Sport, 29 agosto 2023

El Dorado, primo vero esodo: fu uno sciopero a provocarlo

Nel 1949 Di Stefano e altri big argentini approdano nel ricco campionato colombiano

In questi giorni si fa un gran parlare dell'esodo di alcuni grandi campioni del calcio europeo verso il campionato saudita. Cristiano Ronaldo, Benzema e Neymar sono i nomi più quotati, le cifre che percepiranno sono da capogiro. Un insulto alla miseria, direbbe qualcuno. Non è comunque questo il primo caso della storia: subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, in Argentina il sindacato dei calciatori attuò uno sciopero selvaggio contro le restrizioni del governo dittatoriale di Juan Domingo Peron e calciatori come Alfredo Di Stefano e Nestor Rossi se ne andarono a giocare nel ricco campionato colombiano. 



Ebbe inizio, si era nel 1949, il famoso El Dorado, un periodo in cui il Paese andino venne invaso da grandi stelle del firmamento sudamericano, in particolare argentini. Il tutto, come detto, comincia con lo sciopero del 1948: in Argentina i giocatori chiedono migliori condizioni salariali, reclamando contro la grande disparità tra i profitti delle società e dei giocatori stessi. La diatriba raggiunge proporzioni inattese e tanti giocatori argentini decidono di andarsene nel massimo torneo colombiano. La FIFA prova a frenare il fenomeno ma non riuscendovi, applica una dura sanzione, mettendo fuori legge la federazione colombiana e tutti quei calciatori che avrebbero vestito la maglia di una squadra andina.


Il primo vero colpo di mercato riesce ad un tecnico argentino dei Millonarios di Bogotà, che sul finire del 1948 si reca a Buenos Aires e in pieno sciopero ingaggia Adolo Pedernera, giocatore del River Plate, idolo della nazionale e uno dei migliori giocatori al mondo di quei tempi. Un duro colpo al calcio locale che scatena una ondata di polemiche. Persino il dittatore Peron interviene, minacciando il calciatore e la sua famiglia. Ma Pedernera è irremovibile. Quando arriva a Bogotà ci sono oltre cinquemila tifosi ad attenderlo. Lo stesso Pedernera alcuni mesi dopo va in Argentina e convince Nestor Rossi e il giovane talento Alfredo Di Stefano a giocare con lui nei Millionarios. In Colombia naturalmente l’entusiasmo popolare sale alle stelle; la moneta locale inoltre in quegli anni è una grande forza economica e permette alle società colombiane di pagare bonus e stipendi più alti rispetto a quelli di altri paesi (con salari cinque volte più cospiqui). Così la lega detta Dimayor beneficia della libera migrazione dei giocatori: per ingaggiarli non è necessario pagare alcuna commissione ai club stranieri.


Naturalmente le altre federazioni sudamericane si ribellano e chiedono aiuto alla FIFA. In Colombia intanto continuano ad arrivare grandi calciatori come il peruviano Valeriano Lopez o gli argentini Roberto Drago e Segundo Castillo. Non mancano i brasiliani, in particolare Tim ed Heleno de Freitas. Anche dall'Europa giungono talenti, in particolare magiari (Wladislaw Zsoke, Imre Danko, Béla Sárosi e Fernes Neyrs). Addirittura nel 1950 il Deportivo Cucutà importa ben 12 calciatori uruguaiani, fra gli altri Carlos Zunino, Abraham González, Ramón Villaverde, Julio Ulises Terra, Juan Deluca e Juan Carlos Toja. Ma è soprattutto il Millonarios, grazie alle sue stelle Di Stefano, Pedernera, Rossi, Soria, Cozzi e Baez, a dominare. La squadra viene definita per il suo stile di gioco il Blue Ballet.


La FIFA ha nel frattempo espulso la Colombia dall’associazione, accusandola di tenere in piedi una lega pirata. Ma la situazione per tutti i soggetti coinvolti è davvero difficile e complicata: i giocatori stranieri in Colombia hanno problemi a emigrare in un altro campionato e le squadre non possono partecipare a competizioni internazionali. Dopo tante controversie e polemiche, tutto viene risolto però con il Patto di Lima del 1951 che assicura il ritorno della Colombia nella FIFA a condizione che i giocatori internazionali possano tornare ai loro campionati di origine senza che le società locali debbano versare indenizzi ai club stranieri.


Nel 1954 con l’ingaggio di Di Stefano da parte del Real Madrid termina di fatto l’El Dorado colombiano, un periodo in cui per la prima volta una squadra cafetera sconfisse le migliorri compagini del mondo, e in cui i tifosi colombiani poterono apprezzare moltissime stelle di quei tempi. Per anni il calcio di quel paese finisce nell'anonimato. Nel 1962 partecipa ai Mondiali de Cile. Ma sino al 1990 sarà assente, prima dell'avvento della squadra di Maturana che in Italia darà spettacolo, anche se la sua avventura finirà agli ottavi.


JACK PRAN

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