Svizzera, 16 dicembre 2020

Accordo sulla fiscalità dei frontalieri, "ulteriore beffa dell'Italia alla Svizzera"

L'accordo tra Svizzera e Italia sulla fiscalità dei frontalieri e la cui firma sembrava essere imminente è al centro di un'interpellanza del Consigliere nazionale Lorenzo Quadri, il quale denuncia un'"ulteriore beffa" da parte dell'Italia.

Quadri non è peraltro stupito dall'ennesimo ritardo. "La firma per il nuovo accordo sulla fiscalità sembrerebbe che non verrà apposta entro fine anno e sarà quindi posticipata a data indeterminata. Non che potessero sussistere molti dubbi al proposito”, si legge nel testo dell’interpellanza al Consiglio federale. “Sono infatti oltre cinque anni che la firma del trattato sarebbe, a mente del Consiglio federale dei suoi funzionari, ‘imminente’. Poi si procede di rinvio in rinvio”, spiega.

“Il viceministro dell’economia italiano Antonio Missiani a margine dell’ultimo incontro tra le delegazioni svizzera ed italiana ha rilevato che il suo Paese – che mai ha voluto il nuovo accordo – ha, oggi, “altre priorità”, legate ovviamente alla crisi da coronavirus. Anche la Svizzera ha altre priorità. I vantaggi previsti dal nuovo accordo sono chiaramente inferiori a quelli che ci si potrebbe legittimamente attendere (ovvero, trattenere sul territorio ticinese un ammontare equivalente, o comunque vicino, alla totalità delle imposte alla fonte versate dai frontalieri)”, sottolinea. “È ora di dichiarare fallite le trattative, disdire la Convenzione del 1974 e trattenere in Ticino la totalità delle imposte alla fonte versate dai frontalieri”, conclude Quadri.

Per questo motivo il parlamentare leghista chiede al Consiglio federale come valuta la situazione attuale e se è "ancora sostenibile" e di valutare la disdetta dell'accordo del 1974 che regola attualmente la tassazione dei lavoratori frontalieri.

Di seguito il testo integrale dell'interpellanza di Lorenzo Quadri:

Interpellanza al Consiglio federale

“Nuovo” accordo sulla fiscalità dei frontalieri: ulteriore beffa italiana alla Svizzera. Fino a quando il CF intende tollerare questo andazzo senza disdire unilateralmente la vetusta Convenzione del 1974?


Dai media italiani, ripresi da quelli ticinesi, si apprende che, contrariamente alla “rapida
conclusione” annunciata, il “nuovo” (?) accordo sulla fiscalità dei frontalieri si trova nuovamente arenato, per volontà italiana.

La firma quindi non verrà apposta entro fine anno, ma è ancora una volta posticipata a data indeterminata. Non che potessero sussistere molti dubbi al proposito. Sono infatti oltre 5 anni che la firma del trattato sarebbe, a mente del CF e dei suoi funzionari, “imminente”. Poi si procede di rinvio in rinvio.

Il viceministro dell’economia italiano Antonio Missiani a margine dell’ultimo incontro tra le delegazioni svizzera ed italiana ha rilevato che il suo Paese – che mai ha voluto il nuovo accordo – ha, oggi, “altre priorità”, legate ovviamente alla crisi da coronavirus.

Anche la Svizzera ha altre priorità. I vantaggi previsti dal nuovo accordo sono chiaramente inferiori a quelli che ci si potrebbe legittimamente attendere (ovvero, trattenere sul territorio ticinese un ammontare equivalente, o comunque vicino, alla totalità delle imposte alla fonte versate dai frontalieri).
I ristorni versati annualmente all’Italia, il cui ammontare si avvicina ormai ai 100 milioni all’anno ed aumenta in continuazione, servono urgentemente in Ticino a seguito dell’attuale crisi economica determinata dal covid.

Dopo quasi sei anni di negoziazioni infruttuose, è ora di dichiarare fallite le trattative, disdire la Convenzione del 1974 e trattenere in Ticino la totalità delle imposte alla fonte versate dai frontalieri.

Chiedo al CF:

-Il CF, che aveva preconizzato la conclusione rapida, ossia entro fine anno, del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri, è ancora una volta stato sconfessato dalla controparte italiana: qual è la sua posizione? Ritiene che questa situazione sia ancora sostenibile?

-Non ritiene il CF che sia giunto il momento di disdire la vetusta Convenzione del 1974 e di conseguenza di non versare più ristorni all’Italia, anche in considerazione del fatto che nel corso del 2020 il quadro economico è radicalmente mutato e queste risorse – ormai quasi 100 milioni di Fr all’anno – sono diventate indispensabili al Ticino a seguito della crisi economica provocata dal coronavirus?

Lorenzo Quadri
Consigliere nazionale
Lega dei Ticinesi


 

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