Un nuovo caso di presunte molestie alla RSI riapre una questione che il Governo, secondo le deputate Tamara Merlo e Maura Mossi Nembrini di Più Donne, non può liquidare con rassicurazioni generiche. Le due parlamentari hanno depositato un’interpellanza urgente chiedendo al Consiglio di Stato di spiegare su quali basi sostenga che le misure introdotte dopo i casi emersi nel 2020 siano efficaci.
Il punto di partenza è la risposta governativa del 5 agosto all’interrogazione n. 103.26. Il Consiglio di Stato afferma che la RSI avrebbe attuato la «quasi totalità delle raccomandazioni degli esperti» e che i sondaggi sul clima di lavoro mostrerebbero un «progressivo consolidamento della fiducia negli strumenti di protezione». Ma, osservano le interpellanti, non vengono indicati né i dati alla base di questa valutazione né quali raccomandazioni siano rimaste inevase.
Il nuovo caso, nel frattempo, è arrivato a una conclusione sul piano lavorativo. Il 16 luglio 2026 la RSI ha comunicato di aver raggiunto con il collaboratore interessato un accordo per lo scioglimento del rapporto di lavoro, dopo la conclusione degli accertamenti interni. Proprio per questo, secondo Merlo e Mossi Nembrini, non regge più l’argomento secondo cui una verifica potrebbe interferire con una procedura ancora pendente.
Le deputate contestano soprattutto un passaggio del ragionamento governativo: considerare la raccolta delle segnalazioni e la successiva sospensione cautelare del collaboratore come prova del buon funzionamento dei protocolli. «La capacità di reagire a una segnalazione non equivale all'efficacia della prevenzione», scrivono nell’interpellanza.
Il problema riguarda anche il ruolo del Cantone. Il Governo afferma di «seguire l'evoluzione della situazione e le linee d'intervento» attraverso i propri rappresentanti nella CORSI, la società cooperativa regionale della Società svizzera di radiotelevisione (SSR) per la Svizzera italiana. Allo stesso tempo, però, precisa di non ricevere flussi informativi diretti o rapporti interni della RSI.
Da qui la domanda politica: se il Cantone sostiene di seguire la situazione, quali informazioni concrete possiede? E soprattutto, su quali elementi si basa per escludere la necessità di una verifica indipendente?
Alla richiesta di attivarsi presso gli organi competenti della SSR e della CORSI per sollecitare una verifica indipendente sull’efficacia delle misure adottate, il Consiglio di Stato aveva risposto: «Il Consiglio di Stato non ritiene di doversi attivare per i motivi indicati nella premessa».
Per Merlo e Mossi Nembrini è una risposta insufficiente. Le due deputate precisano di non chiedere al Cantone di esercitare una vigilanza diretta sulla RSI, che non rientra nelle sue competenze, ma di utilizzare il proprio canale istituzionale presso la CORSI per chiedere che siano gli organi competenti a valutare l’opportunità di una verifica indipendente.
L’interpellanza pone quindi quattro domande precise: quali elementi oggettivi dimostrano l’efficacia delle misure introdotte dopo il 2020; quali raccomandazioni non sono ancora state attuate; quali informazioni concrete il Governo abbia ricevuto attraverso la CORSI; e perché rifiuti di sollecitare una verifica indipendente.
Fonte: Interpellanza di Tamara Merlo e Maura Mossi Nembrini del 17 agosto 2026










