Ticino, 08 ottobre 2019

“Ho uno stipendio da fame. Me ne vado oltre Gottardo”

*Dal Mattino della Domenica. Di A.M

Nessuno è profeta in patria'.Questa espressione, ripresa dai Vangeli, vuole indicare la difficoltà delle persone di emergere in ambienti a loro famigliari. Lo si dice per coloro che devono emigrare alla ricerca di un lavoro oppure per avere una stabilità economica e una condizione professionale migliore. Prendiamo i giovani ticinesi di oggi: quando arrivano in età lavorativa spesso e volentieri si vedono chiudere la porta per mancanza di posti oppure, sempre di più, per l’impossibilità di accedere a stipendi dignitosi. Artigiani, operai ma anche ingegneri, informatici o medici. Senza nessuna distinzione di categoria professionale.

Una situazione emersa più volte dalle inchieste e dai sondaggi realizzati dagli uffici federali di statistica e denunciata dagli stessi giovani, che lanciano un allarme ai nostri governanti:“Come si fa ad uscire da questa crisi?”

Significative le parole di questo neo laureato all’USI e riprese da un sito locale: “ Me ne vado oltre Gottardo. Con due master in tasca non riesco a trovare un lavoro a tempo pieno che mi garantisca un salario superiore ai 4 mila franchi. E se poi anche a Zurigo o a Berna andasse male, beh, potrei anche emigrare negli Stati Uniti”. Un po’ come fecero i nostri bisnonni nel secolo scorso, quando in mancanza di lavoro presero la valigia ed andarono a cercar fortuna oltre mare. Chi negli USA, chi in Argentina e chi in Australia. Pionieri coraggiosi ma non sempre ricompensati a dovere. Rispetto a quei tempi, tuttavia, la realtà odierna è ben diversa. Nel 1800 il Ticino era una regione prettamente rurale; oggi il mercato del lavoro è diverso e sulla carta dovrebbe offrire più possibilità.

Ma non è così: se fino all’inizio degli Anni Novanta, una professione era garantita a tutti, sia a coloro che uscivano da una facoltà sia a chi prendeva il diploma alle scuole dei mestieri, oggi le prospettive sono davvero preoccupanti. Come ci racconta il 24enne luganese Giulio Rosselli, che ha lasciato il Ticino per tentare una nuova avventura professionale Oltre Gottardo, visto che le condizioni salariali qui da noi sono ben al di sotto della media svizzera. Laureato in scienze informatiche, profondamente legato al nostro cantone, ha sempre desiderato costruire la propria vita in Ticino, nel quale è cresciuto con i suoi genitori e la sorella Anna.
 

“Ho studiato con dedizione e impegno – ci racconta – Avevo in mente di poter sfruttare le mie conoscenze in un ambito che mi desse delle soddisfazioni professionali e pure economiche. I soldi non sono importanti per me, non ne ho mai fatto una questione vitale. Tuttavia credo che sia profondamente ingiusto essere gratificato con un salario…minimo dopo anni di studio e applicazione, resi possibili dai sacrifici dei miei genitori. Come primo lavoro sono stato impiegato in un’azienda di Lugano, guadagnando una paga di poco superiore a quella di una cameriera d’albergo, con tutto il rispetto per questa professione e per chi la pratica. Una paga da fame, insomma”.
 

Può quantificare?
 

Al netto, portavo a casa 3.000 franchi. Assurdo, viste le competenze acquisite durante l’università ed una esperienza lavorativa part time svolta in Inghilterra che mi ha permesso di abbellire il mio curriculum.
 

Non ha mai chiesto aumenti?
 

Mi sono permesso di farlo dopo un anno di lavoro serio e scrupoloso e dopo che al momento dell’assunzione mi era stato promesso che il mio stipendio sarebbe aumentato dopo dodici mesi dalla mia entrata in servizio. Mi sono fidato, visto che comunque mi piaceva il lavoro, e alla fine sono stato fregato.
 

Quindi…
 

Ho continuato a lavorare con scrupolo per qualche mese ma poi, grazie agli incentivi della mia ragazza ho cercato un posto Oltre Gottardo. Debbo dire che non è stato facile ma grazie alla mia caparbietà e alla mia insistenza, sono riuscito a farmi assumere da ditta informatica di Schwerzenbach nei pressi di Zurigo. Per me è stato un vero sollievo anche se…

Si spieghi…
 

Pur provando soddisfazione per aver trovato un posto di lavoro ben remunerato, dentro di me ho covato un po’ di delusione, perché non avrei mai pensato di lasciare il Ticino. È il posto che più amo al mondo e lasciarlo inizialmente mi ha fatto male. Ho fatto fatica ad inserirmi nel nuovo mondo ma poi ho capito che essere “romantici” o attaccati al proprio cortile non serve nulla nella vita. E così adesso posso dire di sentirmi realizzato.

Sembra che il Ticino non sia molto attrattivo soprattutto per i laureati…Questa categoria di persone è molto penalizzata. E non soltanto per la categoria dei giovani. Un’amica di mia madre, che ha di poco superato i 40 anni, è biologa a Zugo e prende il doppio di quanto guadagnerebbe in Ticino. Una situazione legata a doppio filo con la lentezza con cui le nostre autorità stanno trattando di risolvere un problema ormai datato.
 

Conosce altri giovani nella sua situazione?
 

No, ma mi è capitato di leggere sui giornali e sui siti che tanti lasciano il Ticino per Zurigo, Berna o Basilea, le città dove le condizioni salariali sono migliori. Un fatto del tutto comprensibile. Oltretutto da noi lavorano i frontalieri, le cui paghe sono decisamente più basse rispetto a quelle che rivendica un ticinese. So di professionisti provenienti dalla Lombardia che lavorano nell’informatica e portano a casa tremila franchi al mese. Per loro è buono ma non per uno come me….
 

Ma non solo neo laureati lasciano il Ticino…

È una situazione conosciuta. Ci sono idraulici, elettricisti, meccanici o lattonieri che ne vanno a Zurigo a cercare un salario più dignitoso. È un problema generalizzato, che per ora non è stato risolto. Senza contare poi che ci sono ditte che speculano sino all’ultimo centesimo pur di non retribuire adeguatamente i loro dipendenti indigeni. Ho letto da qualche parte che una ditta di impianti elettrici del Sopraceneri paga 2'000 mila franchi un operaio. Una vergogna. Se questo ha famiglia, è letteralmente fottuto. A meno che non decida di valicare il Gottardo.


*Edizione del 6 ottobre 2019

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