Sport, 25 marzo 2022

Il rapimento di Quini el Brujo del Barcellona

Quando Enrique Castro González, detto Quini o anche El Brujo (lo stregone) muore nel mese di febbraio del 2018, la Spagna calcistica sprofonda nella depressione. Con lui se ne va uno dei giocatori più forti ed amati del paese: popolare non solo nelle squadre per le quali aveva vestito con successo la maglia ma anche in quelle rivali. Uomo sensibile, di grande generosità, empatico ,rappresentava il meglio di una nazione che era appena riuscita a liberarsi dal giogo franchista.


Inizio Anni Ottanta. Quini era diventato simbolo del Barcellona indipendentista, pur se in cuor suo sisentiva profondamente legato alla sua terra, le Asturie ed era un fedele patriota. Era un attaccante di assoluto valore tecnico e atletico e grazie alle sue doti di bomber aveva fatto le fortune dello Sporting Gjion, club che lo aveva formato e lanciato e pure del Barcellona. Le sue qualità gli avevano aperto le porte della Nazionale, con la quale partecipò ai Mondiali d’Argentina (1978) e Spagna (1982) e agli Europei italiani (1980), senza per altro ottenere la consacrazione che avrebbe desiderato. Ma il suo valore era indiscutibile: a livello di società fu certamente uno dei giocatori più celebrati in Spagna.


La fama di Quini è dovuta però anche a una brutta storia, per certi versi clamorosa e drammatica. Accade durante un anno molto controverso e sanguinoso a livello internazionale, il 1981. Scoppia infatti lo scandalo della P2, ci sono gli attentati alla vita del presidente americano Ronald Reagan e a Papa Giovanni Paolo II, per fortuna senza vittime, e anche al presidente egiziano Sadat, che viene ucciso durante una parata militare. Nemmeno la Spagna viene risparmiata: il 23 febbraio l’esercito stronca sul nascere il golpe di un reparto della Guardia Civil comandato dal tenente colonnello Molina. I separatisti baschi uccidono diversi militari.


Il campionato spagnolo, che sta per accogliere Diego Armando Maradona, un fenomeno di 18 anni sbocciato a Buenos Aires, è per altro combattutissimo. Dopo 26 giornate il Barcellona di Quini è staccato di due punti dall’Atlético Madrid. Alla 27esima è in programma il confronto diretto. E il primo marzo, subito dopo il corroborante 6-0 inflitto all’Hercules, Quini non fa ritorno a casa. Lungo il tragitto dall’aeroporto alla sua abitazione viene fermato e sequestrato da un gruppo di malviventi. Il clima politico in Spagna è piuttosto rovente: i moti seccessionisti di Paesi Baschi e Catalogna crescono di giorno in giorno. Per questo motivo si pensa inevitabilmente ad un rapimento politico operato dal Battaglione catalano spagnolo,una organizzazione di estrema destra che non vede
di buon occhio una vittoria del Barça, espressione del separatismo.


Questo gruppo rivendica il sequestro. Perdere Quini alla vigilia della sfida contro l’Atletico Madrid capolista è un brutto colpo per i blaugrana. Ma con il trascorrere del tempo appare sempre più chiaro che il rapimento ha unicamente uno scopo: estorcere denaro al Barcellona. Un nastro registrato che finisce nelle mani della polizia civile fornisce la prova che Quini è vivo e la prima richiesta di riscatto alla società è di 4 miliardi di vecchie lire (oggi 4 miloni di Euro).


Intanto si gioca la partita dell’anno e l’Atletico Madrid, che riesce a sfruttare appieno l’assenza di Quini, vince 1-0. Il campionato a quel punto sembra chiuso. Nel club catalano tuttavia nessuno pensa al titolo: il presidente Nunez comincia a raccogliere i soldi del riscatto. Ma il 25 marzo ecco che arriva la bella e attesa notizia: la polizia libera Quini dopo un blitz in un’officina di Saragozza, durante il quale salvano il giocatore e arrestano i tre rapitori. A Ginevra, qualche giorno dopo, verrà fermato anche la mente del gruppo.


El Brujo appare frastornato: ha la barba lunga e fatica a stare in piedi. La scena dell’incontro con la moglie è commovente. Il giorno seguente la sua liberazione è già al campo ad allenarsi agli ordini del leggendario Mister Helenio Herrera. C’è in arrivo il Super clasico contro il Real Madrid al Bernabeu e lui non vuole mancare. Ma HH preferisce non schierarlo. Quini accetta le scelte del suo allenatore e si prepara ad un finale di carriera da incorniciare e ad accogliere sotto la sua ala protettrice un certo Diego Armando Maradona.


Giorni dopo la sua liberazione, il pluridecorato del trofeo Pichichi riservato al capocannoniere della Liga, parla dei suoi rapitori senza astio o risentimento. Dice di perdonarli, augurandosi che in futuro possano diventare degli uomini buoni e onesti. I sequestratori vengono condannati a 10 anni di reclusione e al pagamento di 5 milioni di risarcimento all’attaccante del Barcellona. Somma che El Brujo non vuole incassare. Qualcuno maliziosamente sostiene che Quini sia stato colpito dalla Sindrome di Stoccolma (stato di dipendenza psicologica/affettiva in cui la vittima, durante i maltrattamenti subiti, prova un sentimento positivo nei confronti del suo aggressore, arrivando ad instaurare un legame forte e di totale sottomissione volontaria). Una tesi subito smentita. Anni dopo racconterà la sua terribile esperienza in un libro, con l’introduzione del grande scrittore Manuel Vázquez Montalbán. Quini morirà nel 2018 all’età di 68 anni, vittima di un infarto.

JACK PRAN

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