Il cittadino algerino aveva presentato una domanda d’asilo lo scorso 29 luglio al centro di registrazione di Chiasso. Dalla sentenza si evince che l’uomo è finito in carcere in tempi record e già il 2 agosto è stato condannato tramite decreto d’accusa a 45 giorni non sospesi.
In seguito l’esame della sua domanda d’asilo era ripreso. Ma gli esami dattiloscopici avevano permesso di determinare che l’uomo aveva già presentato una precedente domanda d’asilo in Belgio, il 15 ottobre 2019. Come da regolamento Dublino, la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha quindi chiesto alle autorità belghe la ripresa a carico del cittadino algerino. Il Belgio ha accettato ma il diretto interessato si è opposto.
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Egli ha presentato ricorso al TAF tramite l’avvocato Michael Adamczyk, sostenendo che “in Belgio vi sarebbe il pericolo di non poter ottenere un alloggio”, che “la quarantena che l’interessato dovrebbe osservare dopo la registrazione (in Belgio, n.d.r.) porrebbe problemi alla luce della sua politossicomania, che costituirebbe altresì fattore di rischio per il Covid-19 assieme alle carie dentali” e che “in caso di trasferimento il ricorrente potrebbe non riuscire a continuare il trattamento a base di Pregabalin, finendo per sovradosare l’assunzione di droghe”.
Ma i giudici del TAF hanno liquidato il ricorso, evidenziando come “il Belgio disponga di strutture sanitarie equiparabili a quelle svizzere” e che “nulla indica poi che le autorità di detto paese rifiuterebbero di prestargli assistenza”.
Oltre al ricorso i giudici hanno respinto pure la richiesta di assistenza giudiziaria, visto che le allegazioni ricorsuali erano “sprovviste di probabilità di esito favorevole”. Prima di andarsene, il cittadino algerino è quindi chiamato a pagare 750 franchi di spese giudiziarie.
Egli ha presentato ricorso al TAF tramite l’avvocato Michael Adamczyk, sostenendo che “in Belgio vi sarebbe il pericolo di non poter ottenere un alloggio”, che “la quarantena che l’interessato dovrebbe osservare dopo la registrazione (in Belgio, n.d.r.) porrebbe problemi alla luce della sua politossicomania, che costituirebbe altresì fattore di rischio per il Covid-19 assieme alle carie dentali” e che “in caso di trasferimento il ricorrente potrebbe non riuscire a continuare il trattamento a base di Pregabalin, finendo per sovradosare l’assunzione di droghe”.
Ma i giudici del TAF hanno liquidato il ricorso, evidenziando come “il Belgio disponga di strutture sanitarie equiparabili a quelle svizzere” e che “nulla indica poi che le autorità di detto paese rifiuterebbero di prestargli assistenza”.
Oltre al ricorso i giudici hanno respinto pure la richiesta di assistenza giudiziaria, visto che le allegazioni ricorsuali erano “sprovviste di probabilità di esito favorevole”. Prima di andarsene, il cittadino algerino è quindi chiamato a pagare 750 franchi di spese giudiziarie.
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