Il 9-0 maturato a Bratislava è difficilmente analizzabile nel suo complesso, vista la differenza tecnica tra le due squadre, ma il gruppo di Fischer ha saputo mettere in mostra tante qualità. Partendo dalla prontezza mentale tanto è vero che la Svizzera, pronti e via, si è ritrovata in un attimo sul 2-0, senza lasciare veramente scampo agli avversari di giornata. La Nazionale, però, ha saputo anche amministrare il vantaggio, senza rischiare più di tanto, ha saputo capitalizzare le sue doti grazie alla freddezza e alla lucidità di Fiala che, lasciato Nashville per Minnesota, è potuto approdare presto in Europa per giungere in ottima forma a quest’appuntamento iridato, alla lettura del gioco e alle mani di un Hischier davvero mostruoso e alla maturità di chi, forse, maturo ancora non è: Kurashev.
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Ovviamente dopo un 9-0 tutti i giocatori scesi in pista sarebbero da lodare, da premiare e da enfatizzare, partendo da un Hofmann che non ha perso il fiuto del gol, passando per la solida prestazione offerta dal leventinese Fora o dal geometra di questa squadra, Josi, senza dimenticare l’intramontabile Ambühl, l’instancabile Diaz o l’invalicabile Berra, che ha sempre risposto presente anche quando è stato messo in difficoltà, ma ciò che fa ben sperare è la mentalità che questa squadra ha fatto sua.
Una mentalità che si basa su un concetto molto semplice: giocare, attaccare, avere il possesso del disco, un possesso non sterile ma propositivo. E l’artefice di tutto questo ha un nome e un cognome: Patrick Fischer. Ripensando alla Svizzera che fino a qualche anno fa pensava solo a difendersi e a contenere, accontentandosi semplicemente di giungere ai quarti di finale… sembra essere passato un secolo.
Chiaramente l’Italia non rappresentava un ostacolo complicato da affrontare, ma già questa sera contro la Lettonia, in un’altra partita da vincere senza discussioni, potremmo capire qualcosa in più di questa Svizzera che soltanto 12 mesi fa ci fece vivere un sogno… un sogno spezzato proprio sul più bello.
Una mentalità che si basa su un concetto molto semplice: giocare, attaccare, avere il possesso del disco, un possesso non sterile ma propositivo. E l’artefice di tutto questo ha un nome e un cognome: Patrick Fischer. Ripensando alla Svizzera che fino a qualche anno fa pensava solo a difendersi e a contenere, accontentandosi semplicemente di giungere ai quarti di finale… sembra essere passato un secolo.
Chiaramente l’Italia non rappresentava un ostacolo complicato da affrontare, ma già questa sera contro la Lettonia, in un’altra partita da vincere senza discussioni, potremmo capire qualcosa in più di questa Svizzera che soltanto 12 mesi fa ci fece vivere un sogno… un sogno spezzato proprio sul più bello.
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