Ticino, 29 settembre 2020

23mila ticinesi entrati in contatto con il virus

Sono disponibili i primi risultati del progetto Corona Immunitas Ticino, condotto dall’Istituto di salute pubblica dell’Università della Svizzera italiana e dal Dipartimento economia aziendale, sanità e sociale della SUPSI. Si tratta dei risultati relativi alla sieroprevalenza dell’infezione da virus SARS-CoV-2 nella popolazione ticinese di età compresa tra i 20 e i 64 anni, che si attesta all’11%.
 

Lo studio Corona Immunitas Ticino
 

A partire da luglio 2020, 8'000 persone residenti in Ticino di età compresa tra i 5 e i 104 anni ed estratte casualmente dall’Ufficio federale di statistica sono state progressivamente invitate a partecipare allo studio Corona Immunitas Ticino, che fa parte di un’iniziativa nazionale denominata Corona Immunitas. L’iniziativa è guidata dalla Swiss School of Public Health (SSPH+) di cui sono membri fondatori USI e SUPSI, ed è supportata dall’Ufficio Federale della Sanità Pubblica, da diversi Cantoni e numerose aziende. La finalità dello studio è misurare la diffusione del virus SARS-CoV-2, lo sviluppo dell’immunità, l’impatto sociale, economico e le conseguenze dell’epidemia sulla salute, mentale e fisica della popolazione. Grazie ad un sistema all’avanguardia di raccolta e di gestione dei dati, Corona Immunitas Ticino consente anche di monitorare settimanalmente e mensilmente l’andamento dei sintomi dovuti al COVID-19, la percezione del rischio, e i comportamenti atti a ridurre la diffusione del contagio.
 

Un test di altissima qualità
 

Per misurare la presenza degli anticorpi contro il SARS-CoV-2 nel sangue, lo studio impiega un test sierologico sviluppato dal Centre hospitalier universitaire vaudois (CHUV) in collaborazione con la Scuola politecnica federale di Losanna (EFPL), e il Centro svizzero per la ricerca sui vaccini. Il test è particolarmente adatto per gli studi di popolazione e per dare dati accurati, precisi e attendibili durante tutte le fasi dell’epidemia, non solo quella acuta. I campioni di sangue sono stati prelevati a luglio presso gli ospedali dell’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) sulle persone che fanno parte del campione statisticamente rappresentativo. I test sierologici sono poi stati eseguiti dall’Istituto di Ricerca in Biomedicina (IRB), affiliato all’USI, e dal Laboratorio di microbiologia applicata della SUPSI, e ripetuti nei laboratori del CHUV. I campioni risultati positivi alla ricerca degli anticorpi indicano i partecipanti che sono stati infettati dal virus e che hanno sviluppato una risposta immunitaria.
 

I risultati della prima parte dello studio
 

L’altissima qualità del test impiegato e la rappresentatività del campione consentono di affermare che tra i circa 210'000 adulti residenti in Ticino circa 23'000 sarebbero a oggi entrati in contatto con il virus. Si nota che solo poco più di 2'000 casi sono stati notificati nel nostro Cantone dall’inizio dell’epidemia. Di fatto, alla prima fase dello studio, rivolta alla popolazione degli adulti di età compresa tra i 20 e i 64 anni, hanno aderito 1'300 persone che continuano a rispondere online ai questionari settimanali e mensili sull’evoluzione dell’epidemia e su come il suo impatto si modifichi nel tempo. Il test sierologico è stato eseguito su oltre la metà dei partecipanti (647). Lo studio Corona Immunitas a livello nazionale impiega lo stesso test, gli stessi metodi e le stesse procedure, consentendo così di confrontare i risultati del Ticino con quelli degli altri cantoni. La presenza di anticorpi al SARS-CoV-2 è stata rilevata nell’11% del campione in Ticino. Si tratta del dato più alto a livello nazionale. Più nel dettaglio, nel Canton Vaud si è registrata una sieroprevalenza del 7%, a Basilea del 4% mentre a Zurigo la stessa scende al 3%. Un altro dato interessante riguarda la diversità regionale della sieroprevalenza sul territorio ticinese: se a Locarno il dato è di poco superiore al 15%, a Bellinzona si attesta attorno al 10%, e le altre zone si situano invece a metà tra queste due cifre.
 

Guardando a questi dati ancora più nel dettaglio per fasce di età, in Ticino le donne tra i 20 e i 35 anni hanno una sieroprevalenza che sale al 18%, mentre per gli adulti fra i 50 e i 64 anni (sia uomini che donne) si situa intorno al 10%. È inoltre possibile effettuare un confronto con i risultati dello studio condotto dall'Ufficio del medico cantonale tra maggio e luglio (corrispondenti alla Fase 1 della pandemia), che ha però utilizzato un test diverso. Questo aveva messo in evidenza una sieroprevalenza dell’ordine del 9%. Ciò significa che più di due persone su cento sarebbe nel frattempo entrate in contatto con il virus, il che si tradurrebbe a livello della popolazione ticinese in oltre 4’000 persone tra i 20 e i 64 anni di età.
 

Le prossime tappe del progetto Corona Immunitas Ticino

Questi risultati confermano che il Ticino non solo è in grado di stare al passo con l’iniziativa nazionale della SSPH+, ma ne occupa un ruolo fondamentale essendo un Cantone fortemente colpito dalla pandemia. Il risultato di sieroprevalenza tra gli adulti rappresenta la prima tappa di un lungo cammino. Corona Immunitas Ticino infatti prosegue. Oltre a continuare nell’arco di un anno a monitorare la popolazione di età compresa tra i 20 e i 64 anni attraverso i questionari, non si esclude la possibilità di ripetere il test sierologico per contribuire ad una migliore comprensione degli eventuali fattori di rischio e dei relativi meccanismi di contagio e diffusione del virus. Inoltre, a partire da settembre 2020 è iniziata la seconda fase del progetto, che prevede il coinvolgimento di 2’000 persone di età inferiore ai 20 anni e 2000 dai 65 anni di età in su. Su queste due fasce della popolazione si sa ancora molto poco. Solo un campione ampio e rappresentativo ci permetterà di approfondire quello che sta succedendo tra i ragazzi in età scolare e tra gli anziani.
 

Questo è il motivo per cui la sfida è ambiziosa e la partecipazione cruciale. A tutti coloro che sono stati casualmente selezionati viene proposto di rispondere ai questionari online o, per gli anziani che lo desiderano, al telefono, e di effettuare il test sierologico. In questa fase, particolare attenzione viene data agli aspetti intergenerazionali di questa epidemia, compresi i rischi e le modalità di contagio, e i cambiamenti nei rapporti tra generazioni differenti. Per questo motivo a tutti i partecipanti viene offerta la possibilità di invitare a far parte dello studio persone di età inferiore ai 20 anni o superiore ai 65, con cui hanno avuto contatti regolari negli ultimi mesi.
 

Grazie al prezioso contributo dei numerosi partecipanti allo studio sarà così possibile nell’arco di dodici mesi (da luglio 2020 a giugno 2021) misurare l’impatto, le conseguenze e le implicazioni dell’epidemia di COVID19 in Ticino su individui, comunità, e società in senso ampio, e valutare l’immunità nella popolazione del Cantone.

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