apertamente la Corte di giustizia, rimproverandole di aver progressivamente ampliato i propri poteri fino a trasformarsi in un vero e proprio attore politico.
 

Nel rapporto si afferma che la Corte si sarebbe attribuita competenze che gli Stati membri non le hanno mai conferito attraverso una modifica dei trattati. Il relatore, un eurodeputato svedese, è stato altrettanto esplicito: la CGUE non deve diventare lo strumento con cui l'Unione sottrae sovranità agli Stati.
 



Il documento, citato dai media, contiene vari esempi. Dall'obbligo imposto ai tribunali nazionali di disapplicare decisioni delle rispettive Corti costituzionali, all'estensione della giurisprudenza europea a materie che i trattati riservano ai singoli Stati, fino all'elaborazione di nuovi principi giuridici, come il cosiddetto "divieto di regressione" dello Stato di diritto.
 

La domanda a questo punto “nasce spontanea”: se perfino il Parlamento europeo deplora l'attivismo della Corte di Lussemburgo, perché la Svizzera dovrebbe invece accettarne la giurisdizione?
 

Come se non bastasse, nelle scorse settimane un'inchiesta giornalistica internazionale ha evidenziato che numerosi giudici e avvocati generali della CGUE detengono partecipazioni in grandi aziende, anche in settori sui quali la Corte è chiamata a pronunciarsi. Una circostanza che alimenta ulteriori interrogativi sull'opportunità di attribuire a questo tribunale un ruolo determinante anche per la Svizzera.
 

Non solo per chi, come il sottoscritto, si oppone totalmente ai cosiddetti “Bilaterali III”; anche per chiunque abbia a cuore il futuro della Svizzera, la conclusione è inevitabile: anziché cedere la propria sovranità a giudici stranieri, Berna dovrebbe fare l'esatto contrario. Sottomettersi ad un tribunale che perfino all'interno dell'Unione europea viene accusato di spingersi oltre ai propri limiti, e di farlo sempre più spesso, non è più una scelta politica. E’ un esercizio di autolesionismo.
 

Lorenzo Quadri
Consigliere nazionale
Lega dei Ticinesi

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