Il Blue Team - viene chiamata così la nazionale azzurra di hockey - ha un bel po’ di Ticino nei suoi ranghi. Oltre all’attaccante Diego Kostner (Ambrì Piotta) e al portiere Luca Fadani (Lugano), ci sono anche tre vecchie conoscenze (della panchina): Greg Ireland, head coach, Larry Huras, suo vice, e Diego Scandella, che studia e visiona le squadre avversarie. Proprio con l’ex campione svizzero del 2006 (assistente di Zanatta e Kreis) abbiamo parlato dei Mondiali iniziati ieri e della squadra azzurra, sconfitta al debutto, come potere leggere a parte, dai rossocrociati.
Allora Diego: sembra quasi banale dirlo. Per voi obiettivo salvezza.
Vogliamo mantenere la categoria. Siamo consapevoli del nostro ruolo e della nostra forza. Esserci, del resto, è già un miracolo. Ma non sarà facile: le squadre con le quali possiamo batterci alla pari sono poche…
Quali, di grazia?
Austria, Francia, Gran Bretagna e Kazakistan, le solite. Lettonia e Danimarca sono più attrezzate di noi. Quindi il numero è piuttosto ristretto. Ma come al solito daremo tutto. È un po’ la nostra caratteristica.
Con Ireland e Huras come va?
Direi bene. Ognuno ha un compito particolare, una competenza specifica. Sono due persone con le quali si lavora al meglio. Non ci sono rivalità ma soltanto collaborazione. Loro fanno il coaching e la squadra, io mi preoccupo di studiare gli avversari e di informare i due tecnici sulla parte tattica. Un ruolo che mi piace tantissimo.
Torniamo in argomento: in rosa avete anche giocatori del campionato svizzero.
Ci sono Kostner e Fadani, due pedine importanti e sulle quali contiamo moltissimo. Il portiere del Lugano si è rimesso dagli infortuni e si gioca il posto da titolare con Anton Bernard. Una concorrenza stimolante per entrambi. Diego per contro è un elemento già navigato a questi livelli, un giocatore molto affidabile.
Morini invece è rimasto a casa.
Un vero peccato, perché il comasco ci avrebbe fatto comodo. Perchè ha rinunciato? Ha addotto motivi personali. Di più non so.
Mondiali a parte, l’Italia pensa già alle Olimpiadi di Cortina e Milano del 2026.
L’idea della federazione è quella di costruire una squadra in grado di fare bella figura, visto che giocheremo, appunto, in casa. I giocatori su cui lavorare ci sono.
Allora Diego: sembra quasi banale dirlo. Per voi obiettivo salvezza.
Vogliamo mantenere la categoria. Siamo consapevoli del nostro ruolo e della nostra forza. Esserci, del resto, è già un miracolo. Ma non sarà facile: le squadre con le quali possiamo batterci alla pari sono poche…
Quali, di grazia?
Austria, Francia, Gran Bretagna e Kazakistan, le solite. Lettonia e Danimarca sono più attrezzate di noi. Quindi il numero è piuttosto ristretto. Ma come al solito daremo tutto. È un po’ la nostra caratteristica.
Con Ireland e Huras come va?
Direi bene. Ognuno ha un compito particolare, una competenza specifica. Sono due persone con le quali si lavora al meglio. Non ci sono rivalità ma soltanto collaborazione. Loro fanno il coaching e la squadra, io mi preoccupo di studiare gli avversari e di informare i due tecnici sulla parte tattica. Un ruolo che mi piace tantissimo.
Torniamo in argomento: in rosa avete anche giocatori del campionato svizzero.
Ci sono Kostner e Fadani, due pedine importanti e sulle quali contiamo moltissimo. Il portiere del Lugano si è rimesso dagli infortuni e si gioca il posto da titolare con Anton Bernard. Una concorrenza stimolante per entrambi. Diego per contro è un elemento già navigato a questi livelli, un giocatore molto affidabile.
Morini invece è rimasto a casa.
Un vero peccato, perché il comasco ci avrebbe fatto comodo. Perchè ha rinunciato? Ha addotto motivi personali. Di più non so.
Mondiali a parte, l’Italia pensa già alle Olimpiadi di Cortina e Milano del 2026.
L’idea della federazione è quella di costruire una squadra in grado di fare bella figura, visto che giocheremo, appunto, in casa. I giocatori su cui lavorare ci sono.
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Non è un mistero che l’hockey italiano sia in crisi.
Il fatto che ci siano soltante società delle valli e delle montagna limita la crescita del nostro movimento. Non basta costruire nuove strutture e nuovi palazzetti: ci vogliono società del piano. Altrimenti resta un affare per pochi e le possibilità di crescita diminuiscono. Faccio notare che una città come Milano manca tantissimo. Un suo ritorno sarebbe auspicabile.
Quali sono le squadre favorite al titolo?
Direi le solite meno quella russa, che per i noti motivi è stata esclusa dalla manifestazione. E allora dico Finlandia, Svezia e Canada. Con i finnici che avranno il vantaggio di giocare fra le mura domestiche.
Non è un mistero che l’hockey italiano sia in crisi.
Il fatto che ci siano soltante società delle valli e delle montagna limita la crescita del nostro movimento. Non basta costruire nuove strutture e nuovi palazzetti: ci vogliono società del piano. Altrimenti resta un affare per pochi e le possibilità di crescita diminuiscono. Faccio notare che una città come Milano manca tantissimo. Un suo ritorno sarebbe auspicabile.
Quali sono le squadre favorite al titolo?
Direi le solite meno quella russa, che per i noti motivi è stata esclusa dalla manifestazione. E allora dico Finlandia, Svezia e Canada. Con i finnici che avranno il vantaggio di giocare fra le mura domestiche.
Lei è d’accordo sull’esclusione della Russia?
È una questione puramente politica sulla quale preferisco non esprimermi. Certo i russi mancheranno: sono forti e competitivi e portano sempre spettacolo.
E il Canada?
Quest’anno vedremo pochi giocatori provenienti dalla National Hockey League e quindi è probabile che a livello qualitativo la squadra canadese ne possa risentire. Non mancheranno comunque carattere e cuore. Come sempre, del resto.
Il Canada è nel vostro gruppo.
Visto che abbiamo sette giocatori di origini nordamericane siamo molto contenti che ci sia il Canada. Sarà un bel derby. Ricordo che in passato contro la squadra nordamericana abbiamo sempre disputato partite molto intense..
Chiudiamo con un capitolo che ci riguarda da vicino: la Svizzera.
Secondo me la squadra di Patrick Fischer ha un ottimo potenziale. Se poi arriveranno nuovi giocatori dalla National Hockey League potrebbe andare lontano. La Svizzera negli ultimi anni è cresciuta tantissimo. Devo solo essere più affidabile e continua.
Tecnicamente non si discute.
Secondo me può salire sul podio. Potrebbe essere la mina vagante di questo campionato mondiale. La rosa è ottima, a cominciare dal portiere Genoni, un’autentica saracinesca.
Giudizio su Patrick Fischer?
Ha conquistato la fiducia anche dei più scettici. Patrick è un allenatore moderno, che sa il fatto suo. Con lui la Svizzera è in buone mani.
M.A.
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