Sport, 03 febbraio 2020

Sartori dixit: “Grazie Olten, ti devo il mio riscatto!”

Intervista con il difensore impegnato nel difficile torneo di Swiss League

OLTEN - Riccardo Sartori è uno dei prodotti più interessanti dell’hockey ticinese. Nato a Lugano il 10 settembre 1994, dopo una gavetta con i GDT Bellinzona e con l’Ambrì Piotta, è approdato negli Èlites del Lugano ed in seguito Patrick Fischer e Peter Andersson lo hanno promosso nella prima squadra bianconera nel 2013. Il giocatore ha avuto il suo spazio ma poi lentamente ha visto il suo minutaggio diminuire (causa anche gli infortuni) e così ha accettato l’offerta dell'Olten, club di B nel quale si sta togliendo non poche soddisfazioni. Al punto che il Bienne lo ha ingaggiato settimana scorsa, facendogli firmare un contratto biennale.

Riccardo Sartori: sei sempre stato considerato una grande promessa. Il fatto di firmare per questa stagione con l’Olten non ha rappresentato un passo indietro?
Mi ero accorto che, più passavano gli anni, più nei miei confronti era un po’ scemata la fiducia da parte dello staff tecnico. Poi un brutto infortunio all’anca mi ha complicato le cose e con i Ticino Rockets ho disputato poche partite. Cosi mi sono detto che sarebbe stato meglio fare un passo indietro e ripartire da Olten per ritrovare la mia migliore forma, sperando poi di tornare in National League come è puntualmente accaduto.

Come è stato il passaggio nella categoria cadetta?
Ovviamente il livello è diverso, specialmente per quanto riguarda il ritmo, oltre al gioco fìsico. Comunque mi sono ben adattato, mi sono insomma rimesso in gioco ed ho dimostrato di poter tornare su buoni livelli.

Olten è una delle piazze più calde in Svizzera...
Il club mi ha fortemente voluto e mi ha accolto con grande entusiasmo, aiutandomi ad inserirmi al meglio nella squadra. L’Olten ha delle ambizioni e punta ad un campionato di vertice. Non escludiamo di voler tentare la promozione, staremo a vedere, la lotta sarà sicuramente agguerrita. Sono veramente contento.

In difesa hai la possibilità di giocare al fianco di un elemento di esperienza quale Luthi, che ha già vestito per alcuni anni la maglia del Langnau e dello Zugo.
Con Simon ho trovato sicuramente un ottimo affiatamento e questo mi ha permesso di giocare con una certa disinvoltura e continuità.

Su cosa ha lavorato in particolare dal profilo tecnico?
Giocare in modo semplice e concreto: più si è pragmatici meglio è per il collettivo. Si evita così di commettere errori che possano favorire l’avversario.

Come ti trovi con il tecnico svedese Fredrik Sodestrom?
Direi bene. Lui arrivava dal campionato norvegese, ovviamente ha dovuto capire un attimo come funzionavano le cose ma ora tutto sta procedendo bene ed anche il dialogo con noi giocatori è più che mai vivo. Un tipo disponibile.

Gli allenatori scandinavi tendono a valorizzare un gioco arioso e spettacolare, con il logico dispendio di energie. Ad Olten come è andata?
Diciamo che ha dovuto scegliere una via di mezzo, comunque il nostro team ha saputo adeguarsi alle indicazioni ed i risultati si sono visti.

Vi ha aiutato molto sicuramente l’entusiasmo di Olten, la gente vi segue con grande interesse ad ogni partita.
Effettivamente la media è di circa 3000 spettatori a gara, mentre nelle partite più importanti si arriva addirittura a 6000 spettatori. Per noi giocatori è importante sentire I apporto dei tifosi, che ci hanno seguito in massa sin dalle prime amichevoli. In una pista rinnovata come la Kleinholz è ancora più bello giocare.

Segui le partite di Lugano ed Ambrì: che idea ti sei fatto?
Con Pelletier l'HCL mi sembra messo meglio, sono convinto che i bianconeri hanno le carte in regola per fare ottime cose. Mi sembra che Bertaggia e compagni siano sulla buona strada per accedere ai playoff. Per quanto riguarda l’Ambrì, la sua posizione non è facile visti i numerosi infortuni che ha dovuto sopportare. Non è facile gestire la situazione, Luca Cereda ha fatto quello che ha potuto, malgrado i problemi l'HCAP si trova ancora lì a lottare per arrivare sopra la linea.

Tra i vari allenatori che ti hanno seguito, chi devi ringraziare in modo particolare per la tua crescita tecnica?
Ce ne sono diversi, comunque Christian Wohlwend — che ora allena il Davos — mi ha permesso di compiere un primo importante salto di qualità, oltre a Patrick Fischer che, con Andersson, mi ha promosso nella prima squadra del Lugano.

G.M.

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