Nel giugno 2023, gli elettori svizzeri avevano approvato l'imposta minima sul reddito delle società dei paesi OCSE con quasi l'80% dei voti. La conseguenza è che, dal 2024, le aziende con un fatturato superiore a 750 milioni di euro sono tenute a pagare un'imposta sul reddito delle società di almeno il 15%. L'obiettivo di questa riforma era di impedire alle multinazionali di trasferire i profitti in giurisdizioni a bassa tassazione.
L'imposta avrebbe quindi dovuto diventare uno standard globale. Tuttavia, finora, solo 33 dei 140 paesi che fanno parte dell'OCSE l'hanno adottata. In Svizzera, alcuni temono ora che questa riforma possa rivelarsi controproducente e nuocere alla competività. Uno studio dell'Università di San Gallo lancia infatti l'allarme. Gli autori, il professor Peter Hongler e il suo team, chiedono l'abrogazione immediata dell'imposta perchè a aloro avviso la sua implementazione in Svizzera comporta "gravi rischi legali", sia per le imprese che per le autorità fiscali. Lo studio indica che lo Stato potrebbe, in pratica, dover rimborsare miliardi di franchi di imposte aggiuntive già riscosse. Lo studio è stato commissionato dalla Camera di Commercio svizzero-americana nell'ambito del dibattito sul futuro della Svizzera come polo economico e fiscale.
Nel suo messaggio relativo all'introduzione dell'imposta, il Consiglio federale ha affermato che l'obiettivo era preservare la competitività della Svizzera e garantire posti di lavoro e gettito fiscale. Tuttavia, secondo gli autori dello studio, il contesto politico e normativo è profondamente cambiato da allora e diversi indicatori suggeriscono invece che questa imposta potrebbe ora produrre l'effetto opposto a quello previsto.
Gli autori spiegano questo fenomeno con il fatto che l'imposta minima globale, da progetto OCSE, è diventata un progetto UE+. Le principali economie mondiali, come Stati Uniti, Cina, India e Brasile, non l'hanno ancora implementata. La mancata partecipazione degli Stati Uniti è particolarmente significativa. Grazie al "pacchetto side-by-side", gli Stati Uniti proteggono le proprie aziende da ulteriori tassazioni estere, anche quando pagano meno del 15% di imposta sul reddito delle società all'estero.
Allo stesso tempo, il sistema fiscale americano è diventato più attraente grazie al "One Big Beautiful Bill Act" e, secondo lo studio, i gruppi americani avrebbero quindi meno incentivi a sviluppare attività in Svizzera e una maggiore propensione a rimpatriare le proprie strutture esistenti negli Stati Uniti.
Se anche solo il 25% del gettito derivante dall'imposta sul reddito delle società per i gruppi americani dovesse scomparire, le perdite per la Svizzera supererebbero l'importo che l'imposta minima dovrebbe garantire. Le società americane versano circa cinque miliardi di franchi svizzeri di imposta sul reddito delle società in Svizzera ogni anno. Ciò rappresenta quasi il 18% del gettito totale dell'imposta sul reddito delle società del paese.
Lo studio evidenzia inoltre diverse incertezze giuridiche nell'attuale struttura dell'imposta minima, questo perchè il riferimento dinamico a un numero indeterminato di principi contabili violerebbe il principio costituzionale di legalità. Anche la base per il calcolo dell'imposta supplementare risulterebbe insufficientemente definita dal punto di vista giuridico e potrebbe quindi essere contestata con successo in tribunale.
Sulla base di questa analisi delle conseguenze economiche e dei rischi giuridici, gli autori scrivono che numerosi fattori depongono a favore dell'abolizione dell'imposta minima entro la fine del 2026. Auspicando ciò, sostengono che un suo abbandono rafforzerà la certezza del diritto, la sovranità fiscale e la competitività della Svizzera.





