Sport, 12 settembre 2021

“La nuova pista alimenterà il calore del pubblico”

Intervista a Tiziano Gagliardi, ex presidente e giocatore dei leventinesi

AMBRÌ - La nuova pista di Ambrì ha finalmente aperto i suoi battenti, come potete leggere nelle altre pagine del giornale. Entusiasmo logicamente alle stelle, pubblico in delirio, tutti presenti, compreso tanti ex di lusso, fra i quali non poteva mancare uno che la storia dell’Ambrì Piotta l’ha scritta in modo tangibile, parliamo di Tiziano Gagliardi(presidente a metà degli Anni Novanta del secolo scorso e pure di Ticino Turismo), ala destra tenace e combattiva. Allora era tutto un altro hockey, la pista non era coperta.“ Il professionismo era ancora sconosciuto per noi nostrani. Unici stipendiati erano gli stranieri” ci ha detto il simpatico Titti al telefono.

Erano altri tempi è vero, ma la passione “era già molto forte, non solo sugli spalti ma anche tra noi giocatori. Sentivamo il fiato sul collo del pubblico, che nelle partite di cartello sfiorava le 8/9’000 unità. Si giocava in ben altre condizioni, ma le emozioni erano tantissime. Poi se nevicava, pala in mano, si puliva il ghiaccio tutti assieme per continuare ad allenarsi, anche a parecchi gradi sotto zero”.


Quando senti parlare Tiziano Gagliardi si avverte una grande emozione, lui purosangue biancoblù che a partire dagli anni ’70 ha fatto compagnia a tanti indimenticabili compagni, fra questi Panzera, Rossetti, il fuoriclasse canadese Andy Bathgate (“ che una sera si è anche finto batterista: era un trascinatore del gruppo pure fuori dalla pista”) e Gardner, tanto per fare alcuni nomi. Quante storie in quella vecchia Valascia! Alla vigilia dell`inaugurazione della nuova struttura, ci è parso giusto sentire l’ex attaccante leventinese che ha vestito per tanti anni la maglia HCAP ed ha esercitato anche l`importante ruolo di presidente (come detto prima), ereditando il testimone da Bruno Moor.


Partiamo dalla sua presidenza: anni non certamente facili.
Per precisione erano solo due anni e mezzo e ho accettato l’incarico perché evidentemente avevo l’HCAP nel cuore. Ho cercato di svolgere al meglio il mio lavoro, impegnandomi al massimo ma poi con il passare del tempo mi sono accorto che le mansioni diventavano più onerose e difficili da reggere e il peso delle responsabilità era considerevole. Psicologicamente e fisicamente era logorante: era diventato veramente arduo continuare. Inoltre la famiglia la vedevo sempre meno. Quindi ho ceduto il testimone ad Emilio Juri.


Tre anni comunque belli e intensi, soprattutto perché, grazie allo sciopero dei giocatori nella NHL, siete riusciti a portare alla Valascia nientemeno che Valeri Kamensky 
Con Bykov e Khomutov faceva parte del terribile terzetto della grande nazionale russa. Portare un simile campione è stato il successo di tutti, di Sergio Gobbi in primis. Vederlo giocare era davvero uno spettacolo: classe pura, colpo d’occhio eccezionale, un vero uomo squadra che si è perfettamente calato nel suo ruolo.


Un ricordo particolare?
Da presidente non posso dimenticare un derby disputato prima del Natale 1994 alla Valascia. Perdavamo 5-2 al termine del secondo tempo ma alla fine siamo riusciti a ribaltare la partita vincendo per 6-5 con Valeri e Peter Jaks assoluti e incredibili protagonisti. Con la mia presidenza siamo riusciti a conquistare due volte i playoff e, come giocatore non posso dimenticare nemmeno la promozione in Lega Nazionale A ottenuta nel 1982.


Insomma, di storie la Valascia ne può raccontare davvero tante. Ora in quella zona c’è un grande silenzio, occorre stare al passo con i tempi ed è per questa ragione che la dirigenza attuale ha dovuto (giocoforza) creare una nuova struttura con tutte le comodità del caso.
Passare davanti alla Valascia, ora spenta e silente, crea davvero una sensazione particolare e difficile da spiegare per chi, come me, ha vissuto una vita in quella pista, con e senza il tetto. Mi sono però anche convinto che nell’era moderna occorreva un cambiamento importante e questo è avvenuto grazie alla nuova “arena” costruita in prossimità del vecchio aeroporto. Quasi ogni giorno ci passo davanti e ogni volta l’ammiro. La struttura – dentro e fuori – è davvero stupenda, un vero gioiello nella sua semplicità e praticità. L’architetto Mario Botta ha fatto un grande lavoro. All’interno la gente sembra ancor più vicina ai giocatori. Questo può creare un ambiente eccezionale e stimolante.


Qualcuno dice che nella nuova pista si disperderà un poco lo spirito della valle.
Non credo proprio, perché il cuore e il tifo sono una cosa davvero speciale. Anche qui la Montanara salirà forte mal cielo e trascinerà ancora tutta la squadra. Il calore dei tifosi è davvero unico e la voglia di hockey ancora tanta.


Del resto i 4500 abbonati non sono mica una bazzecola.
Assolutamente e fra questi ci sono pure io. Ho preso un abbonamento anche per il mio nipotino Gabriele che ha solo un anno ed è già logicamente biancoblù. L’Ambrì è il cuore pulsante di tutta la Valle, la nuova pista sarà il punto di riferimento non solo per l’hockey ma anche per altri eventi sportivi, culturali e folcloristici. Sono convinto che saprà essere il punto di partenza del nuovo corso leventinese.


La squadra appare attrezzata per disputare un campionato all’altezza…
I giocatori ci sono, Cereda e Duca hanno fatto un grande lavoro per presentare una complesso competitivo. Molti addetti ai lavori dicono che l’HCAP è in grado veramente di dare fastidio alle grandi, vedremo.

La squadra ha in effetti completato l’organico con alcuni giocatori importanti come Bürgler e Pestoni, tanto per fare alcuni nomi.
Un mix perfetto di esperienza e entusiasmo giovanile. Sono convinto che l’HCAP saprà suscitare tanta gioia e se le premesse sono quelle che pensiamo, allora le soddisfazioni non mancheranno.

GIANNI MARCHETTI

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