Svizzera, 06 luglio 2021

Sindrome da post Covid-19: “C’è anche chi si è suicidato”

*Articolo dal Mattino della Domenica. Di Mauro Botti

Nei primi mesi della pandemia, l'idea che alcune persone potessero sviluppare una condizione cronica dopo l'infezione da coronavirus non sembrava importante. Nelle fasi iniziali, infatti, era basilare salvare le vite umane. Con il passare del tempo, però, il long covid (con i suoi sintomi più ricorrenti come stanchezza cronica, respiro corto, dolori muscolari, tosse secca, mal di testa, difficoltà cognitive) ha assunto contorni più definiti ed è stato riconosciuto come una sindrome altamente debilitante.
 

Numeri implacabili, molti guariti 'a rischio'
 

I primi 'censimenti' di pazienti con long covid si concentrano sulle persone ricoverate in ospedale, che molto spesso riportano almeno un sintomo dell'infezione anche dopo diversi mesi dalla guarigione. Ma siccome la maggior parte di chi contrae la covid non richiede un ricovero ospedaliero, il metodo più preciso per capire la prevalenza del long covid è seguire nel tempo chiunque abbia ricevuto un tampone positivo. L'analisi più accurata è stata pubblicata dall'Ufficio di Statistica Nazionale del Regno Unito (ONS) che ha seguito 20’000 persone risultate positive fino ad aprile 2021: il 13,7% di esse riportava ancora sintomi dopo 12 settimane dal test. In pratica più di una persona su 10 tra i guariti di covid finisce per trascinarsi il long covid per mesi. Se estendiamo le conclusioni dello studio inglese al resto del mondo, vorrebbe dire avere oltre 16 milioni di persone con long covid in attesa di cure. Come spiegato su Nature, questa condizione colpisce prevalentemente le donne, nonostante siano gli uomini a rischiare più spesso di ammalarsi di covid in forma grave. Un altro studio dell'ONS ha trovato che il 23% delle donne colpite da covid ha ancora sintomi dopo 5 settimane, contro il 19% degli uomini. Il long covid sembra tra l’altro colpire con più frequenza le persone di mezza età: sempre secondo l'ONS, dopo 5 settimane dalla diagnosi la prevalenza della sindrome è del 25,6% tra i 35 e i 49 anni, mentre è meno comune (ma non infrequente) nei più giovani e nei più anziani. Il 9,8% dei bambini tra i 2 e gli 11 anni manifesta ancora sintomi dopo 5 settimane dal tampone positivo.

 

Cause diverse

Gli studi sulla biologia del long covid sono complicati da una questione primaria: si tratta di una malattia multi-sistemica, cioè

che colpisce vari organi. Non solo: sotto l'espressione long covid ricadono diverse 'famiglie' di disturbi. Difficile che il virus, in questi pazienti, sia ancora all'opera - l'organismo si ripulisce dal SARS-CoV-2 in qualche settimana - tuttavia alcuni frammenti virali potrebbero rimanere in circolazione più a lungo, persino per mesi, e continuare a confondere il sistema immunitario anche se non infettano più le cellule. Il long covid potrebbe essere la conseguenza di una reazione autoimmune, in cui un'iniziale attivazione esagerata del sistema immunitario finisce per rivolgersi contro organi e tessuti dell'organismo stesso anziché contro virus. Monitoraggi periodici del sangue e della saliva dei pazienti che ne soffrono hanno rilevato livelli alterati di citochine (le molecole che aiutano a regolare la risposta immunitaria) nel sangue, oltre ad alcune proteine spie di una disfunzione neuronale. A proposito delle ricadute cognitive, un'analisi dello studio inglese PHOSP-COVID, che ha tenuto traccia dei sintomi di 1'077 pazienti con long covid, ha individuato quattro gruppi di pazienti con sintomi diversi: tre di questi avevano difficoltà sul piano fisico e della salute mentale (ansia) ma nessun disturbo cognitivo, mentre un quarto gruppo mostrava lievi sintomi fisici, moderate alterazioni della salute mentale ma importanti difficoltà cognitive su memoria e linguaggio. I disturbi cognitivi sembrano manifestarsi separatamente dai restanti sintomi, una scoperta piuttosto inaspettata.

 

Qualcosa si può fare
 

Un trattamento vero e proprio contro il long covid ancora non c'è, ma fortunatamente stanno partendo i primi programmi di riabilitazione per questi pazienti (il sistema sanitario nazionale del Regno Unito ha finanziato con l'equivalente di 11,6 milioni di euro 69 cliniche in tutto il Paese, per aiutare chi soffre di questa condizione). Servono equipe multidisciplinari, perché ci sono pazienti che accusano anche una ventina di sintomi diversi, e occorre la volontà di riconoscere il long covid come una disabilità: i pazienti devono stare a riposo anche per diversi mesi. Si stanno inoltre studiando gli effetti sul long covid dei vaccini. Molti pazienti con questa condizione riferiscono infatti di sentirsi meglio dopo la vaccinazione, forse perché il vaccino cancella le tracce residue di virus nell'organismo, o perché aiuta a rimettere in asse il sistema immunitario.

*Edizione del 4 luglio 2021


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