Sport, 18 gennaio 2022

Triste destino dell’uomo che tradì il Cavallino

L’ex capo meccanico Ferrari Nigel Stepney protagonista della spy story del 2007

LUGANO - È il 2 maggio del 2014. Nigel Stepney, ex capomeccanico della Ferrari caduto in disgrazia in seguito alla spy story esplosa sette anni prima, scende dalla sua vettura appena fermata sulla corsia laterale dell’autostrada che porta ad Ashford nel Kent (Inghilterra centrale). L’una di notte è appena passata e Stepney viene investito da un camion pesante. Muore sul colpo. Aveva 56 anni. Le notizie si rincorrono ma subito si capisce che quel tragico evento ha qualcosa di anomalo. Sui giornali e sui siti in molti si chiedono: ma come è stato possibile? Perché si è fermato ed è sceso dalla sua macchina? Domande a cui sinora nessuno ha saputo dare una risposta. Nemmeno i rapporti di polizia. Ma chi era Nigel Stepney?


Come si può leggere a parte, è stato capomeccanico alla Shadow e in seguito della Lotus, della Benetton e per concludere della Ferrari, team con il quale ha raggiunto l’apice della sua carriera con la conquista di cinque titoli iridati con Michael Schumacher. Molto considerato dai suoi superiori, in particolare da Ross Brawn e Jean Todt, sembrava lanciato verso posti di comando e responsabilità. I suoi sogni e i suoi piani vennero tuttavia frustrati proprio dall’ex capo della Ferrari. Ma cosa successe nell’autunno del 2006 di così grave da scatenare la rabbia e il risentimento di Stepney? Il tutto, a quanto sembra, è riconducibile alla nomina a successore dello stesso Todt alla guida del Cavallino rampante.


Il dirigente francese era giunto al capolinea e cercava nuove sfide, Ross Brawn aveva per contro in mente un team tutto suo. Logico che dopo anni di vittorie, i due volessero cambiare aria. E Stepney, che nel frattempo era diventato il boss dei box (dove metteva tutti in riga e grazie alla sua efficienza e alla sua competenza si era meritato stima ed elogi) si aspettava di diventare il numero 1.


Su uno dei tanti siti di automobilismo Fuori traiettoria, il giornalista Carlo Ferraro di lui scrisse: “Stepney sentì il ruolo da direttore tecnico spettargli di diritto. Quella posizione di comando all’interno del box non lo aveva unicamente cinto con gloria e rispetto, ma aveva anche fatto scattare nella sua mente quella subdola trappola chiamata tracotanza. Stravolgendo le aspettative, l’annuncio del Cavallino che indicò Mario Almondo come successore di Brawn, scosse dalle fondamenta ogni convinzione di Stepney. L’inglese si scoprì nudo: non era un ingegnere, bensì un semplice meccanico”. Un brutto colpo per il britannico che dovette suo malgrado far fronte anche al cambio di un ciclo ed accettare, almeno in apparenza, un ruolo di secondo piano. Provò ad andarsene ma la Ferrari glielo impedì perché aveva un contratto valido sino al 2007. Per lui furono momenti difficili e proprio durante l’inverno cominciò a nutrire sentimenti di rancore e vendetta.


Una vicenda da libro giallo

Come detto, Brawn e Todt lasciarono il team con il quale avevano vinto tutto. Pure Schumi disse basta. In Ferrari si cercò allora il sostituto dei due attori principali della rinascita. Dopo aver incassato la nomina di Almondo (al posto di Brawn), il capo meccanico Stepney sperava di diventare il sostituto del dirigente intrallazzatore Todt. Il francese nutrivagrande stima per Nigel ma come organizzatore e non come dirigente. Per questo motivo indicò in Stefano Domenicali il suo possibile successore. Fu la goccia che fece traboccare il vaso. Distrutto dal punto di vista psicologico, decise allora di farglielapagare a coloro che non lo avevano premiato pertutto il lavoro svolto in quegli anni di gloria. E allora chiamò un vecchio amico, Mike Coughlan, con il quale aveva lavorato in passato e che in quelperiodo era al servizio della Mc Laren, del quale era capo progettista. Iniziò quella che verrà poi definita spy story. Ma nella primavera del 2007 sorsero i primi sospetti: durante il Gran Premio di Australia a Melbourne, prima prova stagionale del Mondiale, i commissari misero sotto inchiesta le due vetture di Maranello, guidate da Raikkonen e Massa. La McLaren chiese spiegazioni sulla regolamentazione delle zavorre a bordo delle monoposto. A Maranello si arrabbiarono e replicarono duramente: “Perché insinuare che la nostra monoposto usi un sistema che garantisce un assetto perfetto sia in accelerazione che in frenata? Come fate a sapere queste cose?”. 


Domenicali si insospettì, perché il sistema progettato per le macchine di Formula 1 non si può vedere a occhio nudo e alle verifiche tecniche. Qualcuno aveva spifferato tutto ai rivali, qualcuno che conosceva bene la monoposto. Subito a Maranello pensarono a Stepney, che da qualche tempo era stato mandato a lavorare in fabbrica. E proprio perché con il tempo i sospetti sull’ex capo meccanico si stavano infittendo, in Ferrari decisero di controllare le telefonate in uscita e in entrata e pure le sue mail. E dopo le ipotesi, le supposizioni e i teoremi ecco che arrivò anche la prova decisiva: Coughlan era in possesso di alcune mail che indicavano tutti gli standard utili per apprezzare l’efficienza di una monoposto in gara. Le informazioni arrivarono anche a Fernando Alonso, pilota che avrebbe voluto andare in Ferrari visto che faticava a tenere il confronto interno con Lewis Hamilton, astro nascente della formula 1. Stepney pregò Coughlan di farlo assumere dal boss della McLaren Ron Dennis. Costui non ne volle sapere. Ma la storia non era affato conclusa.


Il fertilizzante truffaldino

A primavera inoltrata si corre a Montercarlo il Gran Premio di Monaco. Durante un controllo delle monoposte italiane i meccanici si accorsero che vicino al serbatoio c’era del fertilizzante. Chi l’aveva sistemato lì? Domenicali ordinò di smontare la monoposto e di controllare i box. Alla fine si scoprì che era stato Stepney. Ma non solo: dalle verifiche sul computer dell’ex capo meccanico saltò fuori la triste e clamorosa novità: Stepney e Coughlan continuavano a scambiarsi mail. Per Nigel era finita l’avventura a Maranello. La vicenda si arricchì qualche settimana dopo di un nuovo capitolo. Coughlan ricevette infatti una mail che conteneva i progetti della Ferrari. Andò a stamparli in una cartoleria ma per sua sfortuna il titolare era un tifoso della Ferrari, che spedì immediatamente a Maranello alcune copie del materiale che gli era stato chiesto di stampare. A questo punto la Scuderia fece partire le denunce e dopo lunghe ed estenuanti polemiche, l’8 settembre 2007, quando la formula 1 si trovava a Monza per il Gran Premio d’Italia, la Mc Laren fu raggiunta da avviso di garanzia. Una settimana dopo venne squalificata dal mondiale costruttori e condannata a 100 milioni di dollari di risarcimento. Coughlan fu sospeso, Stepney cacciato.

JACK PRAN

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