Svizzera, 27 gennaio 2026

SSR: 850 milioni all’anno bastano

L’8 marzo si vota sull’iniziativa “200 franchi bastano!”. Ridurre il canone non significa spegnere la radiotelevisione pubblica, ma ridimensionare un apparato cresciuto oltre misura.

SSR/RSI - Il prossimo 8 marzo voteremo sull’iniziativa “200 franchi bastano!”, che propone di ridurre il canone radiotelevisivo dagli attuali 335 a 200 franchi annui. Anche con questa riduzione, il canone Serafe resterebbe tra i più elevati d’Europa. Nonostante ciò, i contrari tentano diffondere il panico: qualsiasi riduzione metterebbe a rischio il futuro del Paese.
 

La SSR è nata negli anni ’30 del secolo scorso, in un’epoca (a livello europeo) di forte statalizzazione. Ma da allora il mondo è cambiato, i media presenti sul mercato si sono moltiplicati, e un apparato elefantesco come quello della SSR odierna non si giustifica più. Ed infatti è cresciuto ben al di là della sua funzione. Sette canali televisivi, 17 programmi radiofonici, decine di piattaforme online e presenza pervasiva sui social media. Siamo davanti ad un centro di potere per la diffusione di ideologie di sinistra in cui la maggioranza (il 70%) dei cittadini non si riconosce, ma è comunque costretta a finanziare.



 

Dicono i contrari: "Se passa l’iniziativa, la SSR non potrà più essere quella di oggi”. Ma chi l’ha detto che i cittadini vogliono mantenere ad oltranza la SSR attuale? Chi l'ha detto che non auspichino un ridimensionamento?
 

Con un canone di 200 franchi, la radioTV pubblica disporrebbe comunque di circa 850 milioni di franchi all’anno. Una somma che più che sufficiente a garantire informazione, formazione e cultura in tutte le regioni del Paese.
 

Ricordiamo inoltre che una decina di anni fa, a seguito dello smantellamento del segreto bancario, in Ticino sono spariti oltre 3000 posti di lavoro. Dov'erano i partiti che adesso si stracciano le vesti (?) per gli impieghi alla SSR?
 

Lorenzo Quadri
Consigliere nazionale
Lega dei Ticinesi

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