Ticino, 04 maggio 2026

Disoccupazione dei frontalieri: un’altra batosta per il Ticino

La conferma è arrivata nei giorni scorsi: l’Unione Europea ha raggiunto un accordo sulle indennità di disoccupazione per i lavoratori frontalieri. Un accordo che si trasformerà nell’ennesimo aggravio per la Svizzera e, in particolare, per il Ticino.
 

La modifica è sostanziale. Oggi le indennità vengono pagate dal Paese di residenza del frontaliere (la Svizzera fornisce un contributo). Domani, invece, sarà il Paese di impiego a doversi fare carico della rendita di disoccupazione.
 

Certo, il nuovo sistema prevede alcune limitazioni. Il permesso G dovrà aver lavorato almeno 22 settimane e il diritto alla rendita sarebbe limitato a sei mesi, trascorsi i quali si dovrebbe procedere a una rivalutazione delle effettive possibilità di reinserimento professionale. Ma secondo quali criteri avverrà questa valutazione? E’ palese che l’interpretazione sarà estensiva. Con il risultato di mantenere a lungo a carico del sistema svizzero tutti gli (ex) lavoratori residenti all’estero.
 

A livello nazionale, si tratta di un evidente peggioramento. Ma è soprattutto sul piano cantonale che le conseguenze saranno pesanti. Oggi quasi nessun frontaliere, se perde l’impiego, si iscrive agli Uffici regionali di collocamento (non ha rendite da riscuotere). Con le nuove regole, invece, si annuncerebbero tutti.
 

Di conseguenza, il Ticino dovrebbe rafforzare gli URC, assumere nuovo personale, aumentare i costi amministrativi e utilizzare risorse pubbliche per gestire una platea crescente di utenti non residenti. In altre parole: dovremmo potenziare gli URC affinché collochino frontalieri al posto dei ticinesi. E’ il colmo!
 


 

Le nuove disposizioni di Bruxelles non entreranno immediatamente in vigore. Gli Stati membri dell’UE hanno cinque anni per adeguarsi, sette nel caso del Lussemburgo. Questo lasso di tempo dovrebbe servire alla Svizzera per definire una posizione chiara e ferma.
 

Qui sta il nodo politico centrale: Berna intende davvero opporsi? Oppure assisteremo all’ennesima genuflessione, giustificata con la presunta necessità di “mantenere buoni rapporti” con Bruxelles?
 

Le indicazioni formali del Consiglio federale secondo cui il nuovo regime richiederà l’approvazione del Comitato misto Svizzera-UE, evidentemente, non rassicurano nessuno.
 

E’ ovvio che i burocrati di Bruxelles minacceranno la Svizzera di ritorsioni in caso di mancato adeguamento. Se poi un domani dovessimo firmare l’accordo di sottomissione, le ritorsioni prenderebbero la forma di “misure compensatorie”. Vale a dire di multe stratosferiche, che costerebbero quanto l’applicazione del Diktat UE.
 

A questo punto per il Ticino, come pure per le altre regioni di frontiera, diventa cruciale esercitare pressioni Consiglio federale affinché la Svizzera non accetti le nuove regole sulla disoccupazione dei frontalieri stabilite dall’Unione Europea. Occorre cominciare subito. Il prezzo dell’inazione sarebbe molto alto.
 

Lorenzo Quadri
Consigliere nazionale
Lega dei Ticinesi

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