Mondo, 29 marzo 2019

Il Brunei introduce la lapidazione per adulteri e omosessuali (e il resto del mondo tace)

Il Brunei è un piccolo Stato situato all’interno dell’isola di Borneo, quasi interamente confinante con la Malesia. Con poco più di 400'000 abitanti, il piccolo paese affacciato sul mare cinese è guidato da un sultano, Hassanal Bolkiah (nella foto), al potere dal 1967. Ricco di petrolio e politicamente stabile, raramente sale agli onori della cronaca se non per la crescente islamizzazione dell'isola per mano dello stesso sultano.



Già nel 2014 il governo aveva annunciato l'introduzione graduale della legge islamica nel paese, la sharia, e lo scorso 29 dicembre, in una nota pubblicata sul sito ufficiale del governo, l'introduzione di un nuovo codice penale che include, fra le altre cose, i reati di adulterio e di omosessualità. Dal prossimo 3 aprile, data in cui entra in vigore il nuovo codice, chiunque viene scoperto a praticare rapporti sessuali al di fuori del matrimonio o con persone dello stesso sesso rischia l'incriminazione. La pena prevista per questi reati, come prevede appunto la sharia, è la lapidazione.

Ispirata alla sharia è anche la pena riguardante i ladri: chi viene trovato a rubare subirà il taglio di una mano e di un piede. Inoltre complessivamente, nel nuovo codice penale aumentano i casi in cui deve essere applicata la pena capitale. L’impianto generale dell’ordinamento del piccolo sultanato sembra quindi applicare un’interpretazione molto rigida sia del ruolo dell’Islam nella società, la cui popolazione è composta per due terzi da musulmani, sia dell’Islam stesso. 

Come riferisce il sito dell'emittente Fox News, negli ultimi anni il Brunei è diventato sempre più conservatore, dapprima vietando l'alcol o incarcerando le donne per aver avuto figli fuori dal matrimonio. Nel 2014, il Sultano del Brunei, che agisce anche come primo ministro, ha difeso l'introduzione della sharia nel suo paese dopo aver ricevuto aspre critiche sulla scena internazionale.

Bolkiah ha dichiarato in una dichiarazione che il suo governo "non si aspetta che altre persone accettino le nuove misure del governo e siano d'accordo con esso, ma che sarebbe sufficiente se rispettano la nazione nello stesso modo in cui il Brunei li rispetta".

Per ora le reazioni da parte dell'Occidente sono piuttosto mitigate. Ad essersi espressi contro le nuove misure del Brunei, in particolare quelle riguardanti gli omosessuali, sono il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, che su Twitter ha dichiarato: "chiedo al Sultano del Brunei di ritirare le pena di morte per lapidazione prevista per omosessuali adulti e consezienti. Nessuno dovrebbe venire criminalizzato per il suo orientamento sessuale".



Ad esprimersi anche l'ambasciatore americano in Germania Richard Grenell, lui stesso omosessuale, che in un tweet ha affermato che "la nuova legge viola la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e dovrebbe venire ampiamente condannata".

Ma oltre a queste due personalità politiche, qualche organizzazione a difesa dei diritti dell'uomo e un singolo attore di Hollywood (sconosciuto al grande pubblico) dal resto del mondo non giunge nessuna condanna per le misure introdotte dal piccolo sultanato islamico.

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