Ticino, 22 febbraio 2026

La “fake news” del calo dei frontalieri

TICINO - Si torna a parlare di diminuzione dei lavoratori frontalieri in Ticino, e ancora una volta la notizia viene rilanciata dai media mainstream senza un minimo di spirito critico. Secondo i dati diffusi dall’Ufficio federale di statistica, nel 2025 il numero complessivo dei frontalieri attivi nel nostro Cantone è sceso dello 0,2% rispetto all’anno precedente: 143 persone in meno in dodici mesi, su un totale di quasi 80 mila. Una variazione irrisoria. Eppure la narrazione dominante insiste nel presentarla come un segnale di inversione di tendenza, per dimostrare che il mercato del lavoro ticinese sarebbe diventato meno attrattivo per i pendolari d’Oltreconfine.

Basta però andare un po’ oltre il dato complessivo per cogliere una realtà diversa. Se il totale dei permessi G mostra una flessione infinitesimale, i frontalieri continuano invece ad aumentare in quelle professioni che i ticinesi sarebbero ben disposti ad esercitare. Nelle “attività legali e contabilità” si passa da 2438 a 2512; nelle “attività di sedi centrali; consulenza gestionale” da 2394 a 2471; negli studi di architettura e ingegneria, da 3652 a 3763; nella programmazione e consulenza informatica, da 1755 a 1879; perfino nell’“amministrazione pubblica e difesa” il numero sale da 80 a 90.

Il quadro che emerge da queste cifre è chiaro: mentre il totale resta pressoché stabile, la presenza di frontalieri cresce nei comparti qualificati, cioè proprio in ambiti in cui esiste manodopera locale formata e disponibile. Il lieve calo complessivo del 2025 appare quindi legato al ridimensionamento o alla chiusura di alcune grandi realtà che impiegavano quasi solo personale frontaliero, vedi il caso Gucci.

Alla luce di ciò, appare fuorviante parlare di un Ticino “meno attrattivo” per i pendolari italiani. I dati suggeriscono piuttosto il contrario: la sostituzione dei lavoratori ticinesi con permessi G va avanti, soprattutto nei settori strategici. Ed è su questa dinamica, e sulle sue conseguenze per l’occupazione locale, che il dibattito pubblico dovrebbe concentrarsi.

Lorenzo Quadri, Consigliere nazionale, Lega dei Ticinesi

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