Mondo, 27 gennaio 2020

Che cos'è il nuovo coronavirus cinese

All’origine dell’epidemia di polmonite che ha messo in ginocchio la Cina e allertato il mondo intero c’è il virus ribattezzato 2019 novel coronavirus, abbreviato nella dicitura 2019-n-Cov.
La malattia è stata identificata per la prima volta nella città di Wuhan alla fine del dicembre 2019. In poche settimane decine e decine di persone sono state contagiate in tutto il Paese, mentre altre sono morte. Il misterioso morbo si è diffuso anche all’estero creando una psicosi collettiva.

L'origine del coronavirus

Il focolaio del nuovo coronavirus è a Wuhan, una megalopoli di 11 milioni di abitanti situata nella provincia dello Hubei, nella Cina centrale. L’origine esatta è stata localizzata nel mercato ittico di Huanan – adesso chiuso – dove si vendevano, tra le altre cose, anche le carni di animali selvatici.
I primi casi sono comparsi al termine dello scorso anno. Molti dei primi pazienti che avevano manifestato i sintomi dell’infezione avevano lavorato o visitato come clienti proprio il mercato all’ingrosso della città, in cui si potevano acquistare pesce, frutti di mare ma anche animali da allevamento, pollame e serpenti.

Il virus

A finire sotto la lente d’ingrandimento per la diffusione del nuovo coronavirus è finita una specialità della cucina di Wuhan: la zuppa di pipistrello della frutta. Per alcuni esperti potrebbe essere l’ipotetico intermediario sconosciuto della patologia fra uomo e virus.

In altre parole, gli scienziati ritengono che gli ospiti naturali del coronavirus possano essere i pipistrelli, ma che tra loro e gli umani possa esistere un veicolo. Due le opzioni: la citata zuppa oppure i serpenti.

L’agente patogeno è un coronavirus della famiglia a cui appartengono anche quello della Sars (la sindrome respiratoria acuta severa ) e la Mers (la sindrome respiratoria del M.O.).

Il nome deriva dalle particolari punte a forma di corona presenti sulla superficie del virus. I coronavirus sono comuni in moltissime specie di animali anche se, in alcuni rari casi, possono effettuare una mutazione e infettare l’uomo, per poi diffondersi nella popolazione.

Quando parliamo di un “nuovo coronavirus” intendiamo dire che siamo di fronte a un nuovo ceppo di coronavirus che non è mai stato identificato nell’uomo.

Fino a oggi conoscevamo
sei tipi di coronavirus umani, a cui si è aggiunto l’ultimo arrivato da Wuhan. Ecco la lista completa: 229E (coronavirus alpha), NL63 (coronavirus alpha), OC43 (coronavirus beta), HKU1 (coronavirus beta), e poi i più celebri, MERS-CoV (il coronavirus beta che causa la Middle East respiratory syndrome), SARS-CoV (il coronavirus beta che causa la Severe acute respiratory syndrome) e infine 2019 Nuovo coronavirus (2019-nCoV).

Sintomi e diagnosi

Del virus cinese sappiamo ancora poco. Gli esperti sono tuttavia riusciti a tracciare una sorta di identikit basandosi sugli aspetti comuni degli altri coronavirus, che possono causare malattie da lievi a moderate, un banale raffreddore o vere e proprie sindromi respiratorie.
Scendendo più nel dettaglio, i sintomi più comuni di un’infezione da coronavirus nell’uomo comprendono febbre, difficoltà respiratorie, naso che cola, mal di testa e tosse, ma anche – nei casi più gravi – mancanza di respiro, dolori muscolari polmonite, brividi, sindrome respiratoria acuta, insufficienza renale e morte.

Come avviene il contagio

I coronavirus umani si trasmettono da una persona infetta a un’altra mediante colpi di tosse, saliva, starnuti o attraverso contatti diretti. Un esempio? Stringere la mano a un paziente infetto e portarsela alle mucose. È rischioso anche toccare un oggetto o una superficie contaminati dal virus e poi portarsi le mani, non lavate, su naso, occhi o bocca.

Come si cura

Al momento non esistono vaccini per prevenire il nuovo coronavirus. Esiste tuttavia un test per identificarlo. Chi contrae la malattia viene trattenuto in isolamento negli ospedali o in casa per evitare il contagio. I sintomi generici sono trattati con i farmaci contro dolore e febbre o antibiotici. I medici consigliano ai pazienti infetti di bere molti liquidi e riposarsi.

L'identikit delle vittime

Dando uno sguardo ai dati anagrafici delle vittime colpite, la maggior parte di loro rientra nella categoria degli anziani. Nessuno dei primi contagiati aveva meno di 48 anni e molti soffrivano di malattie preesistenti, come il diabete e morbo di Parkinson. In un secondo momento, seppur con una frequenza minore, il coronavirus ha ucciso e colpito anche persone più giovani.  

Federico Giuliani / insideover.it

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