Ticino, 21 gennaio 2020

"Spesa kulturale: la Lega aveva ragione!"

*Dal Mattino della Domenica

Ma guarda un po’: l’Ustat (Ufficio cantonale di statistica) dà ragione alla Lega! Ed infatti i dati di recente pubblicati relativi alla spesa kulturale ticinese (nel 2017, ultima informazione disponibile) non lasciano spazio a molti dubbi.

Il Ticino, con una spesa kulturale annuale procapite di 395.1 Fr, è il quarto Cantone svizzero dove si spende di più, dopo Basilea città 921.9 Fr (!), Ginevra (891 Fr!), Neuchâtel (397.4 Fr).

Da notare che la media nazionale, pur dopata dagli spropositati valori di Basilea città e Ginevra, è di 314.9 Fr: quindi, sensibilmente inferiore al dato ticinese!

Non solo: tanto per citare un esempio, a Lucerna la spesa kulturale procapite è di “appena” 216.5 Fr all’anno; quindi poco più della metà di quella ticinese! E non ci risulta che Lucerna sia un Cantone di beceri incolti; al contrario, è il Cantone del celebrato KKL, modello del GUTTALAC!

A Berna, invece, la spesa kulturale procapite annuale è di 242.8 Fr, nei Grigioni di 251.7 Fr, nel Vallese di 291.2 Fr, a Zurigo di 334.8 Fr, in Turgovia di 154.8 Fr, in Argovia di 165.7 Fr, nel Canton Soletta di 157.5 Fr, eccetera eccetera! Mentre il Cantone più “risparmioso” di tutti è

Svitto, con 107.9 Fr!

Ohibò: vuoi vedere che - proprio come da ANNI vanno dicendo i “beceri leghisti” - in questo sfigatissimo Cantone spendiamo troppo per la kultura e troppo poco per la promozione del LAVORO per i ticinesi?

Coda di paglia

Da notare che, nei primi giorni dell’anno, la statistica con il confronto intercantonale sulla spesa kulturale procapite è stato diffuso via social (uella) dal municipale e consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri,corredata da un commento critico. E naturalmente la casta si è subito messa a starnazzare, dimostrazione di una lunga coda di paglia!

Dal canto suo, Quadri non si scompone: “La spesa pubblica deve darsi delle priorità, e la priorità è l’occupazione dei ticinesi. Oltretutto, spendere meno per la cultura non significa giocoforza farne meno. Non credo, ad esempio, che nel Canton Lucerna si faccia la metà della cultura che si fa in Ticino. Si tratta per contro di coinvolgere maggiormente gli attori privati nel finanziamento, rispettivamente di migliorare il grado di autofinanziamento dell’offerta culturale: che, se è valida, trova anche degli sponsor. Funziona così in tutto il mondo”.

*Edizione del 19 gennaio 2020

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