Sport, 23 luglio 2021

Benito Guerra, la colonna dell’US Monte Carasso

Il ritratto e la storia speciale di un uomo di sport a cui tutti vogliono bene

MONTE CARASSO - Quando arrivo al campo sportivo di Monte Carasso non c’è ancora nessuno. Tranne lui. Benito è indaffaratissimo in uno dei magazzino della società. “Sto preparando i completi di allenamento, stasera si ricomincia”. È felice di rivedere i compagni di squadra, dopo la cortissima pausa che ha fatto seguito alla tribolata stagione scorsa. Prima di cominciare l’intervista mi offre un caffè. “Dai, vieni nel locale lavanderia, che così ti faccio vedere l’ultimo regalo che mi hanno fatto”. Entro e subito mi mostra la lavatrice industriale che è l’ultima arrivata. “Vedi qui, è facile farla funzionare, mi hanno messo anche un bigliettino per aiutarmi”. È più un promemoria, un aiuto per una persona speciale, dalla sensibilità speciale, con un cuore speciale, perché grande come un campo di calcio. “Il pallone è sempre stata la mia passione, ho anche giocato nel Giubiasco, ma poi ho dovuto smettere. Era troppo pesante per il mio fisico”.

Da quasi dieci anni in magazzino .E allora ecco che Benito converte la sua passione in un’altra maniera.
“Come ogni tifoso granata ho seguito per anni il Bellinzona nei suoi momenti più belli. Che magnifiche trasferte che abbiamo fatto, in tutta la Svizzera, con i miei amici e soprattutto con Romano (Monighetti, un cognome che da quelle parti ha una valenza speciale n.d.r.). Ti ricordi Omar, ci vedevamo spesso allo Stadio!”. 

Hai ragione Beni, che anni quelli, con il calcio ticinese che aveva quattro squadre in Lega Nazionale. Adesso da un po’ di tempo si occupa di organizzare il materiale per l’US Monte Carasso.“Saranno quasi dieci anni che giro qui al campo e ad un certo punto Francesco “Ceco” Monighetti mi ha chiesto se volevo entrare attivamente nella prima squadra. Ho imparato piano piano e adesso so fare tutto: vieni, che ti faccio vedere le maglie delle partite. Ci sono a maniche corte, a maniche lunghe, da casa e da trasferta”. 

Ma il suo compito non è solo preparare le maglie. “No già. Prima di ogni allenamento bisogna lavare le casacche, poi rimettere in ordine tutto. Poi ci sono le partite: dieci palloni da gonfiare, controllare che nella farmacia (quella portatile n.d.r.) ci sia tutto, che ci siano anche i coni. Ma soprattutto che ci siano tutte le maglie, con tutti i numeri”. Insomma, una bella responsabilità.

Le lunghe giornate e la gratitudine La sua giornata inizia prima di tutti.
“Quando ad esempio giochiamo la domenica pomeriggio in trasferta, io devo essere al campo già per le 9. Almeno un’ora e mezza prima dei giocatori, che a volte sono molto esigenti”. Già, il pallone troppo gonfio, la bibita ricostituente troppo calda, le bende protettive che mancano.

“A volte sono noiosi, non posso mica fare tutto io! Per un momento mi arrabbio, poi però torno subito tranquillo, perché penso che tanto sono giovani ed è normale a quell’età essere un po’più nervosi. Devo dire che mi danno una mano anche gli allenatori e il comitato, che ogni tanto li mettono in riga. Ma però mi vogliono bene, perché sorridono e scherzano con me. E io sono felice”. A dimostrazione di ciò non mancano i regali. “Già, mi regalano diverse coppe. Però recentemente ho dovuto liberare la casa, perché mia mamma mi ha detto che sennò dobbiamo uscire noi”.

Una vita per nulla agevole. Benito ha avuto una vita non facile. Due fratelli, uno dei quali gli ha regalato la gioia di diventare zio per due volte. L’altro è purtroppo venuto a mancare ancora in giovane età, poco più che trentenne, negli anni ottanta. Più recentemente poi, è stato il papà a lasciare la vita terrena. “Non è stato facile dir loro addio, ma mi hanno detto che stavano soffrendo molto e allora io mi sono rassegnato a vederli andare via. Ecco, così mi sono sentito meno male. Sai, ho 57 anni, comincio a diventare vecchio e ormai la vita va avanti”. 

Umana rassegnazione, ma con la consapevolezza di quanto vissuto. “Sono felice della mia vita, ho tanti amici in giro per il Ticino, che ogni volta che mi vedono mi fanno le feste. Lo sai che un mese fa siamo andati a giocare a Verscio e mi hanno regalato una felpa? Io ho detto per scherzare ai giocatori che sarei andato a fare il magazziniere là, ma mica mi hanno creduto”. 

Su dai Beni, sei troppo attaccato all’USM. Ma essere di Sementina e collaborare con la squadra dei “vicini” non ti ha mai creato problemi? “Mi hanno chiesto un paio di volte di andare da loro. Ma io ho giurato che resterò sempre a Monte Carasso: tanto col motorino da casa mia sono cinque minuti, non è un problema”.

Non solo pallone. Non c’è però solo il calcio nella vita di Benito. Ha un’altra grandissima passione. “Prima che arrivasse il Corona Virus andavo con la Pro Infirmis a vedere l’Ambrì, con tanti amici. Speriamo di potere ricominciare. Sono anche responsabile di una squadra di hockey, i Monte Carasso Avalanche, che giocano i tornei dei bar. Sono quello che chiama i time-out, in poche parole quasi un allenatore”. E altre passioni? “Mi piace molto fare del giardinaggio. Quando ero più giovane ho lavorato qualche anno per una ditta del Bellinzonese, ma poi ho dovuto smettere. Sai, ogni tanto ho problemi coi nervi, ma la schiena è il mio cruccio principale. Per quello adesso faccio solo il magazziniere. Di più non potrei”.

Ma dimmi un po’, hai paura del Covid? “Sicuro un po’ di paura ce l’ho, ma adesso mi vaccino, ho già l’appuntamento, così mi sentirò più libero. Anche perché così proteggo anche mia mamma, che si vaccina anche lei, ma solo fra un mese. Ma finirà anche il virus, sono sicuro”.

“Siate più ordinati”
Sto per lasciare il campo sportivo, Benito è già pronto a riprendere il suo lavoro. Prima però mi fa da guida nei vari magazzini. “Ecco, là dietro alla buvette c’è quello con dentro i palloni, i cinesini, i pali e tutto quello che serve per allenarsi come si deve. In quell’altra baracca ci sono le cose degli allievi. Tutto deve stare in ordine, sennò finisce che si perde il materiale”. 

Qual è, per concludere, il problema più grosso per te Benito? “I giocatori sono molto disordinati. Dico loro di riportarmi il materiale, poi non lo fanno, quasi ogni volta devo girare il campo perché manca una casacca o si è perso un pallone. Ragazzi, dovete essere più ordinati! Grazie. Benito”.


Omar Ravani

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