Cosa succedeva nella galleria, i cui lavoridi armamento erano assegnati alla GCF e Gefer, facente capo all’italiana Rossi? “Abbiamo denunciato il taglieggio dei salari, gli orari dei lavoro allucinanti, le norme di sicurezza non rispettate, le buste paga falsificate. È successo di tutto, il peggio, il peggior esempio: dall’usura, alla falsificazione di documenti, alla coazione. Alcuni lavoratori venivano tenuti dentro a lavorare per 24 ore consecutive. Sì, so di autisti di treno che lo hanno fatto! Mi auguro che si acceleri e si decretino le accuse”, ha raccontato a TicinoLibero il sindacalista Igor Cima.
Tutto questo in poco più di un anno, facendogli addirittura affermare che si tratta del “peggior caso a cui ho mai assistito”.
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Ma quel che sconcerta è che la stessa azienda sta ancora lavorando in Svizzera! “Non si sa esattamente di quali cantieri si tratta, hanno in mano la manutenzione della rete ferroviaria in tutta la Svizzera. Sono spesso cantieri che durano poco, non è evidente. Chiedo alle FFS di fare le verifiche del caso e di pensare seriamente di togliere il mandato a loro. Visto il ripetersi di questi abusi in tutti i cantieri, qualcosa fa pensare che anche adesso…”, spiega Cima.
Ciò che lo colpisce è la sistematicità dei metodi utilizzati da questa ditta, che si è comportata nello stesso modo, per esempio, in Danimarca e a quanto pare anche in Turchia, secondo informazioni di UNIA. “Gli operai hanno paura non solo di perdere il posto, alcuni sono stati anche minacciati di non lavorare più sul territorio italiano ed è ciò che succede. La ditta è radicata sul territorio, ha contatto ovunque, per questi lavoratori sarà dura trovare un posto. È stato detto loro che potevano tornare a lavorare se avessero ritirato la denuncia”, aggiunge.
Ma quel che sconcerta è che la stessa azienda sta ancora lavorando in Svizzera! “Non si sa esattamente di quali cantieri si tratta, hanno in mano la manutenzione della rete ferroviaria in tutta la Svizzera. Sono spesso cantieri che durano poco, non è evidente. Chiedo alle FFS di fare le verifiche del caso e di pensare seriamente di togliere il mandato a loro. Visto il ripetersi di questi abusi in tutti i cantieri, qualcosa fa pensare che anche adesso…”, spiega Cima.
Ciò che lo colpisce è la sistematicità dei metodi utilizzati da questa ditta, che si è comportata nello stesso modo, per esempio, in Danimarca e a quanto pare anche in Turchia, secondo informazioni di UNIA. “Gli operai hanno paura non solo di perdere il posto, alcuni sono stati anche minacciati di non lavorare più sul territorio italiano ed è ciò che succede. La ditta è radicata sul territorio, ha contatto ovunque, per questi lavoratori sarà dura trovare un posto. È stato detto loro che potevano tornare a lavorare se avessero ritirato la denuncia”, aggiunge.
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