Svizzera, 05 dicembre 2021

Nuove misure anticovid, "svizzeri discriminati rispetto ai frontalieri"

Le misure anti-covid decise venerdì dal Consiglio federale sono "discriminanti" nei confronti dei cittadini svizzeri rispetto ai lavoratori frontalieri, oltre che "mancare di coerenza", e per questo vanno cambiante. È questo, in sostanza, quanto chiede un'interpellanza del Consigliere nazionale Lorenzo Quadri all'indirizzo del Consiglio federale. Secondo Quadri, il fatto che ai cittadini venga chiesto di fare il test covid per entrare in Svizzera mentre i frontalieri sono esentati da questa misura in quanto residenti nelle fasce di confine. "I frontalieri – scrive Quadri – potranno continuare a entrare liberamente in Svizzera poichè residenti nelle fasce di confine. Senza alcun controllo e senza bisogno di presentare tamponi negativi. Anche se prima avessero passato un mese in Sudafrica. I cittadini svizzeri vengono quindi discriminati dal loro governo".

Una cosa "inaccettabile" per l'esponente leghista, il quale chiede quindi al Consiglio federale di "far cessare questa discriminazione dei cittadini svizzeri che rientrano rispetto ai frontalieri". Quadri inoltre si chiede se questa misura non avrà un effetto "frustrante" sulle persone vaccinate che dopo "aver fatto il loro dovere per combattere la pandemia" deve ancora pagare due test di tasca propria. Infine, Quadri si chiede come vengono effettuati i controlli in dogana e se il ritardo nel somministrare le terze dosi non sia uno dei motivi per cui oggi si debba ricorrere a nuove restrizioni.

Di seguito l'interpellanza integrale di Lorenzo Quadri al Consiglio federale:

Interpellanza al Consiglio federale

Nuove misure anticovid: viaggiatori svizzeri discriminati rispetto ai frontalieri

Le misure appena decise dal Consiglio federale per arginare la nuova ondata pandemica mancano ancora una volta di coerenza. In più, esse discriminano i cittadini svizzeri rispetto ai frontalieri. In particolare per quel che riguarda i requisiti posti per entrare nel nostro Paese.

Infatti, dal 6 dicembre i cittadini elvetici che volessero recarsi in un Paese UE a noi confinante,

ma fuori da quelle che sono definite regioni di confine, per poter tornare in patria dovranno presentare un test PCR negativo, compilare un modulo d’entrata e poi sottoporsi ad un secondo test tra i 4 ed i 7 giorni dopo il rientro, comunicando tutti i risultati al Cantone.

Anche i vaccinati ed i guariti dovranno sottoporsi ai test, pagandoseli di tasca propria.

Per contro, i frontalieri - poiché residenti nella fascia di confine - continueranno ad entrare in Svizzera liberamente. Senza alcun controllo e senza bisogno di presentare tamponi negativi. Anche se prima di arrivare in Svizzera avessero trascorso un mese in Sudafrica.

I cittadini elvetici vengono dunque discriminati, dal loro governo, rispetto ai frontalieri. Questo non è accettabile.

Chiedo al CF:

- E’ intenzione del CF far cessare immediatamente la discriminazione dei cittadini svizzeri che rientrano al loro paese rispetto ai frontalieri? Oppure il CF insiste nel privilegiare i frontalieri?

- Come intende il CF verificare che chi entra in Svizzera in automobile o in treno asserendo di arrivare da una regione di confine (quindi senza obbligo di tamponi) venga effettivamente dalla località dichiarata? Il viaggiatore potrebbe infatti essere stato, ad esempio, a Roma, e sostenere di provenire invece da Milano per eludere tamponi e formulari.

- Perché chi si è vaccinato, e dunque ha fatto il proprio dovere nel combattere la pandemia, deve pagare i due test di rientro di tasca propria, al pari di chi ha invece rifiutato il vaccino? Non ritiene il CF che in questo modo si frustrino ulteriormente i vaccinati, danneggiando una campagna vaccinale già claudicante?

- Se la Svizzera non avesse iniziato in ritardo la somministrazione delle terze dosi, le restrizioni ai danni dei viaggiatori elvetici ed altre limitazioni presenti e future si sarebbero potute evitare?

Lorenzo Quadri
Consigliere nazionale
Lega dei Ticinesi


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