Sport, 06 dicembre 2020

“Orgoglioso della squadra, ma niente voli pindarici!”

Intervista a tutto campo con il presidente del Lugano Angelo Renzetti

LUGANO - Il presidente Angelo Renzetti è appena uscito da un periodo difficile: colpito dal Covid-19 ha lottato con grande tenacia contro il virus ed ora ha ripreso il suo posto sulla tolda di comando del FC Lugano. La salute è buona, il morale a mille perché la sua squadra è seconda in classifica ed è pure imbattuta. Un risultato che forse in pochi (e lui fra quelli) si aspettavano alla ripresa del campionato. Il cammino è ancora lungo e Renzetti, come sempre, predica umiltà e realismo. I conti, afferma convinto, li faremo a maggio. Niente voli pindarici, insomma… 

Allora presidente, come sta?
Diciamo che il peggio è passato. Le due settimane di crisi per il Covid-19 sono state veramente toste; non auguro a nessuno di trovarsi in quello stato di enorme spossatezza con i risvolti del caso. Inoltre avevo appena scoperto qualche altro problema di salute e mi hanno quindi curato anche quelli. C’è voluto un po’ per riprendermi fisicamente anche una volta dimesso dalla clinica ma a poco a poco sto tornando verso la normalità grazie anche a una serie di misure collaterali, tipo l’alimentazione più curata. 

Cosa dice a coloro che non hanno ancora capito cosa sta succedendo… 
Tutte le persone che vi sono passate dicono le stesse cose e cioè che mai avrebbero immaginato di vedersela così brutta. Si tratta veramente di un male invisibile e insidioso, talvolta sottovalutato e per questo più pericoloso. Nulla a che vedere con una normale influenza, ve lo posso garantire. 

Parliamo di campionato: le vostre partite contro il Sion e contro lo Zurigo sono state rinviate per il coronavirus. Si va avanti a singhiozzo, insomma... 
Rispetto all’hockey mi pare che vi sia persino maggiore regolarità. Certo sarebbe preferibile poter disputare tutti gli incontri e non avere partite da recuperare. Però devo dire che non mi sembra che i valori vengano alterati. Semmai in molti stadi è l’assenza del pubblico a togliere atmosfera e a rendere lo spettacolo per qualche verso più povero. 

Al di là di tutto c’è una bellissima realtà che si chiama Lugano. Secondo posto in classifica, imbattuto da 16 giornate e via dicendo. 
Da primo tifoso non posso nascondere una certa soddisfazione. Ma anche da azionista di maggioranza di una società che lotta anno dopo anno per far quadrare i bilanci (e ci riesce solo facendo salti mortali) sono orgoglioso di quanto stiamo facendo. Se ripenso al primo anno in Super League abbiamo fatti passi da gigante sia sul piano tecnico sia societario. Ogni stagione la squadra è migliorata e oggi penso si possa affermare di aver formato un gruppo eccezionale, con uno staff preparato e motivante. Faccio un piccolo esempio: un anno fa il Basilea ci superò a Cornaredo 3-0 in modo nettissimo. Nelle ultime due sfide li abbiamo per contro battuti tenendo magnificamente il campo. Detto questo il campionato appare quest’anno ancora più equilibrato del solito, quindi ogni partita è un vero e proprio banco di prova. E, come dico sempre, la riga si tirerà il mese di maggio. 

Qual è il segreto di questa squadra? Tutti dicono: non molla mai. Ma c’è anche dell’altro…
Il fatto di aver potuto mantenere quasi intatto l’organico è sicuramente stata una mossa fondamentale. A differenza di quanto accadeva spesso in passato non si è dovuto ricostruire nessun reparto ma si è ripartiti da una base eccellente mantenendo in bianconero, e lo dico a mo’ di esempio, elementi di grande prospettiva come Lovric. Per sostituire Yao è arrivato Guerrero e al posto di Da Costa abbiamo ingaggiato Osigwe. Poi sono arrivati Oss e Odgaard. Lascio giudicare a voi il mercato.

Maurizio Jacobacci ci ha messo tanto del suo… 
E’ un tecnico che mi è sempre piaciuto per la sua concretezza. Lavora molto ma non fa volti pindarici. Cerca l’assetto ideale per gli uomini a disposizione e procede su quella strada, infondendo autostima ai ragazzi e fiducia all’ambiente. Un’altra caratteristica importante è che non “piange” sulle assenze come fanno molti colleghi. Può aver fuori anche due o tre elementi ma manda in campo una squadra per vincere e si affida alle sostituzioni che nell’attuale calcio postcovid sono essenziali.

In questi giorni si prova a tracciare paragoni con il Lugano di Roberto Morinini. Lei ci vede qualcosa di simile? 
Guardare al passato nel quale era tutto molto diverso mi pare una perdita di tempo. Sarebbe meglio concentrarsi sul presente e sull’immediato futuro ed evitare di sprecare energie e di fare paragoni che lasciano il tempo che trovano.

Tema che va molto di moda: al Lugano manca una vera prima punta. E Odgaard? 
Quello della punta è un problema che ci assilla da qualche stagione ma che è spesso ingigantito dai mass media. Non è che a livello svizzero si vedano in giro molti attaccanti di spessore internazionale. Togliete Cabral e Nsamé il resto è nella norma. Noi che saremmo scarsi offensivamente abbiamo finora il secondo attacco della Super League. Quanto a Odgaard è giovane e veniva da un periodo di inattività. Contro il Basilea ha già mostrato progressi e grande volontà di far bene (vedi i due salvataggi difensivi oltre all’assist per Bottani). Dunque credo che potrà ancora darci soddisfazioni, senza dimenticare che il reparto può contare su Gerndt, Lungoyi, Bottani, Ardaiz e scusate se è poco. 

La vostra è comunque una rosa profonda. Tanti giocatori, tante opzioni. 
Ne ho appena accennato. Abbiamo una panchina lunga e di qualità ed è questo uno dei segreti delle nostre buone prestazioni nelle prime otto partite stagionali. Chiunque subentra porta valore aggiunto e non è un caso se in ben tre partite abbiamo segnato e fatto punti negli ultimi minuti con elementi partiti dalla panchina. 

Uno dei suoi pupilli, Mattia Bottani, ha segnato la rete decisiva contro il Basilea. Un altro motivo di grande soddisfazione… 
Ammiro da sempre Mattia perché credo sia uno dei migliori talenti che il calcio ticinese e svizzero abbiano avuto in quest’ultimo decennio. Poi la sfortuna ci ha messo spesso lo zampino, assieme alla grande sensibilità del ragazzo che di tanto in tanto si è magari lasciato un po’ scoraggiare dai continui stop. Spero che questa possa essere la volta buona. Al di là del gol domenica è entrato in campo con una determinazione che non gli vedevo da tempo e questo - per uno che ha i suoi mezzi tecnici - fa davvero la differenza.

Ma questo Lugano può vincere il campionato?
Non esageriamo. Lottiamo contro corazzate (vedi Young Boys) che possono spendere per un solo giocatore quello che noi investiamo per metà della rosa. Siamo comunque orgogliosi di quanto stiamo facendo e sono sicuro che lotteremo sino alla fine per una posizione consona al valore della squadra. L’importante è che anche l’ambiente - che in questo momento si sta esaltando - ci aiuti quando inevitabilmente arriveranno una o due sconfitte. E’ lì che si deciderà il nostro ruolo in questo campionato.

Che peccato che la stragrande maggioranza del vostro pubblico non possa vedere questa squadra dal… vivo...
E’ vero, anche se a Cornaredo non è che negli ultimi anni abbiamo fatto bagni di folla. Per la verità da quando il pubblico è stato ridotto d’ufficio ho notato maggior calore e sostegno. Domenica poi i 30 spettatori presenti hanno fatto tifo come se fossero stati trenta volte di più. Ovviamente se arrivasse un impianto moderno le coordinate cambierebbero, ora che Losanna ha inaugurato il suo stadio siamo rimasti l’unica città svizzera ferma alla prima metà del secolo scorso. E c’è ancora gente che va avanti, pretestuosamente, con i “se” e i “ma”.

Altro argomento che ogni tanto torna d’attualità: la vendita del club. A che punto siamo? 
E’ inutile ripetere quanto già detto a più riprese. Il momento particolare che il mondo sta vivendo da dieci mesi non agevola trattative o esborsi. Credo quindi che bisogna fare un bagno di umiltà e concretezza. Ne stiamo parlando proprio in questi giorni con Leonid Novoselskiy, azionista di minoranza. L’unico che finora mi abbia dato concretamente una mano.

MAURO ANTONINI

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