Ticino, 31 maggio 2021

Le Officine e il Tricolore: “Basta dirigenti frontalieri”

*Articolo dal Mattino della Domenica

Un simbolo della lotta di classe. Quanti di noi si sono appassionati, sono stati vicino almeno con il pensiero, a quegli operai sporchi di grasso che hanno scioperato per la sopravvivenza delle Officine di Bellinzona? Siamo stati centinai, se non migliaia. Gli anni sono passati, ma il malandazzo, sotto la volta del capannone bellinzonese, continua ad imperare. “ Dopo solo due anni, un caposettore “semplice” è stato nominato vicedirettore”, ci informano dei dipendenti. “Il problema, secondo noi grave, è che non è stato mai allestito un bando di concorso per questa posizione. Come mai? Inoltre, il neopromosso non è nemmeno ticinese. Ora basta. Noi abbiamo lottato per il mercato del lavoro ticinese, per le “nostre” officine. Ora le stanno svendendo. Stiamo andando dalla padella alla brace”.
 

Via uno arriva l’altro
 

Un altro grattacapo è chi si prenderà il posto da caposettore lasciato libero dal nuovo dirigente: “Non preoccupatevi,

c’è già chi scalpita”, sostengono i nostri interlocutori. “C’è l’espertone nel fare i rapporti agli operai. Un altro che ha una grandissima esperienza per quanto riguarda le ferrovie. Infatti, lavorava per una fabbrica di penne. E inoltre, non è nemmeno lui ticinese. Questo è il trend delle FFS: prendiamo italiani e interinali, invece di ticinesi e operai formati”.
 

La posizione FFS
 

“ Se qualcuno è qualificato per un determinato lavoro, non importa se viene dall’Italia o dalla Svizzera: noi guardiamo la qualità”, ci avevano risposto le FFS a un articolo apparso qualche mese fa. La loro posizione, chiaramente, non è cambiata di un centimetro.

*Edizione del 30 maggio 2021
 

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