Sport, 29 dicembre 2019

Dall’HCAP all’Inter fino all’ACB… con un comun denominatore: il Turku

Ieri i leventinesi alla loro prima partecipazione alla Coppa Spengler hanno incrociato i bastoni con i finlandesi, ma la polisportiva Turun Palloseura ha una storia che riguarda la vicina Italia e il Bellinzona calcio

DAVOS – Dici TPS Turku e pensi all’hockey. Dici TPS Turku e pensi a Petteri Nummelin, a Ilari Filppula e a Kimmo Rintanten. Dici TPS Turku e pensi alla storia dell’hockey europeo e quello luganese. Dici TPS Turku e ti torna in mente la sfida giocata ieri dall’Ambrì Piotta sotto le volte della Vaillant Arena valida per la Coppa Spengler. Ma il TPS Turku è questo e molto altro…

Il Turku, che in questa edizione del torneo grigionese ha ereditato il pesante posto del Kalpa Kuopio che, allenato da Sami Kapanen, 12 mesi fa riuscì a imporsi nella finalissima contro il Team Canada, dovrà lottare oggi contro il Davos per assicurarsi un posto in semifinale dopo la sconfitta incamerata ieri contro Flynn e compagni.

Ma il TPS Turku, ovvero il Turun Palloseura, è anche la squadra hockeystica che fa parte della polisportiva finlandese i cui colori nel mondo calcistico vengono difesi dalla formazione, il TPS, che dal 2019 milita nella Ykkönen, la seconda divisione del campionato di calcio, dopo aver perso lo spareggio contro il KPV. Una formazione che negli anni ’80, e precisamente nella stagione 1987/88, passò alla storia come “La Corea” dell’Inter, chiaro riferimento alla clamorosa eliminazione subita dall’Italia nel Mondiale del ’66 per mano della Corea del Nord che estromise gli azzurri grazie alla rete di Pak Doo Ik.

Ma andiamo con ordine: il 21 ottobre 1987, la grande Inter allenata da Trapattoni ospitò a San Siro il modestissimo Turun Palloseura che, nella partita di andata dei sedicesimi di finale di Coppa Uefa, si impose incredibilmente, ma in maniera totalmente meritata, per 1-0. A decidere la sfida fu un bolide di Mika Aaltonen a smentire tutti i pronostici e a mettere nel ridicolo la squadra nerazzurra. Un’onta, sottolineata anche dai giornali della vicina penisola, che non venne cancellata neanche dalla vittoria ottenuta per 2-0 dai nerazzurri al ritorno che valse ai meneghini il passaggio del turno.

Doveva essere una squadra materasso, ma la formazione di Turku diede una vera e propria lezione di calcio ai ragazzi di Trapattoni che furono la prima squadra italiana a perdere contro una formazione finnico. Anche le statistiche di quella sfida inchiodarono l’Inter: due tiri in porta, un approccio al match superficiale e nessuna reazione di carattere dopo la rete incassata nei primi minuti. Quello che doveva essere in divario netto e insuperabile tra le due squadre, venne annullato e addirittura capovolto dal 21enne Aaltonen che pochi mesi dopo venne acquistato dallo stesso club dell’allora presidente Pellegrini, senza mai trovare spazio.

Il finlandese, quindi, conobbe la Svizzera e il nostro campionato, visto che i nerazzurri lo parcheggiarono al Bellinzona dove giocò soltanto 2 partite, senza mai lasciare il segno. Dopo una breve esperienza nel Bologna, nell’Hertha Berlino, nell’Ilves Tampere e nuovamente nel Turun Palloseura, decise di dedicarsi agli studi, laureandosi in economia. Ottenne la cattedra di docente universitario proprio a Turku e a Helsinki, dirigendo il “Progetto Strax” per lo studio dei macro-flussi economici. Fu il consulente del presidente americano Bill Clinton nel campo della salvaguardia ambientale: insomma, un mediocre calciatore ma un ottimo ricercatore. Quel gol a San Siro, però, Mika, il professore, difficilmente se lo scorderà.

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