Sport, 06 settembre 2020

Grande indimenticabile Clay: 50 anni fa il primo trionfo

Alla sua quinta corsa in formula 1 il pilota ticinese vinceva il GP d’Italia a Monza. L’amico e giornalista Pino Allievi ricorda l’impresa di Regazzoni

LUGANO - Di Clay Regazzoni si cominciò a parlare sul finire degli Anni Sessanta. Aveva gareggiato in Formula 3 (protagonista di un terribile incidente a Monte Carlo nel 1968), e poi si era messo di buzzo buono per scalare i vertici della Formula 2 e per trovare un sedile nella prestigiosa Formula 1. Enzo Ferrari, proprietario di una delle scuderie più prestigiose e vincenti al mondo, lo aveva già addocchiato e nel 1970, finalmente, gli offrì un contratto. Il ticinese di Porza lo ripagò alla grande, conquistando al debutto un inatteso quarto posto in Olanda. In quel periodo la Scuderia schierava Jacky Ickx come prima guida mentre il nostro Clay condivideva la seconda vettura con Ignazio Giunti. Ma il Drake aveva già detto chiaro e tondo che “lo svizzero sarebbe stato promosso sul campo per le sue capacità e il suo coraggio”. Fin che arrivò quel “magico” 6 settembre di 50 anni fa: in programma il Gran Premio d’Italia a Monza. Il giorno prima Clay avrebbe voluto festeggiare il suo 31esimo compleanno ma la morte dell’austriaco Jochen Rindt, piombato con la sua Lotus contro un guard rail poco prima della Parabolica e deceduto mentre veniva trasportato all’ospedale, rovinò tutto, anche se l’incidente non impressionò il pilota svizzero che il giorno dopo fece fuoco e fiamme sul velocissimo circuito brianzolo.

Come un vero e proprio “veterano” beffò il campione del mondo in carica Jackie Stewart e il francese Jean Pierre Beltoise e vinse il suo primo Gran Premio di carriera: una giornata storica per il Ticino e per il nostro paese, una giornata resa ancor più bella dall’oceanica invasione di pista dei tifosi della Ferrari. E allora per ricordare quell’evento di 50 anni fa ci siamo rivolti ad una delle penne più affermate del giornalismo italiano e in particolare del motor sport, Pino Allievi, amico e confidente del ticinese.

Pino: lei era molto amico di Clay Regazzoni…
Ero alle prime armi. Un giornalista che cercava di rubare il mestiere ai grandi professionisti di allora. Con Clay diventammo subito amici, fra di noi nacque una sorta di complicità che durò praticamente sino alla sua morte avvenuta nel 2006. Gli andai immediatamente in simpatia, al punto che nel 1970 mi chiese di accompagnarlo quando dovette recarsi a Maranello a firmare il contratto …

Fu una giornata storica.
Per entrambi. Non avrei pensato di accompagnare un pilota per firmare un accordo che lo avrebbe proiettato nel mondo della Formula 1. Siccome io abitavo sul lago di Como (dove risiede tuttora) ci trovammo alla dogana di Chiasso e lì lasciai la mia VW posteggiata nei dintorni e mi accomodai sulla sua roboante Alfa Romeo 1750. Non vi dico i brividi che provai sul percorso Chiasso-Modena. Quando arrivammo mi disse di aspettarlo in un bar. Avrebbe firmato e saremmo andati a festeggiare. Poi dopo un’ora si ripresentò felice e contento e mi ricordo che mi chiese dei gettoni per chiamare dalla cabina telefonica suo padre e sua moglie per comunicargli la bella notizia. Alla fine tornammo a casa. Entrambi felici: conoscevo Clay dai tempi della formula 3 e sapevo quanto ci tenesse alla Ferrari…

Poi arrivò l’estate del 1970...
Prima di Monza Clay si mise in evidenza in Olanda e in Inghilterra, collezionando due quarti posti. Non male per un debuttante. In quel periodo si alternava sulla seconda vettura con il pilota italiano Ignazio Giunti. Ma Ferrari sapevo che Regazzoni aveva qualcosa di più. E non caso diventò poi la seconda guida.

6 settembre 1970: cosa ricorda?
Che ero giovane ( ride). E già appassionato di quella che sarebbe poi diventata la mia professione, la mia vita. E Clay rappresentava una sorta di incentivo per il sottoscritto: con lui c’era sempre una battuta pronta, uno scherzo, c’era tanta umanità e reciproco rispetto. E quel Gran Premio d’Italia sapeva di poterselo giocare. Conosceva Monza, aveva ormai un ottimo feeling con la macchina e il team. Partiva per vincere, anche se in Ferrari l’uomo su cui puntare era Ickx… 

Ma le cose non andarono esattamente così.
No, perché Ickx si ritirò presto e la stessa sorte toccò a Giunti. A quel punto solo Regazzoni avrebbe potuto regalare la vittoria alla Rossa e all’immenso pubblico monzese. In gara si trovò a duellare con piloti del calibro di Rodriguez, Stewart, Cevert, Hulme e Beltoise. Una gran bella gara! Ricordo che nei 68 giri previsti, il leader cambiò 28 volte! Ma a Monza, o perlomeno alla Monza di un tempo senza chicanes, erano le scie a dettar legge… 

E cioè?
A causa dello sfruttamento delle scie, era quasi impossibile staccare gli avversari. Anche le vetture meno potenti potevano restare con i migliori. Ma Clay quel giorno fece un capolavoro strategico e a una decina di giri dal termine riuscì a scrollarsi di dosso Stewart e Beltoise ed annullare l’effetto scia. Fu letale. Gli ultimi tre o quattro giri furono di autentica passione: la Ferrari perdeva del carburante. Ad ogni istante avrebbe potuto fermarsi... E invece… 

E invece?
Riuscì a resistere e a tenere Stewart e Beltoise a oltre 4 secondi. Poi fu il tripudio. Una cosa mai vista sino allora nel mondo dello sport dei motori. Ci fu l’invasione di pista da parte del pubblico. Tantissima gente, tutti pazzi di gioia per una vittoria di un pilota che era ormai entrato nel cuore dei tifosi, soprattutto italiani. 

Regazzoni, malgrado fosse svizzero, era riverito dalla stampa e dai tifosi della Vicina repubblica come se fosse italiano… 
Il suo carattere fece la differenza. Quel modo di essere simpatico, disponibile e guascone non passò inosservato. Agli italiani piace questo tipo di persona. Ferrari fu naturalmente soddisfatto per la vittoria monzese. Il sodalizio fra i due andò bene sino 1974 quando a Maranello arrivò Niki Lauda, portato fra l’altro da Regazzoni… Ma questa è un’altra storia. 

Pino: a distanza di 50 anni, cos’altro possiamo dire? 
Personalmente conservo il bellissimo ricordo di un pilota quasi debuttante che vinse nel mio paese. Non scontato. Un uomo che un giorno diventò mio amico e avrà sempre un posto nel mio cuore. Gli volevamo tutti bene. Forse se fosse stato meno ingenuo avrebbe potuto vincere altri gran premi e sicuramente un titolo mondiale!

Servizio a cura di Mauro Antonini

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