Ticino, 08 ottobre 2020

Graziato un usuraio, ora può tornare in Ticino

Il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha parzialmente accolto il ricorso del titolare di Emme Suisse, patrocinato dall’avvocato Yasar Ravi, contro il divieto d’entrata in Svizzera emesso nei suoi confronti dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM). Il 54enne cittadino italiano è quindi libero di tornare in Svizzera.
 
L'uomo era balzato all’onore della cronaca alla fine del 2015, quando il sindacato OCST aveva fatto emergere i gravi casi di dumping salariale nella sua azienda. Era emerso che Marchi pagava i suoi lavoratori, tutti frontalieri, tra i 7 e gli 11 euro all’ora, ben al di sotto dei minimi salariali. Gli operai coinvolti erano decine, per un guadagno illecito di diverse centinaia di migliaia di franchi.
 
Nel 2017 il cittadino italiano era quindi stato condannato a 22 mesi di prigione sospesi con la condizionale, per i reati di usura qualificata commessa per mestiere e di falsità in documenti. L’Ufficio della migrazione del Canton Ticino aveva quindi informato il cittadino italiano della sua intenzione di revocargli il permesso G. Come risposta, egli aveva volontariamente restituito il permesso da frontaliere.
 
In seguito era intervenuta la SEM, che alla luce della condanna penale aveva deciso di emettere nei suoi confronti un divieto d’entrata in Svizzera della durata di tre anni. Ma il TAF ha ritenuto che tale provvedimento non fosse proporzionale e ha deciso di permettere al 54enne italiano di tornare da subito in Svizzera.
 
Con una motivazione alquanto fuori dal comune: “Può essere ancora utile puntualizzare – si legge nella sentenza emessa lo scorso 24 settembre - che le pratiche di “dumping salariale” si inseriscono in un sistema dove gli attori, tra cui i committenti delle opere e gli imprenditori, concorrono per cercare di ottenere il prezzo più vantaggioso sul mercato, con il rischio di “alimentare il sottocosto”. Questa concorrenza è suscettibile, in fin dei conti, di deresponsabilizzare gli uni e gli altri, favorendo un atteggiamento lassista nei confronti delle norme applicabili. In quest’ottica, il “dumping salariale” non è soltanto una violazione della legislazione sul lavoro e un reato individuale, ma diventa pure l’espressione di un comportamento collettivo. Benché questo aspetto non cancelli, evidentemente, la responsabilità personale dell’imprenditore, esso tende a relativizzarne il suo carattere esclusivo, ciò che vale anche per il ricorrente”. 


Guarda anche 

Aveva investito un ciclista durante un sorpasso, condannato a tre anni e 8 mesi di carcere

Un automobilista residente nel canton Giura responsabile di un incidente nel giugno 2019 è stato condannato a tre anni e otto mesi di prigione per tentato omicidio...
22.10.2021
Svizzera

Aveva chiesto soldi per interrompere una gravidanza che non c'era, condannata e espulsa

La donna camerunense di 40 anni, amante di un dirigente di un'azienda, che si era fatta versare quasi 235'000 franchi per porre fine a una sua presunta gravidanza...
21.10.2021
Svizzera

Poliziotta si dava malata per fare l'assicuratrice, dovrà pagare 50'000 franchi

L'ex agente della polizia cantonale di Basilea Città che si dava malata per fare l'assicuratrice (vedi articoli correlati) è stata condannata a paga...
21.10.2021
Svizzera

Il Tribunale federale annulla l'assoluzione di un attivista per il clima che aveva imbrattato una filiale di Credit Suisse

Il Tribunale federale ha annullato l'assoluzione di un attivista per il clima che aveva imbrattato una filiale del Credit Suisse con vernice rossa a Ginevra nell'...
14.10.2021
Svizzera