Sono passati cinque anni dalla scomparsa di Marco Borradori. Era l’11 agosto 2021 quando l’allora sindaco di Lugano morì improvvisamente. Consigliere di Stato per quasi vent’anni e sindaco della Città per quasi dieci, Borradori resta una delle figure politiche ticinesi più conosciute e trasversalmente apprezzate degli ultimi decenni.
A ricordarlo oggi sulle pagine del Corriere del Ticino sono Michele Foletti, Norman Gobbi e Daniele Piccaluga. Tre testimonianze diverse, accomunate dall’impronta lasciata da Borradori su Lugano, sulle istituzioni cantonali e sulla Lega dei Ticinesi.
Per Michele Foletti, uno dei simboli più concreti di questa eredità è il Polo sportivo e degli eventi, progetto che Borradori sostenne con convinzione. Ma il sindaco di Lugano richiama anche le linee di sviluppo della Città, il Piano direttore comunale, la digitalizzazione, il Lugano Living Lab, l’apertura internazionale e il forte impulso dato al LAC. Una visione che, secondo Foletti, continua ancora oggi a orientare la città.
Il ricordo di Foletti è però anche personale. Borradori non era soltanto un collega di partito, ma un punto di riferimento e un amico con il quale confrontarsi e trovare una sintesi. A cinque anni dalla sua morte, ammette: «Mi sento molto più solo rispetto a prima».
Norman Gobbi ricorda invece il carattere di Borradori: affabile nei modi, ma determinato quando qualcosa non funzionava. Per il consigliere di Stato, Marco «incarnava lo spirito leghista». Gobbi rievoca anche gli anni trascorsi insieme nelle istituzioni e, in particolare, il raddoppio della Lega in Consiglio di Stato, uno dei passaggi più significativi della storia del movimento.
Tra i due non mancarono divergenze politiche, anche durante il periodo della pandemia. Ma, racconta Gobbi, il confronto rimaneva sempre rispettoso e l’amicizia riusciva a superare i contrasti. Sul fronte del territorio, Borradori viene ricordato anche per aver promosso una nuova sensibilità nella gestione delle sfide legate alle zone urbane, montane e alpine del Cantone.
C’è poi il ricordo del coordinatore della Lega Daniele Piccaluga. La prima frase che Borradori gli rivolse durante un’assemblea del movimento gli è rimasta impressa: «Mi raccomando, non mollare». Piccaluga ricorda anche la vicinanza di Borradori al mondo sportivo luganese e la sua attenzione verso associazioni e discipline lontane dai grandi riflettori.
Cinque anni dopo, la sua assenza continua a pesare. Piccaluga lo inserisce tra quelle figure che hanno segnato la storia della Lega e che oggi non ci sono più, insieme al Nano, ad Attilio Bignasca e a Michele Barra. E l’immagine usata da Foletti rende bene il senso dell’eredità lasciata da Marco Borradori: un “GPS” che, ancora oggi, indica una direzione.







