Ticino, 05 febbraio 2020

Malasanità in Ticino, "la sera di Capodanno ho rischiato di finire davvero male"

*Dal Mattino della Domenica

I casi di malasanità o di scarsa attenzione nei confronti di potenziali pazienti sono ormai all’ordine del giorno in Ticino. Negli ultimi mesi il Mattino della Domenica ha portato alla luce alcune situazioni imbarazzanti che si sono verificate negli ospedali o in case di cura del nostro Cantone e che per poco non costavano la vita a chi non è stato soccorso nei dovuti modi. La lista si è purtroppo allungata la sera dello scorso 31 dicembre, quando un ragazzo di appena 23 anni ed afflitto da seri problemi mentali si è visto rifiutare il ricovero in due strutture ticinesi preposte alla cura di pazienti di questo tipo. Assurdo! Eppure vero, come ci ha raccontato il diretto interessato (il nome è conosciuto alla redazione), che si è rivolto al nostro giornale per “far sapere alla gente cosa succede dalle nostre parti”.
 

Una brutta storia provocata da uno stato psicologico precario…
 

Erano mesi che non stavo bene. Avevo smesso di prendere le pillole che il medico mi aveva prescritto perché vedevo che non davano i risultati previsti – ci dice il nostro interlocutore - Il mio stato d’animo non era certo dei migliori, spesso accusavo dei momenti di tristezza ed abbandono. Vivo ormai da solo, i miei genitori si sono trasferiti a Zurigo e quindi devo sbrigarmela da solo. Quando ho cominciato ad accusare i sintomi della depressione ho chiesto aiuto ai medici. I quali, per altro puntualmente, hanno iniziato a curarmi… Ma presto mi sono accorto che i medicamenti non facevano nulla o quasi: prendevo una pastiglia al mattino e il suo effetto durava sino alle prime luci della notte. Poi iniziavano gli incubi.
 

Cioè?
 

Mi chiudevo in me stesso e non riuscivo più a socializzare.È brutto quando si perde la voglia di fare le cose più normali, e si perde l’autostima. In quei momenti tutto diventa più difficile. Peggio è quando subentra la paura: pensi lei che non riuscivo più ad avvicinarmi nemmeno al lift per scendere in strada. Era come scalare l’Everest. Insomma: stavo male. E il fatto che le pastiglie non facessero effetto mi stroncava… E così arriviamo al 31 dicembre del 2019…Visto il mio stato d’animo, avevo deciso di starmene da solo. Grave errore. I miei genitori erano via e le mie sorelle per cavoli loro. Non accettai l’invito di nessuno e rimasi incollato davanti alla TV. Poi improvvisamente mi è venuto addosso la malinconia e sono stato colto da sentimenti nefasti. Ho cominciato a delirare, cosa che non era mai successa prima, e a quel punto sono caduto per terra e quindi svenuto. Per fortuna la vicina ha sentito il tonfo(il giovane pesa quasi 100 kg, ndr) e subito mi ha chiamato per vedere cosa stesse succedendo. Quando non ha ricevuto risposta dopo diverse sollecitazioni, ha potuto entrare in casa, visto che la porta non era chiusa a chiave. Quando mi ha visto mi ha soccorso e subito, aiutata dal marito, mi ha portato al pronto soccorso di un ospedale del Distretto.
 

A quel punto cosa è successo?
 

Non avevo riportato ferite e mi ero ripreso. Quindi, dopo essere stato visitato da un medico di turno (che non era uno psicologo), mi ha dato delle pastiglie da prendere e mi ha rispedito a casa, fra le proteste della mia vicina di casa. La quale ha avvisato una delle mie sorelle che immediatamente mi ha raggiunto. Non in ospedale ma a casa, visto che nella struttura non potevo starci, perché non c’era uno specialista! Nemmeno uno di picchetto.
 

E in seguito...

Tornato a casa, invece di migliorare, cominciai a piangere e ad urlare. Nonostante la presenza di mia sorella e della signora che mi aveva soccorso. Entrambe sono andate in tilt nel vedere il mio stato d’animo ed hanno chiamato una casa di cura per vedere se potevano ricevermi. Risposta: venga domattina, in questo momento non ci sono dottori a disposizione. Ma come: una casa di cura non dovrebbe avere almeno uno specialista durante le ore notturne!
 

Quindi?
 

Quindi, grazie ad una persona a noi conosciuta, abbiamo contattato un infermiere che immediatamente è venuto a casa per accudirmi. Una persona che ringrazierò per tutta la vita. Ha lasciato la cena in cui si trovava e nel giro di mezz’ora ha raggiunto il mio appartamento dove è riuscito a calmarmi. L’indomani mi ha condotto personalmente in una clinica del Sopraceneri, dove sono rimasto per alcuni giorni. Poi sono stato rilasciato. Adesso mi curo con una psicologa che viene due giorni per settimana a casa. Le cose vanno un pochino meglio. Ma quella notte ho davvero rischiato di finire male.
 

Cose dell’altro mondo? O del terzo mondo? No, cose che accadono nel nostro beneamato Ticino.

*Edizione del 2 febbraio

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