In questi giorni la neutralità è al centro dell'attualità svizzera. Da una parte, in Parlamento, si discute dell'iniziativa UDC che chiede un'applicazione più rigida del concetto di neutralità. Alla fine, il Consiglio nazionale ha votato giovedì contro l'iniziativa per la neutralità e, differenza del Consiglio degli Stati, si oppone anche a un controprogetto. La maggioranza della camera bassa non intende discostarsi dalla prassi attuale e non vuole una neutralità rigida e una limitazione del margine di manovra del Consiglio federale in politica estera.
Gli iniziativisti invece si oppongono a un'interpretazione caso per caso e sostengono che un'applicazione rigorosa della neutralità protegge la Svizzera dal coinvolgimento in conflitti. Uno degli esponenti dell'Unione Democratica di Centro (UDC), Thomas Aeschi, ha per esempio mostrato la prima pagina del quotidiano Blick e ha avvertito che l'Europa potrebbe essere coinvolta nella guerra in Iran e afferma che sarebbe una delle conseguenze che rischia di accadere se la Svizzera dovesse avvicinarsi ulteriormente nella NATO. Ma per gli oppositori, è sbagliato insistere sulla neutralità quando un Paese invade un Paese vicino violando il diritto internazionale. Il rifiuto della Svizzera di trasferire armi all'Ucraina, per esempio, aveva suscitato notevole animosità in Occidente.
D'altra parte, la neutralità è al centro dell'attualità a causa della guerra scoppiata in Medio Oriente. La situazione potrebbe rivelarsi diplomaticamente delicata. Un primo aspetto riguarda l'utilizzo dello spazio aereo svizzero. Finora i velivoli militari americani hanno aggirato la Svizzera e non c'è stata, ufficialmente, alcuna domanda di attraversare lo spazio aereo svizzero. Ma come reagirebbe il Consiglio federale se gli Stati Uniti dovessero effettivamente chiedere di poter sorvolare la Svizzera? In caso di risposta negativa, il governo americano potrebbe reagire nuovamente imponendo dazi elevati, mentre Berna e Washington stanno ancora negoziando un accordo commerciale. Poiché la Spagna si rifiuta di consentire agli aerei americani di utilizzare le sue piste, Washington ha già minacciato Madrid di un embargo totale.
Interpellato da Blick, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) è rimasto molto diplomatico: gli aerei militari americani potevano sorvolare la Svizzera in rotta verso l'Iran solo se il Consiglio federale ne avesse concesso l'autorizzazione. Dall'inizio della guerra in Iran, "il Consiglio federale non ha ancora dovuto occuparsi di richieste concrete".
La Svizzera si sta muovendo su un campo minato diplomatico. Finora, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha persino lasciato aperta la questione se l'escalation in Medio Oriente soddisfi le condizioni per l'applicazione del diritto di neutralità. Verifica costantemente se questa soglia sia stata raggiunta. Ma non è ancora così, ha dichiarato lunedì il Ministro degli Esteri Ignazio Cassis.
Gli esperti di diritto internazionale non sono d'accordo. Secondo il Professor Robert Kolb dell'Università di Ginevra, citato dal quotidiano NZZ, la situazione è chiara: si tratta di un intenso conflitto armato internazionale e qui va applica il diritto della neutralità. Il fatto che il DFAE stia aggirando questi obblighi è probabilmente dovuto a considerazioni politiche, poiché gli Stati Uniti sono un partner importante e Berna vuole evitare qualsiasi incidente diplomatico.
Un altro ambito problematico per la Svizzera riguarda l'industria bellica svizzera e gli Stati Uniti sono il suo secondo cliente. Nel 2024, hanno acquistato armi dalla Svizzera per un valore di 76 milioni di franchi. Ma non appena gli Stati Uniti saranno considerati parte in guerra, Berna non potrà più autorizzare le esportazioni di armi.
A questo proposito, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) e la Segreteria di Stato dell'economia (SECO) sotto la guida di Guy Parmelin sottolineano che il Consiglio federale deve decidere sulle "richieste che hanno un impatto significativo sulla politica estera o sulla sicurezza". Tuttavia, dall'inizio della guerra in Iran, non è stata presa alcuna decisione in merito.
Ma la dipendenza da Washington è ancora maggiore quando si tratta di acquisti di armi. La Svizzera è ancora in attesa della consegna dei caccia americani F-35 e dei sistemi di difesa aerea Patriot. Ma è ormai chiaro che i missili di difesa subiranno ritardi di anni. Questi sono attualmente utilizzati a migliaia dagli Stati Uniti e dai loro alleati, in particolare in Medio Oriente. A partire da venerdì prossimo, il Consiglio federale discuterà la possibilità che la Svizzera passi a un sistema di difesa aerea alternativo. E non è tutto: all'interno dell'amministrazione federale si teme già che simili ritardi possano minacciare la consegna degli F-35. Ufficialmente, il Dipartimento della Difesa ha sempre sostenuto che non vi è stata "alcuna indicazione" in questo senso.
Ma gli oppositori ai caccia americani percepiscono un cambiamento nel clima politico. Il Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSoA) ha appena lanciato una petizione online volta a impedire qualsiasi cooperazione militare tra la Svizzera e i paesi belligeranti, Stati Uniti inclusi, e chiede inoltre l'immediata cancellazione dell'acquisto di caccia americani F-35 o di droni israeliani.
Nonostante i ritardi e i costi aggiuntivi, tuttavia, la Svizzera non soddisferà certamente queste richieste. Il suo obiettivo attuale rimane quello di mantenere buoni rapporti con Washington, neutralità o meno.






