Mondo, 18 marzo 2020

Il colpo al cuore all'UE

Ancora non si sa se questo virus verrà sconfitto o meno con il caldo ed è presto per iniziare a pensare ad una possibile tregua estiva nella battaglia che si sta conducendo per il suo ridimensionamento. Si sa invece che, di fronte ai colpi del virus, a sciogliersi è stata l’Unione europea. Le istituzioni comunitarie nel giro di pochi giorni hanno visto i propri pilastri squagliarsi, le proprie fondamenta ideologiche e politiche dimostrarsi mera argilla di fronte al peso di una storia che ha dovuto improvvisamente virare rotta per sopravvivere.

Le convinzioni, quelle che per anni hanno retto ogni orientamento economico e politico del vecchio continente, le stesse che hanno ritenuto di ritrovarsi lungo un cammino irreversibile situato nella cosiddetta “parte giusta della storia”, sono state spazzate via sotto i colpi funesti del coronavirus. Ed oggi l’Europa si è riscoperta, prima ancora che vulnerabile, tanto spiazzata quanto impaurita.

Addio vecchia Ue?

Il primo vero pilastro crollato ed imploso sotto l’impulso del Covid-19, è stato quello della libera circolazione di uomini e merci all’interno del territorio comunitario. Un principio quest’ultimo regolato in gran parte dal trattato di Schengen, il quale ha di fatto abolito i confini e le barriere all’interno dell’Unione europea. Anche durante i mesi più bui degli attentati terroristici nel Regno Unito od in Francia il trattato non è mai stato messo in discussione. La sospensione di Schengen è sempre stata vista come extrema ratio, a volte come ultima minaccia per quei governi che magari provavano a tirare un po’ più la corda in fase di trattative con istituzioni comunitarie o con altri Stati membri.

Da quando l’epidemia ha fatto la sua comparsa nel vecchio continente, uno dopo l’altro diversi Paesi hanno, nel giro di poche ore, ripristinato i confini. Prima l’Austria nei confronti dell’Italia, poi la Slovenia sempre per trincerarsi contro la diffusione del Covid-19 nel nostro paese, poi la Polonia, la Repubblica Ceca, la Slovacchia, l’Ungheria, fino ad arrivare niente meno che alla Germania. Proprio Berlino, fautrice e guardiana di alcuni dei pilastri fondanti e fondamentali della comunità, ad un certo punto in preda al panico derivante dall’aumento dei contagi ha scelto di far evaporare in poche ore il principio di Schengen.

E la stessa commissione, alla fine, non ha potuto far altro che prenderne atto. L’esecutivo europeo, che assomiglia sempre più ad un organismo in grado di parlare solo a sé stesso e senza alcuna presa sulle reali decisioni dei vari governi, ha dettato delle linee guida ed alla fine potrebbe decretare lo stop degli ingressi nel territorio comunitario per almeno 30 giorni. In poche parole, i cittadini che non rientrano nel trattato di Shengen non potrebbero più circolare. Nei fatti, tutto questo segnerebbe la fine dei principi stessi del trattato, la fine dell’inderogabilità del principio di libera circolazione, la fine per l’appunto di ogni convinzione fin qui espressa da sempre in ambito comunitario.

Il crollo del mito dell’austerity

Ed alla stessa maniera, a cadere giù rovinosamente in questi giorni è stato anche l’altro pilastro che in questi anni ha retto le politiche europee: l’austerità. Il mantenimento del controllo del deficit entro i parametri di Maastricht, è stato un mantra ripetuto di anno in anno, di finanziaria in finanziaria, di legge in legge. Tutto è stato fatto in funzione dei decimali a cui attenersi, delle percentuali da non sforare, dei soldi da non spendere. Lo sanno bene i greci, che dal 2009 hanno iniziato a subire la scure della troika: lo shock che stiamo subendo noi italiani in questi giorni, lo hanno provato i cittadini ellenici all’inizio dello scorso decennio. Il nostro paese è entrato improvviso in guerra contro il virus, i greci 10 anni fa si sono ritrovati di punto in bianco con stipendi dimezzati ed a volte anche senza casa, cambiando il proprio stile di vita da un giorno all’altro in nome di una fantomatica guerra ad un debito dichiarato insostenibile.

Ma anche l’Italia dell’austerità ne sa qualcosa, anzi molto più di qualcosa. Oggi però ancora una volta è da Berlino, capitale che più ha difeso la strenua tenuta dei bilanci, che sono arrivati improvvisi rovesciamenti di fronte. La guerra al virus ha costretto Angela Merkel a mettere sul piatto almeno 500 miliardi di Euro. Un bazooka l’ha definito il ministro dell’economia Olaf Scholz, un colpo in canna contro la crisi provocata dal virus. Ma anche contro ogni principio di austerità, di vincoli di bilancio ed ogni regola fino ad oggi ritenuta fondamentale. E la commissione dal canto suo, dicendosi pronta a garantire flessibilità sugli aiuti di Stato, ha cancellato un altro vincolo fino ad oggi politicamente invalicabile.

L’Unione Europea è stata letteralmente demolita dai colpi del virus, il quale ha viaggiato più velocemente anche della storia, della stessa storia fino ad oggi ritenuta, all’interno del vecchio continente, irreversibile.

Mauro Indelicato / insideover.it

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