Mondo, 30 marzo 2020

L'UE implode, la Cina avanza, l'America resiste. È scoppiata la "guerra del virus"

Il coronavirus sta cambiando radicalmente il nostro mondo. Ha cambiato la quotidianità di centinaia di milioni di persone, ma sta cambiando (e forse è meno visibile) anche le relazioni internazionali, assumendo da subito una dimensione geopolitica. La sfida posta a tutto il pianeta dal Covid-19 è enorme e ha messo tutti i governi di fronte a scelte, strategie e cambi di passo cui nessuno pensava di dover mai far fronte. “È come una guerra” ripetono molti analisti. Quello che è certo è che gli effetti di questo virus possono cambiare gli assetti politici del mondo e rovesciare vecchi schemi che spesso soltanto le guerre hanno la forza di cambiare.

Quando tutto ebbe inizio

Per capire cosa sta accadendo davvero al nostro mondo bisogna partire da zero, da quella provincia cinese dello Hubei dove tutto ha avuto inizio e dove adesso tutto sembra poter avere fine. L’epidemia si inizia a espandere dal focolaio della profonda Cina per estendersi in tempi più o meno brevi verso il resto della pianeta. È una Cina che si trova a dover scendere a patti con l’America di Donald Trump, alfiere di quell’America profonda che vuole cambiare la globalizzazione in salsa cinese. La guerra dei dazi ha raggiunto quasi il punto di rottura. Poi il primo accordo: Xi Jinping e Donald Trump trovano l’intesa a tra Pechino e Washington, almeno in apparenza, sembra essere tornata una pace armata. Perché quella fra le due potenze non può essere realmente concordia, ma solo una tregua strategica per prolungare l’attesa di quella che gli esperti chiamano la trappola di Tucidide, lo scontro inevitabile.

Lo scontro Cina-Usa

La trappola sembra un po’ più lontana. Ma il mondo sembra destinato ad arrivare al punto di rottura. Trump sa benissimo che quello con la Cina è uno scontro che prima o poi l’impero americano dovrà affrontare: si scontrano due mondi, due visioni del mondo, due “destini manifesti”. E il terreno di battaglia non è solo il Pacifico – dove pure si concentra l’obiettivo del Pentagono – ma tutto il pianeta. La Cina sta uscendo dal suo enorme guscio terrestre, gli Stati Uniti arrancano per paura di vedere cadere la propria rete di interessi. La Russia osserva interessata sperando nell’asse interessata con la Cina ma senza dimenticare l’utilità dei rapporti con l’America. E l’Europa, al centro, diventa il grande terreno di scontro, oppure la grande preda.

Il virus passa su questo mondo in fermento scoperchiando un vaso di Pandora che forse per troppo tempo si è provato a tenere chiuso con scelte tattiche, ma mai con una visione strategica. E livellando tutti i Paesi colpisce anche le strutture più fragili. Il coronavirus non è un nemico che si può sconfiggere con armi o con sanzioni né lo si può rendere un proprio alleato. E questo implica che nel grande gioco del mondo sia entrato in campo un vero e proprio attore diverso da tutti gli altri. Un nemico comune di cui però tutti vogliono servirsi: forse commettendo un grave errore di calcolo.

Tremano le certezze

Così il virus travolge e esaspera tutto quello che è nelle corde del mondo. La Cina subisce un colpo durissimo e per settimane è silente. L’Occidente sembra aver trovato la via per allontanarsi dall’orbita di Pechino e Trump, figlio dell’America First, cavalca la guerra al “chinese virus”. Xi Jinping tace, perché la guerra interna alla sua Cina è devastante. Doveva essere l’inizio del secolo asiatico, ma l’epidemia e la paura dell’Oriente scatenano reazioni che sembrano in grado di fare tremare anche le certezze sulla Via della Seta. E mentre il virus avanza, procede anche la fitta diplomazia di Pechino che fa di tutto per evitare che soprattutto l’Europa faccia un passo indietro nei rapporti. Italia in primis.


L’Italia aiuta, e non poco, a comprendere la grande partita che corre parallela al coronavirus. Soprattutto per come si è comportata prima e dopo lo scoppio dei focolai. Roma, in bilico tra le sirene d’Oriente e i doveri dell’Alleanza atlantica, è uno degli Stati più attenti agli interessi cinesi in Occidente ed è il primo firmatario del G-7 di un Memorandum per la Nuova Via della Seta. Un qualcosa che a Washington non hanno mai accettato. Ma il virus sembra far vacillare alcune certezze visto che il governo italiano, quasi improvvisamente, blocca i voli diretti con la Cina per evitare il contagio. Pechino avverte Palazzo Chigi delle conseguenze. Ma dopo un po’ esplodono i focolai del nord Italia e lì scatta la grande controffensiva diplomatica. Il coronavirus diventa un’opportunità: la Cina, da untrice, può diventare l’unica
potenza in grado di salvare chi è in pericolo. Perché sa, almeno così sembra, come sconfiggerlo.

L’Europa implode

Nel frattempo però il virus passa su un’Europa e un Occidente che forse non aspettava altro che questo “cigno nero“ per risolvere crisi che non aveva il coraggio di risolvere. Trump preme sull’acceleratore e accusa gli europei di importare il virus in America, blocca i voli e si trincera nel suo continente-mondo. È l’emblema dell’America First, ma è soprattutto l’ennesimo segnale che gli Stati Uniti non sono più i protettori dell’Europa. Un’Europa che appare frastornata, quasi esterrefatta dall’arrivo del virus, e che vede l’Unione europea naufragare di fronte alla prima vera grande crisi del continente. L’effetto (vero) del coronavirus in Occidente, dal punto di vista politico, è infatti quello di aver infranto tutte le alleanze. Tutti hanno riscoperto confini e necessità di salvare se stessi. E in pochi giorni l’Unione implode.

In Europa il virus miete vittime. E nel frattempo l’Ue si dissolve come neve al sole. Scatta la grande guerra interna all’Europa. L’Italia, grande laboratorio di questo conflitto mondiale, rischia il crollo. I morti aumentano e l’Europa la isola. Nel frattempo Piazza Affari crolla così tanto che i servizi segreti, prima ancora che la Consob, lanciano l’allarme sulle scalate straniere per speculare sulle nostre disgrazie. Non solo isolati dal resto dell’Ue, ma anche assaliti. Una situazione drammatica su cui si installa la vera grande guerra, quella tra Cina e Stati Uniti. Che vedono nell’Italia la trincea.
La Cina sa che può puntare tutto sull’Italia per ristabilire la sua immagine di potenza benefica. Arrivano i medici cinesi e i primi carichi di aiuti. un gesto nobile ma strategicamente molto utile. Pechino si inserisce in un momento di forte debolezza dell’Unione europea e fa capire che l’Italia può trovare sostegno fuori (e non dentro) l’Europa. Una vera e propria controffensiva diplomatica che vede coinvolti anche i Balcani e la Spagna: approdi della grande Via della Seta nel Vecchio Continente.

Il virus travolge Bruxelles

A quel punto sembra intervenire l’Unione europea. Iniziano ad alzarsi le prime voci: qualcuno ha capito che quanto sta accadendo in Italia può avere conseguenze devastanti in tutta Europa e in Occidente e dopo la “gaffe” interessata di Christine Lagarde provano a intervenire la debolissima Ursula von der Leyen e lo stesso Emmanuel Macron, consapevole che ora la sua Francia può intascarsi la leadership europea cavalcando lo scontro tra Nord e Sud Europa nell’infrangere o meno le regole imposte da Bruxelles. Angela Merkel spara il suo bazooka per la sua Germania, ma nel frattempo impone a Italia e Spagna le regole del rigore, costringendole a scelte difficili. La timida von der Leyen prova a ricucire, ma lo spettacolo offerto dall’Unione europea è indegno rispetto ai presunti fini di questa alleanza. E l’Italia lo sa: ma lo sanno soprattutto le tre vere grandi potenze che possono giocarsi la guerra del virus anche sui destini di Roma.

L’Italia trincea d’Europa

Medici russi e cinesi e carichi di aiuti americani arrivano in Italia mentre l’Europa non sembra alzare un dito per offrire aiuto concreto al Paese. Ed è chiaro che adesso tutti hanno deciso di scommettere sul fronte sud dell’Europa. Gli Stati Uniti, colpiti dall’intervento cinese così evidente in Italia, fanno partire gli aiuti e si muovono Mark Esper, Mike Pompeo e lo stesso Donald Trump.

Nel frattempo i russi sbarcano a Pratica di Mare e vanno in direzione di Bergamo, altri aiuti che servono a Mosca per due motivi: far capire di non essere esclusa dalla guerra ma soprattutto di poter giocare un ruolo decisivo nella lotta al virus e nel futuro dell’Italia e dell’Europa. Con l’occhio interessato di Washington, come spiega Germano Dottori su Formiche.

Perché quella in atto è una sfida geopolitica enorme, in grado di cambiare alla radice gli equilibri di un Occidente che sta cambiando forma con l’arrivo di questo virus e si gioca su più fronti: medicina, intelligence, diplomazia ed economia. Il coronavirus scende coma una nube e toglie certezze e ipocrisie in un’Europa fragile e contraddittoria. E adesso sembra arrivata un giro di boa in cui può cambiare la leadership, può spaccarsi del tutto o può provare a rilanciarsi anche grazie a una Francia che sa di poter prendere le redini politiche di Bruxelles. Con l’Italia che deve ancora capire se può giocare un ruolo o diventare solo il campo da gioco.

Lorenzo Vita / insideover.it

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