Sport, 13 ottobre 2020

Dario Rota e l’Atalanta: “Legame imprescindibile”

L’ex difensore bianconero racconta la sua grande passione per la Dea

LUGANO - Dario Rota segue con trepidazione le vicende dell’Atalanta, squadra di cui è tifosissimo sin da bambino. Un passione trasmessagli dal papà, cittadino di Almenno San Bartolomeo, provincia di Bergamo. Un legame, dice, imprescindibile: “Prima del Covid-19 ho saltato pochissime partite. Allo stadio Azzurri d’Italia ero praticamente di casa”. Una tradizione di famiglia, quella dei Rota.
“Ma è più di una tradizione, è un attaccamento quasi viscerale ad una realtà sportiva che in Italia, insieme a Napoli, credo non abbia uguali”. 

Una passione che sta debordando grazie ai grandi risultati ottenuti dalla Dea negli ultimi anni, sia in campionato sia in Champions League, torneo in cui ha sfiorato per pochi minuti la semifinale. “In un periodo così brutto come quello provocato dalla pandemia, l’Atalanta ha dato un po’ di gioia alla gente di Bergamo” afferma Dario Rota che abbiamo sentito nei giorni scorsi. L’ex difensore e centrocampista del Lugano, come tutti del resto, ha ancora in mente le tragiche immagini dei camion che trasportavano le bare con i morti del coronavirus.

“Sono stati attimi terribili ma i bergamaschi, gente tosta, lavoratrice e tenace, hanno reagito alla grande e si sono lasciati quei brutti momenti alle spalle”. E ora tutta Bergamo sogna. Sì, perché l’Atalanta è prima in classifica e secondo osservatori e analisti ha le qualità per arrivare sino in fondo. Juventus o non Juventus. Di questo e di altro abbiamo parlato con il buon Dario, attuale assistente di Ludovico Morresi nella Under 21 bianconera.

L’ex nazionale non nasconde fra l’altro una certa apprensione per un eventuale nuovo lockdown. “Dipende soltanto da noi, se saremo responsabili, tutto si risolverà per il meglio”.

Dario: ci racconti questa Atalanta...
Non sono sorpreso dai risultati colti negli ultimi anni. Sono figli di una progettazione seria, acuta e lungimirante. A Bergamo si è sempre lavorato bene, a partire dal settore giovanile, dal quale sono usciti tantissimi talenti. La società è solida, preparata e la proprietà competente. Percassi, poi, è un presidente che la sa lunga. A ciò si aggiunga un tecnico come Gasperini, che con le sue idee calcistiche ha trasformato la squadra in una vera e propria macchina da…guerra. 

E poi ci sono i giocatori: Gomez, per esempio. 
Lui è un fenomeno. Quando ha la palla al piede non glielo porti mai via. Veloce, intelligente, efficace, il Papu è il simbolo di un’Atalanta che ha una rosa molto competitiva e composta da elementi che inizialmente erano considerati delle scommesse o addirittura dei “rifiuti” di altre squadre, vedi Zapata. Tutti uniti attorno ad una bandiera, senza personalismi e senza spocchia hanno creato qualcosa di veramente importante.

Qualcuno ha paragonato l’Atalanta al Verona di Bagnoli… 
Hanno una sola cosa in comune: la voglia di rovesciare il potere dei grandi club come Juventus, Inter o Milan. Quel Verona, di cui bisogna sempre ricordare l’impresa del 1985, vinse lo scudetto ma poi col tempo si defilò finendo addirittura in Serie B. Non mi pare ci fosse un progetto duraturo dietro. A Bergamo invece si è costruito dalla base, promuovendo giovani interessanti in prima squadra, senza remore o tentennamenti. E si è andati a prendere anche giocatori che si possono definire, come
ho detto prima, delle scommesse. Alcuni di questi sono finiti in nazionale.

Può vincere lo scudetto?
L’Atalanta non ha paura di nessuno. Ha già dimostrato di poter battere chiunque. Ha un gioco ed un sistema collaudato ed una forza offensiva che pochi possono vantare. Inoltre l’ambiente è gasatissimo, c’è una sorta di simbiosi fra squadra e tifosi.

L’Atalanta è Bergamo!
Esatto. La città si identifica moltissimo nella squadra. La Dea è una sorta di religione, a Bergamo si vive e si respira nerazzurro per 365 giorni l’anno. Una cosa incredibile. È una tradizione che non smette mai di morire. È cosi da oltre cento anni… 

C’è qualche squadra che le ricorda l’Atalanta di Gasperini? 
Facendo le debite proporzioni, direi il Lugano di Roberto Morinini, quello del 2001. Tutti sapevano esattamente cosa fare e tutti remavano nella stessa direzione, uniti da un solo intento: vincere. In un contesto famigliare e di amicizia. Come a Bergamo. 

A proposito di Lugano e …Atalanta.
Una volta invitai Julio Rossi e Christian Gimenez a Bergamo per una partita dell’Atalanta. Alla fine rimasero allibiti dal grande ambiente dello stadio e dalla passione dei tifosi… 

Quali sono i ricordi del passato che maggiormente riaffiorano? 
Tantissimi. Ma in particolare quelli che riguardano l’Atalanta della Coppa UEFA 1987/88. Nell’occasione i nerazzurri sfiorarono di poco l’accesso alla finalissima, perdendo dal Malines in semifinale.

M.A.

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