Il gruppo parlamentare UDC alza il tiro contro l’Unione europea sul dossier dei frontalieri disoccupati. In un comunicato stampa pubblicato il 27 aprile, il partito denuncia la nuova regolamentazione europea secondo cui la Svizzera dovrebbe farsi carico anche delle indennità di disoccupazione dei frontalieri UE.
Per l’UDC si tratta di un cambiamento di sistema introdotto unilateralmente da Bruxelles. Oggi i frontalieri UE sono oltre 400’000, contro i 160’000 del 2002. Numeri che fotografano una realtà ben nota soprattutto in Ticino.
Secondo l’UDC, il conto finirebbe sulle spalle dei lavoratori svizzeri. Il partito parla di costi stimati “fino a un miliardo di franchi all’anno” e di possibili deduzioni salariali più elevate per finanziare l’assicurazione contro la disoccupazione. Una prospettiva che il gruppo parlamentare UDC respinge, chiedendo al Consiglio federale di dire no in modo categorico alla modifica delle regole UE in seno al comitato misto.
Gli Stati confinanti e i loro frontalieri, sostiene ancora l’UDC, beneficiano già ampiamente del sistema attuale. I datori di lavoro svizzeri verserebbero ogni anno oltre 30 miliardi di franchi di salari all’estero, mentre i frontalieri UE incasserebbero circa 550 milioni di franchi di assegni familiari svizzeri.
Nel comunicato il presidente del gruppo parlamentare UDC Thomas Aeschi usa parole nette: «Questo caso dimostra in modo esemplare che la Svizzera non deve vincolarsi all’UE». E aggiunge: «Gli altri partiti vogliono addirittura che adottiamo automaticamente tutte le regolamentazioni dell’UE. Le Svizzere e gli Svizzeri non avranno più nulla da dire e, per giunta, dovranno anche pagare miliardi a Bruxelles. Non con noi!».
La questione si inserisce nel confronto più ampio sui rapporti tra Svizzera e Unione europea. Per l’UDC, il caso dei frontalieri disoccupati conferma il rischio di una ripresa automatica delle regole UE: decisioni prese altrove, costi scaricati in Svizzera e margini di manovra sempre più ridotti per Berna.





