Ticino, 17 maggio 2019

Sussidi per l'assunzione dei rifugiati, il Movimento Giovani leghisti: "Priorità ai lavoratori svizzeri e residenti"

*Presa di posizione del Movimento Giovani leghisti

In data 16 maggio 2019, Il Movimento Giovani Leghisti ha preso atto con sconforto del progetto pilota presentato dal Consiglio Federale con l’obiettivo di sussidiare l’assunzione dei rifugiati.

Nell’ottica di ridurre la percentuale dei rifugiati alle dipendenze dell’assistenza (nel 2017 ben l’86,3%), il Consiglio Federale intende stanziare annualmente 12'000 franchi per rifugiato, con un costo complessivo di 11,4 milioni di franchi sull’arco di tre anni. Tale misura è senza ombra di dubbio discriminatoria, poiché crea una evidente disparità di trattamento fra i lavoratori svizzeri/residenti ed i rifugiati. Risulta essere alquanto strana la decisione di non concedere alcun sussidio ai datori di lavoro per l’assunzione dei disoccupati svizzeri/residenti over 50, i quali sono spesso confrontati con difficoltà nel reinserirsi all’interno del mondo lavorativo.

Stando infatti ai più recenti dati, ben il 25% dei disoccupati in Ticino risulta avere
più di 50 anni, il che è particolarmente emblematico. Tutto questo senza ovviamente dimenticare i nostri giovani che, sempre più spesso, una volta conclusa la propria formazione superiore e universitaria, si ritrovano a dover emigrare a Nord delle Alpi per trovare un lavoro, poiché in Ticino fanno sempre più fatica ad ottenerne uno. Il Ticino risulta inoltre essere l’unico cantone in cui la disoccupazione e il numero delle persone in assistenza è in crescita, al contrario di quanto avviene a livello nazionale.

Per il Movimento Giovani Leghisti la priorità deve essere quindi data ai lavoratori svizzeri e residenti, sempre più dimenticati da una politica federale scollegata dalla realtà che sembra solamente interessata a regalare soldi all’Unione Europea (il famoso miliardo di coesione) e ai migranti.

Oggigiorno in Ticino è giunto il momento di dire basta a politiche scellerate che vedono una sempre maggiore pressione sui salari e un sempre crescente numero di manodopera frontaliera in arrivo dalla vicina Penisola italica.

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