Svizzera, 30 giugno 2019

"Negando l'equivalenza borsistica alla Svizzera l'UE si tira la zappa sui piedi"

Negando l'equivalenza borsistica alla Svizzera, Bruxelles penalizza più il settore finanziario europeo che non la Svizzera. È l'opinione di diversi esperti del settore finanziario interpellati dall'agenzia ATS, esperti secondo cui le banche e gli intermediari stabiliti nell'Unione vedranno la loro scelta restringersi al momento di negoziare azioni quotate alla Borsa di Zurigo.

A partire da lunedì la Commissione europea renderà definitiva la decisione di non più riconoscere l'equivalenza della Borsa svizzera, come il consigliere federale Ignazio Cassis aveva già confermato alla radio SRF. La Confederazione viene così sanzionata politicamente per il suo tergiversare riguardo all'accordo quadro con l'Unione europea (Ue).

Adottando questa misura di ritorsione, definita "vessatoria" negli ambienti finanziari, Bruxelles potrebbe trovarsi nella posizione di "innaffiatore innaffiato". L'esecutivo europeo ha agito contro gli interessi del suo settore finanziario vietandogli di negoziare azioni svizzere, ha spiegato all'agenzia finanziaria AWP una fonte anonima.

Un'opinione che è condivisa da Jan Langlo, direttore dell'Associazione delle banche private svizzere (ABPS), che elogia la lungimiranza del Dipartimento federale delle finanze (DFF) e delle misure entrate in vigore ieri per difendere l'infrastruttura borsistica svizzera. "Il piano B del Consiglio federale disattiva la necessità dell'equivalenza", riassume Langlo.

Gli attori europei interessati a negoziare azioni svizzere disponevano finora di tre possibilità, ossia la Borsa svizzera SIX Swiss Exchange, suoi omologhi europei e altre piazze ritenute equivalenti. La revoca dell'equivalenza esclude la seconda categoria.

"Per fare le loro operazioni, le banche e gli intermediari finanziari europei dovranno passare per SIX " o per Borse come New York o Singapore, spiega Jan Langlo. L'assenza dell'equivalenza dovrebbe permettere al gruppo zurighese - che gestisce il mercato più liquido per le azioni svizzere - di aumentare i suoi volumi di scambi, sottolinea il direttore di ABPS.

"Grazie alla reazione del Consiglio federale, l'arma della Commissione europea si ritorce contro di lei", sostiene Langlo. In un comunicato l'Associazione svizzera dei banchieri (ASB) indica oggi che il meccanismo adottato permette a SIX di restare il mercato di riferimento per le azioni elvetiche.

Al di là dei vantaggi potenziali per SIX, la Commissione europea gioca un brutto scherzo a banche e intermediari stabiliti nell'Unione che acquistano per conto di loro clienti alcuni indici Euro Stoxx, dove le azioni dello SMI come Nestlé o Roche figurano in buona posizione.

La maggioranza di questi attori finanziari possiede già un'autorizzazione in Svizzera e potrebbero continuare come niente fosse, ha assicurato la fonte anonima. Per gli altri l'ottenimento di un riconoscimento dovrebbe essere una formalità. Questo meccanismo rappresenta l'essenza del "piano B" del Consiglio federale destinato ad aggirare l'equivalenza.

In Svizzera le sole perdenti potenziali sono le grandi capitalizzazioni della Borsa svizzera che potrebbero vedere il flusso degli investimenti in provenienza dall'Europa assottigliarsi. "Il rischio esiste teoricamente, ma la liquidità dovrebbe restare la stessa in quanto non è complicato trasferire tutto altrove", nota Langlo.

Come sottolinea oggi economiesuisse il vero pericolo in questo dossier è il rischio di "escalation di misure a sfondo politico". "Questa decisione innervosirà la Svizzera che non vorrà pagare il miliardo di coesione (per i paesi dell'Est). L'Unione europea metterà la Svizzera in categoria 4 per il suo programma di ricerca e così via", avverte Langlo.

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