Mondo, 07 luglio 2020

Estate del 2020 fra fanatismo squinternato e crisi pandemica

I talebani “antirazzisti” non difendono i diritti civili, vogliono azzerare la storia

Quella che stiamo vivendo è una strana estate e non per particolari fattori meteorologici, a dispetto delle posizioni assunte dagli ormai insopportabili catastrofisti climatici per i quali, nelle loro visioni escatologiche, saremmo prossimi allo stadio finale dell’uomo e del suo mondo. È un’estate diversa perché, comunque la si voglia girare e rigirare, il confinamento (il cosiddetto “lockdown”) dei mesi scorsi, provocato dal maledetto virus cinese, ha lasciato sul terreno pesantissime ripercussioni economiche e sociali, che assumeranno dimensioni vieppiù drammatiche nei prossimi mesi, e cambiamenti di un certo rilievo nella nostra vita quotidiana.

Al rientro dalle vacanze…

È un’estate diversa perché, anche se le misure più restrittive adottate negli scorsi mesi sono in gran parte rientrate, molte cose e altrettanti comportamenti sono stati alterati, nella consapevolezza che con questo virus dovremo malauguratamente convivere ancora per diverso tempo. Il nuovo aumento dei contagi in Svizzera e altrove non è un bel segnale, ma d’altro canto era ampiamente prospettabile che dal necessario – e su questo non ci piove - allentamento di certe misure questa recrudescenza epidemiologica potesse in qualche modo riaffiorare. Vedremo, dopo il rientro dalle vacanze estive, come evolverà la situazione.

Lockdown impossibile

Al di là di tutto, una chiusura delle attività come quella vista in primavera e prospettata purtroppo ancora recentemente da certi scienziati e medici appare semplicemente inconcepibile, se non vogliamo mandare a ramengo il paese. Ne prendano buona nota certi integralisti del settore, che magari potrebbero anche smetterla di sparare tesi e controtesi, contraddicendosi a vicenda e giocando a fare gli esperti “vip” della situazione.

Com’era già la storiella che le mascherine protettive non servivano a nulla fino ad aprile-maggio, poi, improvvisamente, sono diventate necessarie in diversi ambiti, tanto che da lunedì 6 luglio 2020, saranno addirittura obbligatorie sui trasporti pubblici elvetici?

Contraddizioni sulla Cina

Stupisce intanto, ma solo fino ad un certo punto, che negli scorsi giorni le autorità di diversi paesi, compreso il nostro, abbiano decretato la quarantena ai cittadini provenienti da alcuni Stati, escludendola per altri. Si continua così a permettere gli arrivi dei voli dalla Cina, dove è nato e si è diffuso il coronavirus e dove attualmente si starebbe assistendo all’insorgere una nuova epidemia, suina, – come in gennaio per il coronavirus, le autorità preposte hanno però già fatto sapere che la malattia non è trasmissibile da uomo a uomo… con queste rassicurazioni siamo proprio a posto, non c’è che dire! -, mentre si applicheranno misure restrittive per quelli provenienti, per esempio, dagli Stati Uniti e dalla Svezia.

Già che accenniamo alla Cina, com’è che i grandi garanti dei diritti civili, quelli che ad ogni piè sospinto manifestano pedissequamente granitica fede antirazzista, vandalizzando insulsamente statue e monumenti storici, non fanno un cip sulla nuova legge sulla sicurezza, discriminante e discriminatoria, decisa da Pechino ai danni dei cittadini di Hong Kong (altro che “un paese due sistemi”)?

Com’è che questi grandi attivisti antirazzisti non hanno mai detto alcunché contro le persecuzioni degli Uiguri e di altre minoranze etniche e religiose da parte del governo di Pechino e di altri non democratici esecutivi?

Persecuzioni islamiche

Com’è che nelle manifestazioni di piazza dei Savonarola dell’intolleranza “politicamente corretta” (chi se ne frega dei divieti di assembramento in funzione anti pandemica: a certe aree politiche è permesso e tollerato di tutto e di più, come abbiamo visto nelle scorse settimane anche in Svizzera) non viene mai fatto alcun riferimento alle persecuzioni e alle discriminazioni nei confronti delle donne, degli omosessuali, nonché alle reiterate violazioni dei diritti dell’uomo in molti paesi a stretta osservanza musulmana (Iran, Arabia Saudita, Turchia e compagnia varia) e anche in nazioni comunistoidi come il Venezuela?

Eh, già! Per questi signori e per la loro svalvolata, ma molto ben pilotata e orchestrata, ideologia antioccidentale, non si tratta di una battaglia per affermare dei valori universali. Il loro principale obiettivo è infatti quello di cancellare i simboli ed azzerare la storia di un certo mondo, che, pur con molti difetti, ha comunque concretizzato le basi per quel sistema di diritti e doveri individuali, di libertà e di benessere di cui oggi godiamo. Questo mondo occidentale avrà ancora la forza e il coraggio di difendere i propri valori arrestando quello che, per diversi osservatori, appare come un declino forse inesorabile?

Aberrazioni grottesche

Dopo la devastazione e gli imbrattamenti di statue e monumenti di varie epoche, negli Stati Uniti e in Europa, azioni che con la giusta causa della lotta al razzismo non c’entrano proprio nulla, la furia iconoclasta affermatasi in questa pazza estate di anno bisestile sta investendo il linguaggio e anche certe pratiche della nostra vita quotidiana.

Al bando, dunque, i “moretti” (io continuerò a chiamarli così, in barba ai cretinetti del “politicamente corretto”), basta con le creme “sbiancanti” e anche certe regole del gioco degli scacchi non sono più accettabili. Avanti allora con le grottesche aberrazioni dei fanatici di turno, sostenute purtroppo da molti cosiddetti intellettuali e, naturalmente, da altrettanti mezzi d’informazione. Non è proprio una bella estate.

Iris Canonica / MDD

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