Mondo, 09 aprile 2020

Coronavirus, l’Oms sotto accusa: “Ha fatto disinformazione”

È durissimo l’attacco che il Wall Sreet Journal, uno dei più importanti quotidiani degli Stati Uniti, ha sferrato all’indirizzo dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Molti hanno puntato il dito contro l’operato dell’Oms e del suo direttore generale, Tedros Ghebreyesus, accusati di non aver saputo gestire l’epidemia provocata dal nuovo coronavirus. Anzi: c’è chi addirittura sostiene che l’Oms abbia peggiorato la situazione.

“La pandemia di coronavirus – si legge nell’editoriale del Wsj – offrirà molte lezioni su cosa fare meglio per salvare più vite e fare meno danni economici la prossima volta. Ma una cosa è già certa: per far sì che le future pandemie siano meno letali bisogna riformare l’Oms”. E qui entra in gioco la Cina.

Il pezzo ricorda come la settimana scorsa il senatore della Florida Rick Scott abbia chiesto un’indagine del Congresso sul “ruolo dell’Agenzia delle Nazioni Unite nell’aiutare la Cinaa coprire le informazioni riguardanti la minaccia del coronavirus”, avanzando un’istanza per sospendere i finanziamenti all’Oms. “Il marciume all’Oms – prosegue duro l’editoriale – in realtà va oltre la combutta con Pechino, ma questa vicenda è un buon punto di partenza”.

Il Wsj punta il dito contro l’Oms

Riavvolgiamo il nastro e partiamo dall’inizio. Il feroce editoriale parte da zero: “L’epidemia di coronavirus è iniziata in Cina, a Wuhan, probabilmente in autunno, forse a novembre, e ha poi accelerato nel mese di dicembre”. In un secondo momento, prosegue la ricostruzione del Wsj, “i funzionari taiwanesi hanno avvertito l’Oms il 31 dicembre di aver avuto prove che il virus potesse essere trasmesso da uomo a uomo. Ma l’agenzia dell’Onu, inchinata di fronte a Pechino, non ha invece una buona relazione con Taiwan“.

Si arriva al 14 gennaio, quando “l’Oms ha twittato: “Le indagini preliminari condotte dalle autorità cinesi non hanno trovato prove chiare della trasmissione da uomo a uomo”. E ha impiegato un’altra settimana per invertire questa disinformazione”. A danno ormai fatto, a cavallo tra il 22 e 23 gennaio, si apre quindi la diatriba sul dichiarare o meno Covid-19 un’emergenza sanitaria globale:

“Il virus si era già diffuso in diversi Paesi, e fare tale dichiarazione avrebbe preparato meglio il mondo. Avrebbe dovuto essere una decisione facile, nonostante le obiezioni di Pechino.
Eppure il direttore generale Tedros Ghebreyesus ha rifiutato di farla ed è volato in Cina”.

L’emergenza sanitaria globale, fa notare il Wsj, verrà dichiarata soltanto il 30 gennaio “perdendo una settimana di tempo prezioso, con il forte sospetto che il viaggio a Pechino fosse più di carattere politico che incentrato sulla salute pubblica”.

Le colpe di Ghebreyesus e gli altri errori

“La pandemia è stata dichiarata solo l’11 marzo”, ricorda ancora il Wall Street Journal, criticando anche altri statement diffusi nel tempo dall’Oms. Ma l’affondo del quotidiano statunitense è un attacco personale a Tedros Ghebreyesus, ritenendolo “responsabile della maggior parte degli errori commessi dall’Oms in questa epidemia” e affermando che “è un politico più che un medico”. E ancora: “come membro del Fronte di Liberazione del Popolo Tigray, di sinistra, è arrivato ad essere nominato ministro della Salute e poi degli Esteri dal governo autocratico dell’Etiopia”.

Il Wsj fa notare anche che, “dopo aver assunto la carica di direttore generale dell’Oms nel 2017, ha cercato di far nominare il dittatore dello Zimbabwe Robert Mugabe come ambasciatore di buona volontà dell’Organizzazione Onu”. Alla disamina del quotidiano statunitense, che aggiunge anche una pesante riflessione di natura geopolitica, bisogna considerare gli altri due scivoloni commessi dall’Oms: il non aver saputo fare il punto su alcune caratteristiche del virus (si diffonde nell’aria? E quanto vive sulle superfici?) e l’aver considerato prima inutili poi importanti le mascherine protettive.

Federico Giuliani / insideover.it

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