Svizzera, 03 marzo 2020

"La Svizzera non paghi le prestazioni AI dei figli dei rifugiati residenti all'estero"

In merito alla recente sentenza del Tribunale federale (TF) che ha dato diritto ai figli dei rifugiati residenti all'estero di ricevere le prestazioni complementari all’AI (vedi articoli correlati) il Consigliere nazionale Lorenzo Quadri ha inoltrato lunedì una mozione in cui chiede che il Consiglio federale si adoperi affinchè la decisione del TF venga resa nulla sottoponendo al Parlamento la necessaria base legale.

Con una spesa sociale di 175 milioni di franchi annui, argomenta Quadri, è necessario risparmiare sulle prestazioni sociali erogate a cittadini stranieri. "Pur essendo un piccolo passo – si legge nella mozione – quanto proposto fa in modo che la sentenza del TF costituisca un nuovo filone di spesa".

Di seguito il testo integrale della mozione inoltrata da Quadri al Consiglio federale :

I figli residenti all’estero di rifugiati non devono partecipare alle complementari AI/AVS dei genitori

Con la presente mozione si chiede al Consiglio federale di sottoporre al Parlamento la necessaria base legale affinché i figli residenti all’estero dei rifugiati NON abbiano diritto a partecipare alle prestazioni complementari all’AI ed all’AVS dei genitori.

Motivazione

In una recente sentenza, il Tribunale federale (TF) ha riconosciuto il diritto alla partecipazione alle prestazioni complementari all’AI del padre ai figli residenti all’estero di un rifugiato.

Nel concreto, si tratta delle due figlie residenti in Francia di un cittadino del Ciad che ha ottenuto lo status di rifugiato
in Svizzera nel 1994, e che dal 2005 percepisce una rendita AI. Le due figlie sono frutto di una relazione extraconiugale del padre.

Il “Decreto federale sullo statuto dei rifugiati e degli apolidi nelle assicurazioni per la vecchiaia, i superstiti e per l’invalidità” prevede, per l’ottenimento di queste prestazioni, il domicilio in Svizzera dei beneficiari.

Il TF ha però stabilito che, poiché ai cittadini elvetici non è richiesto il domicilio in Svizzera, non ci sarebbero indicazioni che il legislatore abbia voluto introdurre una regolamentazione differenziata per i rifugiati. Di conseguenza, farebbe stato la Convenzione di Ginevra secondo la quale tutti devono avere il medesimo accesso alle prestazioni sociali.

La spesa sociale in Svizzera ammontava nel 2017 a circa 175 miliardi di Fr. Il solo Canton Ticino spende 50 milioni all’anno in prestazioni assistenziali a cittadini stranieri; la somma è raddoppiata nel giro di appena otto anni, tra il 2010 ed il 2018.

E’ quindi evidente che occorre risparmiare sulle prestazioni sociali a cittadini stranieri. Quanto proposto dalla mozione costituisce un piccolo passo in questa direzione, onde evitare che la sentenza del TF apra un nuovo filone di spesa.

Si chiede pertanto al CF di presentare al Parlamento la proposta di base legale necessaria affinché quest’ultimo possa approvarla, stabilendo così formalmente quell’eccezione che, a mente del TF, il Decreto federale sopra citato non sarebbe sufficiente a giustificare.

Lorenzo Quadri
Consigliere nazionale
Lega dei Ticinesi

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