Sport, 12 luglio 2021

È la più forte di sempre? La discussione è aperta

La Nazionale di Petkovic ha regalato grandi momenti al popolo rossocrociato

LUGANO - Secondo il principe dei telecronisti RSI (Armando Ceroni), le cui certezze sono come l'acciaio, la Nazionale svizzera appena eliminata dalla Spagna dagli Europei, è la più forte di tutti i tempi. Un' opinione rispettabilissima, ci mancherebbe. Di certo, negli ultimi tempi la squadra di Vladimir Petkovic ha guadagnato un sacco di simpatie.


Tre i principali motivi: 1. i quasi 50 minuti giocati in dieci uomini con la mano sul cuore e in trincea contro gli spagnoli. 2. la grinta e la determinazione sciorinate dopo l' incidente di percorso contro gli azzurri; 3. le riprese televisive che mostravano il capitano non giocatore Xhaka arringare i compagni prima dei rigori. Tutto ciò ha fatto salire alle stelle (come mai accaduto nella gestione Petkovic) gli indici di gradimento. Perfetto, va bene. Tuttavia... Tuttavia dire che sia la più forte di sempre, potrebbe essere un azzardo.


Tracciare paragoni con rappresentative del passato, anche recente, è un esercizio complicato, per non dire antipatico. Ma siccome sembra sia diventato lo sport nazionale (anche il Blick ed altri mass media elvetici lo hanno fatto), anche il Mattino della Domenica ci prova, senza avere la pretesa di avere ragione o di voler influenzare chiunque. Di certezze, in questo campo, non ce ne sono e mai ce ne saranno. E allora ci permettiamo di lanciare la candidatura a quel simbolico titolo di cui sopra della nazionale dei Mondiali americani del 1994, diretta da quel permaloso di Roy Hodgson. Va pur detto che altri nazionali lasciarono il segno: quella del 1954, tanto per
fare un esempio, che giunse sino ai quarti di finale dei Mondiali casalinghi. Era un calcio diverso, meno fisico, meno atletico egiocato su ritmi piu blandi. Ma che fosse una squadra di livello lo dimostra il fatto che sino a settimana scorsa, e cioè sino a quando la Svizzera ha eliminato la Francia ai rigori, nessun altra compagine confederata era mai arrivata cosìlontana in un torneo internazionaledi prestigio.


Ma torniamo in argomento, torniamo alla Nazionale del triennio 1992-1995: Hodgson, che non era certamerte un rivoluzionario alla Sacchi, seppe adattare il suo credo calcistico ai cambiamenti in atto. Mise insieme un collettivo che per almeno 4 anni regalò grandi emozioni ai nostri tifosi. In quella squadra, tanto per dire, giocava un certo Alain Sutter, la parla bianca del calcio svizzero. Genio, talento ed efficacia. Anche sregolatezza, come si conviene ai grandi calciatori. Eppoi, che dire di Georges Bregy e Ciriaco Sforza, piedi buoni e intelligenti. Dinamismo e aggressività erano affidate ad Hottiger, Ohrel, Herr. Ma non solo: la cifra di gioco era garantita da un attacco di grande livello con i vari Knup e Chapuisat, una spanna sopra gli attuali attaccanti. Un collettivo che sapeva dare spettacolo.


Un’ultima considerazione: ai tempi dell' Hodgson ai Mondiali ci andavano solo 24 squadre (e non 32 come oggi) e agli Europei 18 (e non 24). E i gironi di qualificazione erano certamente meno facili di quelli attuali. Cosi, tanto per chiarire.

RED.

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