Sport, 07 settembre 2023

“La rottura con il Bellinzona? Una ferita ancora aperta”

Calcio: a ruota libera con Baldo Raineri, ex allenatore della squadra granata

BELLINZONA - Il prossimo 24 settembre Baldo Raineri compirà 61 anni. Un compleanno che sarà celebrato in famiglia, perché il tecnico siciliano è molto legato ai parenti più stretti. Sembra inutile dire che il regalo più bello glielo potrebbe fare una società di calcio sottoponendogli un bel contratto: l’ex tecnico del Bellinzona, infatti, non allena più dallo scorso inverno e ci terrebbe a rientrare in pista. Troppo tempo è passato da quando è stato licenziato dal Bellinzona. Era il 17 gennaio: a poche settimane dalla ripresa del campionato Baldo veniva praticamente messo alla porta, anche se con l’ACB e il patron Pablo Bentancur si è lasciato in modo civile e senza rancore. A quel punto si è preso un mese di pausa e poi si è rimesso ad osservare e studiare calcio, come ha sempre fatto da quando negli Anni Novanta ha iniziato ad allenare nel calcio regionale ticinese. Ma il campo gli manca e non vede l’ora di rientrare: “Ho un paio di contatti ma nulla di veramente concreto. Ora c’è una agenzia che si occupa di trovarmi un ingaggio”. Baldo Raineri non si scoraggia: “ In fondo in Svizzera ci sono allenatori senza lavoro, vedi per esempio Giorgio Contini o Alain Geiger” (ride). Con il tecnico di Giubiasco siamo andati a ruota libera, partendo proprio dal suo distacco, emotivamente doloroso, con il Bellinzona. 


Allora, Baldo: sbollita la rabbia?
Più che rabbia direi sofferenza. Ci tenevo e ci tengo molto alla società granata e speravo di poter finire bene la stagione. Invece non mi hanno permesso di lavorare. Ci sono rimasto male, per me è una ferita ancora aperta. Ma io tiro avanti, cerco di non pensarci. Diciamo che in quel frangente del campionato avremmo dovuto fare gruppo e invece con la società è stato difficile compattarsi. Ma non colpevolizzo nessuno: in fondo i cambi di panchina fanno parte del mondo calcistico.


Le cose non sono tuttavia migliorate. Anzi. Se possibile la situazione è peggiorata. 
Non era obiettivamente facile lavorare in un contesto in cui esiste il pensiero unico (vedi Bentancur) e il patron vuole comandare e fare a modo suo, creando anche imbarazzo. Perciò non mi sono stupito se anche il mio successore, Stefano Maccoppi, abbia incontrato problemi. A Bellinzona poi è mancata totalmente l’organizzazione societaria e il rispetto dei ruoli.


Però Baldo Raineri ha sempre avuto il sostegno dei tifosi.
E li ringrazio. Ci sono sempre stati vicini e anche agli allenamenti, anche se in pochi, ci hanno dato il loro sostegno. Il calo di pubblico alle partite? Un fatto del tutto naturale: in primo luogo non sono arrivati i risultati, in secondo la tifoseria non siriconosceva e non si riconosce nella dirigenza attuale.


Ad un certo momento lei si è “scontrato” anche con i giornalisti.
Non con tutti. Con coloro che hanno cercato di fare i furbi, giocando sulle nostre disgrazie per fare notizia. Ma ormai è un
capitolo chiuso: anche con quei i cronisti mi sono chiarito. 


Senta: quest’esperienza cosa le ha insegnato? 
Che nello sport e nel calcio in particolare ci vuole maggiore onestà intellettuale e rispetto delle persone. Ma non mi lamento più di quel tanto: ho le spalle larghe. Ho comunque una cosa che mi rode dentro… 


Prego.
Mi ritengo un professionista serio e appassionato. Ho iniziato da zero, dai piedi della scala ad allenare nel calcio regionale ticinese. Ero appena arrivato dalla Sicilia: ero emigrato ed avevo fame di vita e successo. Ho preso in mano squadre di scarsa qualità per poi salire di grado, passo dopo passo. Nessuno mi ha mai regalato niente, sin che nel 2003 mi è arrivata la proposta del Bellinzona di Andrea Rege Colet. Un’opportunità clamorosa: mi sono messo di buzzo buono a creare un certo tipo di ambiente e di gioco e i risultati si sono visti. Dalla B svizzera sono poi passato alla A albanese, allenando il Villaznia. Una grande esperienza. Tutta questa lunga premessa per dire che ho fatto tutta la gavetta senza chiedere niente a nessuno, sudando e sacrificandomi come pochi. Sono arrivato dove sono arrivato senza essere un ex giocatore o un raccomandato. Ci tenevo a dirlo, perché questo aspetto nessuno lo ha mai fatto notare!


Si sente escluso?
Non direi, anche se per un po' di tempo, e mi riferisco al periodo pre-Covid, il mio nome sembra essere finito nel dimenticatoio. Poi Nicola Bignotti mi ha offerto di dirigere il Chiasso: nella città di Confine mi sono trovato benissimo ed è un peccato che siamo stati relegati dalla Challenge League alla Prima Promotion per la differenza-reti. A Chiasso non era oggettivamente facile lavorare ma posso affermare che è stato tutto sommato un buon periodo. 


Qual è il suo giudizio sul calcio ticinese attuale?
La piramide è perfetta: Lugano in Super League, e pure fra i top team, Bellinzona fra i cadetti, Paradiso e Lugano II in Prima Promotion. Abbiamo trovato finalmente la stabilità e spero che duri a lungo. Mi piace il Paradiso e il progetto del presidente Caggiano. È un visionario e va seguito con interesse, non con i soliti pregiudizi ticinesi. 


E il tecnico Giuseppe Sannino?
Il curriculum del tecnico del Paradiso non ce l’ha nessuno nel calcio svizzero. Caggiano ha messo a segno un bel colpo e non mi stupirei se la squadra luganese lottasse sino alla fine per la promozione in Challenge League. Sannino ha personalità, competenze e grandi conoscenze Se i suoi ragazzi lo sapranno seguire, beh, il Paradiso andrà lontano.


Baldo, per finire: il suo sogno nel cassetto. 
Nel 2003 ho aperto un cerchio a Bellinzona, che poi non mi è stato permesso di chiudere. Le dico senza troppi giri di parole che mi piacerebbe un giorno allenare di nuovo al Comunale. L’ACB è sempre nel mio cuore!

M.A.

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