Mondo, 24 ottobre 2020

Giovane musulmana rasata a zero per una relazione con un cristiano, i famigliari andranno in carcere

I genitori, lo zio e la zia della giovane ragazza musulmana picchiata e rasata a zero perché usciva con un giovane cristiano serbo (vedi articoli correlati), sono stati condannati venerdì in Francia a un anno di prigione, di cui otto da scontare e quattro sospesi. Inoltre, una volta scontata la pena i genitori saranno espulsi per 5 anni dal territorio francese.

Il caso aveva suscitato una forte commozione in Francia e anche all'estero, perchè ricorda il destino di migliaia di donne rasate alla fine della seconda guerra mondiale per aver avuto una relazione con un soldato tedesco durante l'occupazione.

All'udienza, la giovane ragazza e la famiglia del suo fidanzato, presente al momento dei fatti del 17 agosto, hanno affermato che era stata portata nella sua stanza, molestata dai famigliari di lei e rasata a zero dallo zio.

I genitori, lo zio e la zia hanno ammesso uno o due schiaffi e hanno sostenuto che era stato il padre a raderla per "punirla, affinché non uscisse più" dopo che era scappata per quattro giorni con il giovane serbo.

"I miei genitori mi hanno preso a pugni e calci", ha detto la vittima durante l'audizione degli, spiegando che erano contrari al loro matrimonio e al loro appuntamento "a causa della sua religione".

Ma i familiari hanno contestato questa versione e minimizzato le loro colpe, con lo zio dice che ha affermato che "quando una minorenne fa qualcosa di stupido, i capelli le vengono tagliati, è come una multa".

"Il fatto di avere i capelli tagliati, quando viene imposto, ci toglie la nostra bellezza, la nostra femminilità, è il simbolo che volevano trasmettere", ha castigato l'avvocato della vittima, Céline Party.

Gli avvocati della difesa, dal canto loro, hanno negato ogni "pestaggio". I lividi più vecchi "non possono essere attribuiti alla sua famiglia", è stato il suo ragazzo a "picchiarla", hanno assicurato. Per l'avvocato dello zio e della zia, "questo bambino ha tradito la verità".

"Avete a che fare con una diciassettenne innamorata che protegge il suo fidanzato e che non vede il male che sta facendo", ha sostenuto invece l'avvocato dei genitori della vittima.

Ma il giudice del tribunale penale di Besançon non ha creduto alla loro versione dei fatti e li ha quindi condannati mentre il fidanzato della vittima, comunque nemmeno sul banco degli imputati, è libero.

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