Ticino, 23 novembre 2020

I Longobardi, così lontani così vicini

Vicini perché probabilmente molti di noi conservano qualche caratteristica di questo popolo che dominò per due secoli anche sulle terre del Ticino, lontani non tanto per il tempo trascorso ma perché, tra i popoli germanici, erano quelli più difficilmente assorbibili nella cultura latina.

Bevi Rosmunda nel cranio di tuo padre”, la famosa frase rivolta da re Alboino alla moglie, figlia di Cunimondo, re dei Gepidi, sconfitto ed ucciso dal re dei longobardi, è diventata proverbiale. Rosmunda era stata l’unica risparmiata della famiglia e costretta a sposare il massacratore. Ma la crudeltà della situazione deve esser letta storicamente: era d’ uso in vari popoli conservare le ossa del nemico ucciso con l’intento di assorbirne la forza ed il coraggio. Rosmunda, comunque, non era una raffinata ricercatrice storica e si impegna subito ad ordire una congiura di palazzo contro Alboino che verrà ucciso nel 572.

Ma chi sono i longobardi che nel 568 entrano nella penisola italica, nella valle del Natisone e si installano a Cividale del Friuli? Provengono dalla Pannonia, la pianura del medio corso del Danubio (oggi Ungheria), probabilmente sono germanici ma circolano altre notizie su una possibile origine scandinava. Nulla di certo in quanto non avevano una scrittura. Questo popolo non è federato, come gran parte dei popoli Goti, già passati nei secoli precedenti in Italia. Si installano subito da padroni, non conoscono la cultura latina, non sono attratti dal modo di vita romano. I goti invece sì, volevano vivere perlomeno a livello romano, si erano inseriti nell’ esercito e si presentavano come alleati, cioè federati, dopo aver vissuto oltre i confini dell’ impero. Certo battaglie e stragi non erano mancate ma – con qualche eccezione come gli Unni – alla fine si insediavano in una zona ed accettavano l’autorità formale di un imperatore, mantenendo spesso l’ amministrazione romana. I longobardi, invece, sottomettono tutti i latini, impongono la loro autorità dopo aver sconfitto gradualmente i bizantini, cioè i greci, che da pochi anni dominavano la penisola. Via via i bizantini si ritirano nelle zone costiere, mare e navigazione non interessavano i nuovi arrivati, uomini nomadi legati alla terra. Con le due presenze, l’ Italia perde l’ unità politica e questa divisione, sempre più accentuata, durerà quattordici secoli.

La struttura politica



Perché i longobardi sono così particolari? Sembra che gli influssi di altri popoli siano minimi quando entrano in Italia. Non hanno alcuna scrittura e le notizie ci provengono dal testo “Historia Longobardorum” di Paolo Diacono, un longobardo vissuto alla corte franca nel IX secolo. Ma la struttura del potere è originale. Sono sì guidatati da un re, ma questi non è altro che un duca, tra tanti duchi, scelto al momento della migrazione, quando più forte era il pericolo di scontro e bisognava contare su una direzione unica. I duchi sono coloro che gestiscono veramente il potere su un gruppo di famiglie, le fare (attenzione alla toponomastica, molte località soprattutto nel nord – Italia hanno questo nome). L’ assemblea dei duchi vota dunque il re che decade appena il popolo si stabilisce in un luogo. Le decisioni, poi, vengono prese sempre dall’ assemblea dei duchi e degli arimanni, cioè gli uomini in armi. Ma questa tradizione non viene rispettata dal re Alboino che, una volta arrivato a Cividale, vuole rendere il proprio potere ereditario, una svolta che alcuni duchi non accettano. Con le loro fare, perciò, si staccano operando conquiste per conto proprio. Si creano così i ducati di Spoleto e Benevento, zone indipendenti che mantengono legami sempre più laschi con il nucleo centrale. Nel 603 viene stipulata la pace tra bizantini e longobardi con la mediazione del papa Gregorio Magno. Nei territori bizantini, prevalentemente marittimi e molto frastagliati, si sviluppano presto tendenze autonomiste con il costituirsi di milizie locali e cittadine per la necessità della difesa contro i longobardi. La frantumazione dell’ Italia in tanti stati parte da qui.



Per quanto riguarda la nostra zona è da ricordare l’arrivo dei franchi già nel 590, un’invasione da nord coordinata con i bizantini a sud. La battaglia della Tresa vede i longobardi perdenti ma i franchi presto si ritirano, probabilmente a causa di una pestilenza. Dal punto di vista politico c’è un’evoluzione. Le vere autorità locali sono i duchi, a capo di altrettanti ducati, ma non è possibile mantenere una disgregazione del genere. Tra il VI ed il VII secolo c’è un periodo di anarchia regale, con la perdita di varie zone rioccupate dai bizantini, da ciò la necessità di ricostituire un punto di riferimento unico. Pavia diventa la capitale e lì si riuniscono i duchi per eleggere il nuovo re, alla morte del precedente. Il re, però, è sempre uno dei duchi ed in un periodo in cui terra significa potere la sua autorità risulterebbe molto debole. Così una parte delle terre di ogni duca viene ceduta all’autorità regale e gestita dai funzionari del re come i gastaldi. Alcune zone ticinesi erano probabilmente gastaldati legati al ducato di Castel Seprio. La difesa è, dunque, assicurata. Dai latini i longobardi si distinguono anche per la religione: molti all’inizio sono pagani e, se cristiani, seguono l’eresia ariana. Ma diventati sedentari, molti si convertono al cattolicesimo e, come d’uso, tutte le loro fare.

Il diritto

Nel 643 il re Rotari, ultimo re ariano eletto da una assemblea plenaria, emana un famoso editto con cui cerca di preservare le tradizioni longobarde contro l’ influenza latina in particolare cerca di mantenere le classi sociali. Fino a quel momento c’era solo la consuetudine, tramandata oralmente. Però il codice segna anche il passaggio dalla faida al guidrigildo. La faida è la vendetta privata contro uno dei membri della famiglia dell’aggressore (anche oggi si parla di faida mafiosa) ed è tipica di una giustizia rapida, come quella dei nomadi. Il guidrigildo è invece la composizione in denaro; per stabilirlo sono necessari giudici, tribunali cioè una società sedentaria. Da questi risarcimenti si può ricostruire la classe sociale dagli arimanni agli aldii, cioè i semiliberi, ai servi, cioè i latini.



La faida viene mantenuta solo per punire i tentativi di scalata sociale. Liberare un proprio servo è sempre possibile ma l’unione tra una longobarda ed un servo costa la pena di morte per quest’ultimo e la riduzione in schiavitù della prima. Il tentativo di mantenere le due etnie separate è destinato al fallimento: già all’epoca di Rotari molti duchi erano convertiti al cattolicesimo e dunque non seguivano queste indicazioni. Di fronte alla costante fusione tra longobardi e latini non c’è legge che tenga e a metà dell’ottavo secolo vengono emanate nuove disposizioni (sotto Astolfo e Liutprando) in cui le classi sociali sono basate principalmente sul fattore economico.

Ma ormai l’alleanza tra i franchi ed il papato significa la condanna per i longobardi e nel 773 Carlo Magno, dopo aver ripudiato Ermengarda, sconfigge il suocero, re Desiderio. Carlo assume il titolo di re dei longobardi, oltre ad essere re dei Franchi. La sua carriera non è ancora finita.

Miriam Bergamo / MDD

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