Mondo, 28 marzo 2019

Brexit, May promette le dimissioni in cambio dell'accordo con l'UE

La confusione regna sovrana nel Regno Unito su come (addirittura se) uscire dall'Unione europea. La premier Theresa May , come riportano diverse fonti, avrebbe addirittura promesso le dimissioni se il suo accordo negoziato con l'Ue fosse stato approvata dalla Camera dei Comuni. La premier britannica, riunita con i deputati conservatori, ha detto che si dimetterà prima della "prossima fase dei negoziati" sull'uscita del Regno Unito dall'Unione europea. La rivelazione è stata fornita dal deputato Tory James Cartlidge uscendo dalla riunione in Parlamento e nel frattempo diversi tra i "Brexiteers" più convinti, e che finora erano contrari all'accordo negoziato da May, hanno annunciato di aver cambiato idea e si sono detti pronti a sostenere l'accordo. Fra questi, pesi massimi dei Tories quali Boris Johnson e Jacob Rees-Mogg.

"È stato un periodo probante per il nostro paese e il nostro partito. Ci siamo quasi, siamo quasi pronti ad aprire un nuovo capitolo e a costruire un futuro più luminoso. Prima di poterlo fare, abbiamo un lavoro da portare a termine" avrebbe affermato May nella riunione. "So che qualcuno è preoccupato che, se voterete per l'accordo di uscita, lo considererò come una mandato per arrivare alla fase due senza il dibattito necessario. Non lo farò", ha aggiunto la premier. La notizia delle possibili dimissioni della May ha trovato conferma poco dopo le indiscrezioni da una nota diffusa da Downing Street. "So che c'è il desiderio di un approccio nuovo - e di una nuova leadership - nella seconda fase dei negoziati sulla Brexit - e non ostacolerò questo". Il riferimento è alla prossima fase negoziale dell'accordo fra Londra e Bruxelles.

In serata è arrivata poi la bocciatura del Parlamento britannico su tutte le otto le alternative al piano Brexit di May. Tutte queste alternative, come l'uscita senza accordo o diverse forme di partecipazione al mercato unico o ancora la revoca pura e semplice dell'articolo 50 che regola il divorzio di Londra da Bruxelles, nessuna ha ottenuto la maggioranza da parte dei deputati della Camera dei Comuni. Il momento chiave sarà lunedì, quando si voterà su un numero ristretto di opzioni.

La May aveva comunque annunciato che non rispetterà le indicazioni del Parlamento se queste saranno in conflitto con il manifesto dei Conservatori del 2017 (anno delle ultime elezioni) e, soprattutto, con il volere dei cittadini. Se il Parlamento insisterà a indicare una soluzione sgradita al Governo, la May potrebbe comunque portare al voto una terza volta l’accordo da lei raggiunto. Qualora venisse bocciato, quindi, il Regno Unito potrebbe chiedere un’ulteriore proroga a Bruxelles, con l’obiettivo di tentare di rinegoziare un nuovo accordo, di indire nuove elezioni o un nuovo referendum. Una proroga che obbligherebbe il Regno Unito a partecipare alle elezioni europee del 26 maggio.



Va comunque ricordato che l’Unione Europea ha fatto capire di non essere disposta ad approvare un’ulteriore estensione dei termini dell’articolo 50. Tale posizione potrebbe forse venire meno qualora si andasse nella direzione di riportare i cittadini ad esprimersi sulla Brexit. Confusione e incertezza, come detto, regnano sovrane.  

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