Opinioni, 19 febbraio 2020

L'IRE ed il negazionismo occupazionale

La votazione popolare sull’iniziativa di limitazione, che chiede la disdetta della libera circolazione delle persone, si avvicina. E quindi l’establishment tutto deve fare la propria parte a sostegno della politica delle frontiere spalancate. Ecco dunque sopraggiungere con il proprio contributo di propaganda politica il mitico IRE (Istituto ricerche economiche) dell’USI. In precedenza l’istituto si era già distinto con l’indagine sul frontalierato, affidata ad un ricercatore frontaliere (o ex frontaliere). Da essa emergeva, ma tu guarda i casi della vita, che la sostituzione di lavoratori ticinesi con permessi G come pure il dumping salariale sarebbero semplici fantasie. “Sono solo percezioni” dichiarava il direttore Rico Maggi.

Adesso arriva la nuova indagine compiacente. Vi si sostiene che il Ticino è un Cantone super-competitivo, che l’economia va a gonfie vele (intendendo ovviamente: va a gonfie vele grazie alla libera circolazione delle persone che i soliti populisti e razzisti osano mettono in discussione). Al direttore Rico Maggi la frizione scivola al punto da fargli uscire la seguente dichiarazione: “La disoccupazione? Se ne parla solo perché è interessante per la politica”. Ah ecco! Sicché anche la disoccupazione sarebbe una percezione; per non dire una balla populista. Il direttore dell’IRE può andare a raccontare questa perla a chi la mancanza di un lavoro la vive sulla propria pelle. Solo un dato: il tasso di disoccupazione ILO in Ticino è dell’ 8.1% contro il 5.1% della Lombardia. Quindi tre punti percentuali in più. Se ne è accorto anche il sindacato OCST. In Ticino ci sono oltre 8000 persone in assistenza. I sottoccupati sono raddoppiati in un decennio. Però adesso arriva il buon Maggi a raccontarci che non esiste alcuna emergenza occupazionale in questo ridente Cantone simile al Paese della Cuccagna, ma quando mai: sono solo storielle ad uso della politica.

Si dà invece il caso che quella occupazionale sia l’unica vera emergenza in Ticino (altro che “clima”). E la politica sarebbe irresponsabile a non occuparsene! Anzi, proprio il lavoro deve essere la prima priorità della politica.

Ed il mercato del lavoro ticinese si salva solo con il ritorno alla preferenza indigena e la disdetta della libera circolazione delle persone.

Su impulso della Lega, la città di Lugano ha deciso di stanziare più fondi a sostegno dell’occupazione dei residenti. Non certo per “alimentare fantasie” ma perché chi è a contatto con i cittadini e con i loro problemi sa che la situazione sul territorio non ha nulla di roseo. Chi invece passa le giornate in un ufficio di legno pregiato a taroccare statistiche su commissione magari ha una “percezione” diversa.

Sarebbe bello se la disoccupazione fosse solo un’invenzione. Invece è, sfortunatamente, il pane quotidiano di troppi cittadini ticinesi.

Davanti a certe boutade “negazioniste” (per usare un termine alla moda) dell’IRE c’è da chiedersi se abbia senso continuare a tenere aperto all’USI un istituto di ricerche economiche che pare essersi specializzato nella divulgazione di “fatti alternativi”, detti anche “fake news”, ad uso e consumo dell’establishment euroturbo.

Lorenzo Quadri  

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