Mondo, 01 settembre 2020

Il cavallo di troia cinese

Ho sempre ammirato Niall Ferguson, brillante e rispettato storico docente a Stanford ed Harvard e “Visiting Professor” all’università Tsinghua di Pechino. particolare nel suo saggio “ Il Grande Declino” da visionario anticipava come economia e cultura si stessero muovendo a passi da gigante verso l’Asia, futuro centro dell’economia mondiale secolo.

Mi hanno molto impressionato preoccupato due scritti. Il primo sul Tik Tok ed il secondo sul Covid 19, entrambi basati sui temi principali dello scontro (per ora freddo, ma sino a quando?) tra Stati Uniti e Cina a proposito di virus e di tecnologia.

Sul virus Ferguson sostiene: “La Cina ha causato il disastro del coronavirus, ma ora vuol prendersi il merito di averci salvati, non vicedirettore del Dipartimento dell’informazione del Ministero degli Esteri cinese ha il coraggio di sostenere la tesi complottistica”

Secondo Ferguson è un diritto di Trump di chiamare le cose con il loro nome, cioè sostenere che si tratta di un virus cinese. Così come nel 1968 si parlò di “ influenza di Hong Kong”, Domande scomode

L’intellettuale britannico, per contrastare la tesi cinese, pone sei domande al leader cinese Xi Jing Ping. Per brevità ci limitiamo alla seconda e alla terza domanda. Domanda n.2: “Oggi sappiamo che, in quel paese, tra il 12 dicembre e la fine del mese ci furono 104 casi di Coronavirus che causarono 15 morti. Perché il governo cinese ha ripetuto fino al 31 dicembre che non c’erano prove chiare che la trasmissione avvenisse tra esseri umani?”

Domanda n. 3: “Perché il 23 gennaio le autorità cinesi vietarono i voli da Hubei verso il resto della Cina, ma non verso il resto del mondo?”. Secondo le informazioni disponibili, i voli da Wuhan, diretti a Roma, Parigi, New York e San Francisco proseguirono fino a fine gennaio ed in alcuni casi anche a febbraio.

Ferguson ricorda che gli scrittori cinesi sono autori di molta letteratura e i ricercatori capaci di prodigiose scoperte scientifiche. Quindi il problema non sono certamente i cittadini cinesi. “Il vero problema della Cina – come quello della Russia prima del 1991- è essere in presenza di un unico partito”.

Finché un quinto dell’umanità – scrive Ferguson - verrà sottoposto alla volontà di un’organizzazione
corrotta senza vincoli e assetata di potere, il resto dell’umanità non potrà essere al sicuro.”

Tik Tok una minaccia?

Sul tema Tik Tok, Ferguson si domanda come faccia ad essere un pericolo per la sicurezza americana, ma risponde che si tratta della “ vendetta cinese” per un secolo di umiliazioni tra la “ Guerra dell’Oppio” e la Rivoluzione di Mao. La piattaforma Tik Tok è stata ideata nel 2012 da Zhang Yiming. Secondo gli esperti di tecnologia, gli esseri umani amano le immagini più del testo, soprattutto quelle in movimento.

A differenza di Facebook, il Tik Tok non è un social network, è un algoritmo
che utilizza i dati degli utenti per personalizzare i contenuti. Tra le ragioni della lotta al Tik Tok, secondo Ferguson, c’è la possibilità che possa trasformarsi in “un cavallo di Troia” per ottenere informazioni sugli americani, in quanto i dati raccolti vanno direttamente sui server in Cina.

Ferguson identifica tre pericoli per Washington da cui si innesca l’attacco alla piattaforma informatica: 1) Pericolo economico ai danni della posizione predominante di Facebook. 2) Pericolo per bambini ed adolescenti, in quanto l’algoritmo identifica ciò che ti piace e te ne fornisce una grande quantità incontrollabile. 3) Pericolo che si trasformi in una calamita per i pedofili per adescare le loro vittime.

La risposta cinese

Era inevitabile che le critiche di una personalità di spicco come Ferguson provocassero una risposta da Pechino. Il governo cinese sostiene che Tik Tok ha battuto la tecnologia made in USA con le proprie forze, senza l’aiuto dello Stato. Inoltre, rivolgendosi direttamente a Ferguson, evoca la sua nostalgia per l’impero britannico, causa di sciagure immani per la Cina. Nei confronti dell’Occidente e degli Stati Uniti in particolare, formula una critica dura, a sostegno della teoria del declino di quella parte del mondo. In particolare Pechino sottolinea:

1) Avete diseguaglianze crescenti causate da un’economia liberale.

2) Soffrite di inefficacia governativa causata da liberalismo politico.

3) Siete in presenza di un nichilismo causato dal liberalismo culturale.

Per ironia della sorte, Ferguson stesso conferma le critiche cinesi dicendo “Sono d’accordo anch’io”.

Vittorio Volpi / MDD


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